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Ambienti di apprendimento e nuove sfide fra pedagogia e architettura

Nell’ambito di Didacta 2021 si è tenuto il convegno “Ambienti di apprendimento e nuove sfide fra pedagogia e architettura” sul tema della centralità dell’ambiente di apprendimento.

Problematiche scolastiche 
19 aprile di: Redazione
copertina

Numerosi esperti provenienti da diversi continenti si sono confrontati nel corso del convegno “Ambienti di apprendimento e nuove sfide fra pedagogia e architettura” nell’ambito di Didacta 2021, per rilanciare il dibattito su un tema di rilievo mondiale, che può portare alla riprogettazione degli ambienti educativi in un’ottica interdisciplinare che coinvolge professionalità differenti specie nei campi della pedagogia e dell’architettura.

A tal proposito è stato particolarmente interessante l’intervento del professor Wesley Imms, professore associato di Visual Arts Education-Primary presso la Graduate School of Education di Melbourne e capo del dipartimento di Visual Art and Design Education. Imms è autore di moltissime pubblicazioni ed è tra i responsabili di progetti internazionali come “The Innovative Learning Environments and Teacher Change (ILETC)”, che ha coinvolto 15 team su 3 continenti diversi. L’ampio gruppo di ricerca da lui coordinato si occupa di come massimizzare l’apprendimento attraverso lo spazio, partendo dalla considerazione che è necessaria una progettazione molto più flessibile per migliorare davvero i risultati scolastici. Non solo gli studenti ma anche gli insegnanti, infatti, possono ottenere vantaggi da una concezione diversa dell’ambiente scolastico ed educativo. Il progetto è stato finanziato a livello internazionale e ha rivestito un’importanza notevole grazie anche alla quantità di risultati pubblicati, provenienti da interviste, tesi di dottorati, seminari, review ecc.

Il progetto, infatti, presenta una notevole mole di risultati in diverse forme, che tracciano un quadro esauriente e dettagliato dell’influenza dell’ambiente fisico sulle dinamiche di apprendimento per tutti gli attori coinvolti. Numerosi set di dati risultano già accreditati, altri invece devono essere confermati con ulteriori studi.

In generale sono emersi tre punti salienti:

1. È necessario riconsiderare gli ambienti didattici.

2. È necessario renderli disponibili e facilmente fruibili per i docenti che devono usarli al meglio.

3. Gli ambienti innovativi hanno raggiunto un “picco” perché il tema è esploso a livello mondiale.

Approfittando della varietà delle esperienze raccolte nel progetto generale, sarebbe opportuno, secondo Imms, selezionare i migliori progetti nell’ampia gamma a nostra disposizione e arrivare a una pianificazione che permetta a tutti gli studenti di sfruttare al meglio lo spazio. In particolare si sono individuati alcuni settori dove la correlazione fra spazio e qualità di apprendimento emerge pienamente. Lo studio, infatti, si è soffermato particolarmente sul tema del rapporto diretto fra i risultati positivi a scuola e il cambiamento negli spazi. Il rendimento degli studenti è migliorato notevolmente dopo i cambiamenti apportati agli ambienti di apprendimento e questo emerge da moltissime ricerche interne, condotte con setting sperimentali diversi. All’interno del progetto sono presenti numerosi studi e altrettante esperienze didattiche che si confermano e corroborano a vicenda. È emerso, inoltre, che il tema della progettualità ha un peso non indifferente anche nel mercato del lavoro che ha bisogno di sviluppare maggiori e diverse skills per il futuro. Nel mercato del lavoro sono sempre più importanti le competenze sociali ed emotive, l’approccio curioso, gestionale e relazionale: pertanto uno degli obiettivi della nuova progettazione deve essere aiutare i ragazzi a sviluppare queste competenze al di fuori della preparazione tradizionale.

Una diversa progettazione degli spazi infine si è rivelata una preziosa alleata per incentivare il deep learning. Ripensare gli spazi didattici deve andare di pari passo con una nuova forma mentisda parte dagli insegnanti che devono cambiare il proprio approccio. Nel progetto, per esempio, sono state incluse scuole primarie e secondarie e i ricercatori hanno sottoposto a studenti e insegnanti un questionario per capire se il nuovo paradigma architettonico avesse suscitato un cambiamento. Si è riscontrato che la creazione di un ambiente con spazialità più aperte e comunicanti, quando accompagnato da un cambiamento di approccio da parte dei docenti, aveva portato a risultati notevoli dal punto di vista del deep learning.

