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AKABook: la lingua accessibile delle storie per ragazzi

In questa intervista abbiamo esplorato la collana di Edizioni Piuma accessibile anche a ragazzi e ragazze stranieri, che aiuta a capire se stessi e gli altri e ad affrontare l’adolescenza.

Editoria 
16 maggio di: Redazione
copertina

Quando è nata la collana di Edizioni Piuma AKABook, tra il 2018 e il 2019, l’idea non era solo quella di offrire libri accessibili a ragazzi e ragazze stranieri di prima e seconda generazione, guidando alla comprensione di una lingua italiana non troppo difficile. In una fascia d’età come quella dai 10 anni, per la curatrice Benedetta Frezzotti era importante che le storie non fossero banali ma si adattassero agli interessi e ai problemi degli adolescenti.

Ormai arrivata al suo quarto titolo, AKABook ha risposto alla sfida con avventure piene di adrenalina e intrecciate a temi che aiutano a crescere e a conoscere meglio se stessi e gli altri. Trame avvincenti che restano comprensibili a tutti, grazie all’attenzione di autori e autrici nell’usare una grammatica semplificata e a spunti grafici che rendono più immediate costruzioni verbali e frasi idiomatiche.

Abbiamo chiesto a Benedetta Frezzotti di raccontarci come nascono i libri della collana insieme ad Alessia Rossi, autrice di Apocalisse Zombie. Manuale di sopravvivenza, e Giorgio Salati, autore di Sotterraneo Spettro.

Come si immagina e si costruisce un libro che sia inclusivo a livello di linguaggio, ma che sappia anche essere coinvolgente e profondo per il target che avete scelto?

Benedetta: Abbiamo lavorato su due binari completamente separati, cioè abbiamo separato la storia e il contenitore. A tutti gli scrittori abbiamo chiesto di raccontare storie non banali e abbiamo dato una serie di regole per rendere invece facile la lingua. Ai nostri autori va cioè un doppio grazie, perché ci consegnano dei libri belli e che restano all’interno di questi limiti di linguaggio!

Edizioni Piuma, editore da sempre molto attento al tema della dispersione e della perdita di lettori, ha raccolto la richiesta giunta proprio dagli insegnanti di libri che potessero funzionare con ragazzi e ragazze appena arrivati in Italia. Abbiamo quindi cominciato a lavorare con dei linguisti, raccogliendo informazioni e seguendo alcuni principi: nel metodo AKA per esempio si dà la precedenza alle parole ad alta frequenza (indicate nel dizionario di De Mauro) e al tempo presente, poiché le forme verbali risultano spesso ostiche agli stranieri.

Abbiamo poi lavorato in modo che i libri fossero il più possibili inclusivi. Anche gli ebook sono accessibili e hanno gli stessi aiuti visivi del libro cartaceo. Ogni titolo ha contenuti speciali come podcast, filtri social e tutorial creativi per approfondire la lettura e creare una sorta di community intorno alla storia e coinvolgere tutta la classe, senza isolare nessuno.



Giorgio: Diciamo che nello scrivere Sotterraneo Spettro ho avuto alcuni illustri esempi. Romanzi meravigliosi e molto intensi come Le avventure di Tom Sawyer, Il giovane Holden o Il sentiero dei nidi di ragno hanno per protagonisti ragazzi che parlano in maniera molto semplice. Non servono troppe parole per dire ciò che abbiamo dentro, per quanto complicati siano i nostri pensieri. Ciononostante, alcuni passaggi mi hanno dato del filo da torcere e ho dovuto inventarmi delle circonlocuzioni per non usare delle “scorciatoie” linguistiche che avrebbero violato le regole di AKAbook… Però, appunto, non è questione di tematiche profonde: quelle ci devono essere comunque, altrimenti forse non mi metterei nemmeno a scrivere una storia. Tutto sta nel trovare il modo di raccontarle, quelle tematiche. E trovare quel modo, in fondo, è il vero mestiere dello scrittore.

Per quanto riguarda i contenuti extra che accompagnano il libro, come diceva Benedetta, social e piattaforme digitali utilizzano linguaggi che sono familiari ai ragazzi come e (spesso) più della lingua che usano per i compiti di scuola. Avvalersi di questo genere di media serve a gettare un ponte tra i libri e i ragazzi. Vale per ogni forma di cultura: tutto sta nel mettere un contenuto, che noi riteniamo valido, a disposizione di chi vuole coglierlo. Ma sta a chi lo legge o ne usufruisce a decidere o meno di coglierlo. Un po’ come fate voi col vostro blog!

Alessia: Quando ho iniziato a lavorare al mio libro, non ho in realtà mai vissuto le “regole” della collana come un’imposizione, ma come una sfida. Ovviamente, molto più che per altri testi, ho dovuto ragionare sul linguaggio, perché ci sono modi di dire o espressioni che noi utilizziamo ma che non sono così semplici come possono sembrare. Fortunatamente il mio è già uno stile di scrittura che non si discosta in maniera eccessiva da quello della collana: mi piace usare uno stile diretto e immediato, pur restituendo una certa complessità nel contenuto.

Apocalisse zombie è nato da un'idea di anni fa: che cosa accadrebbe durante un'apocalisse zombie a una ragazzina? E se avesse pure le mestruazioni? Ed è stato importante per me portare questa apocalisse non a New York, ma in una cittadina di provincia. Quando vado nelle classi, è un esercizio di immaginazionemolto interessante chiedere agli studenti cosa farebbero loro al posto della protagonista, e vedere come le risposte siano legate al loro territorio e alla loro realtà. Con Benedetta ci siamo confrontate molto poi sul tema delle mestruazioni, che ancora oggi spesso è tabù o comunque non tutte le culture affrontano allo stesso modo.



Quale attenzione va posta al modo di portare alcuni argomenti davanti a studenti e studentesse di provenienza e culture diverse?

Benedetta: Quando si costruisce una storia, ci sono in effetti aspetti delicati da questo punto di vista, che cerchiamo di evitare o di affrontare con l’aiuto di mediatori culturali e italiani di seconda generazione, che oggi attraverso blog e podcast fanno sempre più sentire la loro voce. Per esempio chiediamo agli autori di non raccontare di viaggi, perché alcuni ragazzi arrivati in Italia o le loro famiglie hanno vissuto esperienze traumatiche. Anche decidere di ambientare le storie nei loro paesi di provenienza è un tema da considerare con attenzione, come mantenere un equilibrio nella caratterizzazione dei personaggi negativi.

Come si possono portare i libri di AKABook in classe e come possono coinvolgere tutti i ragazzi e le ragazze?

Benedetta: Arrivano sempre dei feedback positivi dalle classi, non solo dai ragazzi stranieri con S.O.N.O, il primo libro della collana di cui sono anche autrice, per esempio uno studente mi aveva detto che alle elementari aveva avuto problemi di bullismo e che era riuscito finalmente a parlarne in classe durante la lettura, e a sentirsi un po’ meno solo.

Inoltre, gli insegnanti usano molto spesso anche l'ebook perché lo possono proiettare alla LIM, come se le pagine fossero i sottotitoli della storia che permette così di attivare la lettura ad alta voce. Questo è utile per esempio per ragazzi che sono stati alfabetizzati in cinese o in cirillico e quindi hanno una doppia hanno una doppia difficoltà di comprensione, l'alfabeto e la lingua. Oppure anche per i ragazzi dislessici.

Oltre a questa modalità di condivisione, però, i libri AKA sono anche strumenti che possono essere usati individualmente. Come libri delle vacanze piacciono molto perché sono “agevoli”, in tutti i sensi, e cerchiamo di renderli facilmente reperibili anche attraverso una collaborazione con le biblioteche, scolastiche e non, e con mlol. È importante per un adolescente, che in questo modo può scegliere da solo il libro da leggere sul suo telefono, avere un libero spazio per immergersi nella lettura e affrontare anche argomenti su cui, a volte, alcune famiglie possono essere reticenti.



Alessia: Per quanto riguarda la mia esperienza di laboratori con le scuole, la prima cosa che ti chiedono è proprio “Perché ci sono i verbi sottolineati?”. E allora domando io alla classe come è messa con la grammatica e i verbi e molti dicono… siamo messi veramente male! Quindi, in realtà, spesso non è così percepibile tra studenti italiani e stranieri: i libri AKA sono accessibili e utili per tutti e tutte.

Poi ovviamente hanno un occhio di riguardo verso chi è in Italia da meno tempo, ma la lettura è un momento non sempre e non per forza individuale. Anzi, far capire che il libro può essere uno strumento di condivisione e qualcosa di divertente, non legato a un voto o un obbligo, è importante per farli avvicinare alla lettura. Partire da uno spunto come, nel mio caso, chiedere di creare un personaggio zombie o immaginare una propria storia, usare i podcast e i materiali extra, aiuta ad andare in questa direzione.

Spesso per i ragazzi e le ragazze stranieri è una scelta che dipende anche dalla disponibilità economica limitata delle loro famiglie, che non spendono soldi per libri. Far vedere loro quanto leggere può essere bello li spinge invece a cercare i libri, che noi rendiamo appunto il più reperibili e accessibili possibile. L’importante è innescare la loro curiosità, attraverso il modo in cui si racconta una storia e la si porta a loro.

Giorgio: Quando scrivo storie i cui protagonisti sono ragazzi cerco semplicemente di impostare una macchina del tempo nel mio cervello per ritornare al Giorgio del passato. Quali erano i miei sentimenti, le mie paure, i miei stati d’animo? Per quanto riguarda Sotterraneo Spettro è successo tutto una sera: camminavo in periferia nella nebbia, con i Pearl Jam negli auricolari, e di colpo mi sono sentito come il me stesso sedicenne. Il fantasma dei miei stati d’animo di un tempo mi ha sfiorato le tempie per un attimo, e invece di lasciarlo andare l’ho tirato per la manica e gli ho chiesto di scrivere per me. Il resto è venuto da sé.

Io penso – spero – che i libri di AKABook si rivelino utili ai ragazzi di qualsiasi provenienza, anche di famiglia italiana, perché trattano tematiche universali, conflitti che si vivono nell’età della crescita e del cambiamento, fisico e mentale. Mi auguro davvero che Sotterraneo Spettroli sappia emozionare perché, sinceramente, è stato emozionante scriverlo.



Immagini: ©Edizioni Piuma