A tal proposito è significativo lo studio interno al progetto che ha sviluppato una comparazione fra gli approcci dell’apprendimento di superficie e il deep learning, mostrando una differenza significativa fra il valore educativo del deep e della didattica tradizionale nel mondo del lavoro. Anche i dirigenti scolastici sono stati coinvolti nella ricerca per verificare che una nuova sistemazione spaziale potesse implementare il rendimento, se gli insegnanti erano coinvolti in modo soddisfacente. Moltissime ricerche, infatti, hanno confermato che la reazione e la competenza del docente nello sfruttare il relativo spazio si sono rivelate decisive nel miglioramento dei risultati degli studenti. Gli insegnanti che hanno partecipato alla ricerca, provenienti da molti paesi, si sono dimostrati proattivi e nei risultati si individua una progressione continua del rendimento in corrispondenza di un miglior uso degli spazi: più gli studenti e i docenti imparano a usare i nuovi ambienti didattici migliori sono le loro “prestazioni”. Si tratta di un viaggio comune fra discenti e docenti che devono portare a termine una transizione al termine della quale entrambi avranno una nuova esperienza e un nuovo vissuto, una nuova narrazione.

Fra le esperienze più significative del progetto si annovera anche un altro contributo, che ha fornito la prova decisiva della rilevanza di questa nuova progettualità, applicando i risultati delle ricerche in reali contesti scolastici. Sono emerse evidenze significative che la nuova concezione dello spazio possa aiutare nella transizione fra le dinamiche di apprendimento tradizionali e le nuove, nonché a conseguire migliori risultati di apprendimento. È necessario tuttavia replicare questi risultati anche in altre sfere operative tradizionali. Per dare un’idea della riprogettazione dello spazio educativo auspicata per conseguire questi risultati si è fatto riferimento a una struttura scolastica di Melbourne in cui si è proposto un nuovo design ecocompatibile e integrato, con spazi interni completamente adattabili, ossia destinabili ad attività diverse, e un complesso di spazi armonizzati e indipendenti. L’intero edificio è stato ristrutturato secondo l’estetica dell’interior design, realizzando luoghi smart che permettono di creare molte opportunità, caratterizzati da spazi aperti e in comunicazione fra loro che stimolano l’interazione. La configurazione dello spazio dipende dalla creatività dell’architetto ma anche dalle esigenze della scuola. In questo momento storico tuttavia bisognerebbe andare oltre le logiche stesse del design per arrivare a fini ancora più sofisticati e innovativi. Se la flessibilità e l’innovazione saranno due elementi fondamentali per affrontare le sfide del prossimo futuro serviranno spazi ancora più adatti ai bisogni degli studenti. Per questa ragione è necessario creare spazi ancora più flessibili, approfondire questi temi, conoscere il vissuto dei veri fruitori della scuola e pensare a un design futuro che possa rispondere alla diversità di ogni singolo. In questo processo sarà fondamentale considerare anche tutti coloro che soffrono di DSA, lievi e gravi, in modo da a giungere al concetto di equità nella scuola. È arrivato il momento di soddisfare i bisogni di tutti per garantire una qualità scolastica altamente innovativa.

Per facilitare tale transizione è fondamentale dare fiducia alla professionalità degli insegnanti, che sapranno come gestire il cambiamento; è opportuno considerare che solitamente il tempo necessario per completare la transizione da un ambiente all’altro è di circa sei mesi, per questa ragione è importante mostrare a tutti gli attori coinvolti che la nuova concezione dello spazio funziona. È importante esporre tutti i piccoli risultati quotidiani e soprattutto sincerarsi che i processi di designrispondano davvero ai bisogni di docenti e studenti.

Un altro intervento particolarmente significativo è stato quello di Paula Cardellino, docente dell’università dell’Uruguay nel dipartimento di Architettura, specializzata in Costruzioni innovative e Metodologia della ricerca. Il suo intervento si è concentrato su casi concreti di riprogettazione degli spazi e sulla metodologia seguita per pianificare e attuare i cambiamenti richiesti. I punti di partenza teorici sono stati: la necessità di agevolare attraverso la materialità dell’edificio la transizione verso un apprendimento più innovativo; l’esigenza di fornire esperienze di apprendimento degne del XXI secolo; la volontà di promuovere il benessere, incentivare la collaborazione fra studenti e docenti e potenziare tutti i tipi di discente.

In particolare si è soffermata prima sull’esperienza di una scuola primaria nel Regno Unito, visitata nel 2019. Gli insegnanti della scuola volevano cambiare le metodologie didattica e per fare ciò è stato costruito un nuovo edificio, secondo l’idea di affidare il cambiamento anche a un progetto architettonico affinché gli spazi possano influire sul metodo. Nel caso specifico per esempio è stato cambiato l’ingresso dell’edificio scolastico: in questo modo i ragazzi hanno avuto spazi diversi da fruire, con un ambiente arredato in modo soft, morbido, che invitava a vivere pienamente lo spazio. Guardando la vecchia planimetria si individuavano spazi destinati all’apprendimento, separati dalla parte amministrativa, alcune classi tradizionali, distribuite su corridoi e chiuse, separate fra loro. Queste classi sono state trasformate in ambienti circolari in comunicazione fra loro, in modo che tutti gli ambienti potessero essere collegati o separati in base alle esigenze didattiche. Oggi esiste quindi la possibilità di integrare le classi tradizionali con progetti educativi trasversali, che coinvolgano diversi gruppi classe. L’idea è che gli spazi possano essere sfruttati diversamente in base alle esigenze del momento. In quest’ottica si vogliono incoraggiare i fruitori dell’edificio a usare tutti gli spazi, anche i corridoi, liberamente a seconda delle proprie necessità, sfruttando le potenzialità di ambienti di apprendimento circolari, destinati a usi diversi ma che interagiscono fra loro, anche grazie al design del mobilio e alla flessibilità.

Un altro esempio di riprogettazione di un edificio scolastico è quello del College Stella Maris di Montevideo in Uruguay. La scuola si trova in un quartiere agiato e in un edificio degli anni ‘50 dove oggi studiano oltre 900 studenti di età compresa fra i 3 e i 18 anni. Anche in questo caso si è puntato a un uso innovativo dello spazio, in particolare con una riorganizzazione dell’area della scuola dell’infanzia. Il progetto tuttavia è stato avviato solo in seguito a una lunga consultazione con insegnanti e studenti, i quali hanno espresso i loro bisogni, le loro idee e le loro aspettative partecipando a un workshop. Nell’edificio di partenza gli spazi dell’area prescolastica presentavano un corridoio tradizionale su cui si affacciavano tutte le classi. Oltre a ciò fra i punti critici individuati si ricordano la conformazione delle toilette, che non erano progettate per utenti di quella fascia d’età, e della mensa. Nello specifico la maggior parte dei bambini non arrivava allo sciacquone e ai sanitari e la mensa era uno spazio rumoroso e affollato, all’interno del quale gli insegnanti dovevano provvedere interamente al servizio del pasto. Tali criticità sono emerse durante il workshop che aveva anche l’obiettivo di aiutare gli educatori a lavorare in squadra per ripensare insieme ai progettisti i nuovi spazi.

Una delle attività previste per esempio consisteva nel disegnare un percorso all’interno della scuola per creare una mappatura “positiva e negativa”; grazie a questi materiali è stata creata una “classifica”, divisa in luoghi adeguati e luoghi non adeguati. I workshop inoltre hanno spinto gli insegnanti a riflettere sull’uso degli spazi, esterni e interni e su come volessero utilizzarli. Tutte le idee raccolte sono state tradotte in un progetto reale, che doveva essere realizzato nella scuola. La prima esigenza individuata è stata quella di creare anche spazi nuovi, diversi, nello specifico spazi di apprendimento esterno. A tal fine le classi tradizionali sono state trasformate in spazi aperti, modulabili grazie a un mobilio che permette collegamento o separazione. Sono state inserite porte girevoli e finestre che creano collegamenti all’esterno, così come sale relax, spazi di riflessone e di apprendimento informale. Si sono aggiunti spazi pensati per il lavoro in gruppi e spazi tutti modificabili dagli stessi ragazzi. Infine le toilette sono state ripensate per incoraggiare l’emancipazione individuale con accessori e sanitari a misura di bambino.

In questo nuovo spazio dinamico non ci sono postazioni fisse e assegnate, per esempio non tutti hanno la propria sedia e i bambini possono sedersi per terra. Il corpo centrale dell’area è una grande libreria per riunire i bambini, che connette gli spazi attraverso uno scivolo. Spazio e didattica, infatti, vanno di pari passo e gli architetti devono tradurre questi principi in elementi che funzionano. La scuola come edificio e ambiente non dovrebbe essere statica bensì deve essere in grado di evolversi per soddisfare le necessità di insegnanti e studenti. I responsabili di progettazione e consulenza devono chiedersi a cosa serva davvero lo spazio e anche la collaborazione e la flessibilità sono fondamentali.