Dire, fare, insegnare
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BettFest 2021. La leadership nella scuola del futuro

Il primo grande tema affrontato in questa edizione di BettFest è stato quello della leadership, intesa come capacità di riprogettare efficacemente l’apprendimento per adattarlo alle nuove esigenze della didattica da remoto e del metodo blended.

Problematiche scolastiche 
08 febbraio di: Redazione
copertina

Nel corso dei primi incontri, focalizzati sul ruolo di guida assunto dall’insegnante all’interno del metodo di apprendimento a distanza e misto, docenti, dirigenti ed esperti del settore tecnologico si sono confrontati sull’argomento, scambiando le proprie esperienze e opinioni, condividendo buone pratiche e proponendo casi studio utili per stimolare una riflessione collettiva.

Tutti hanno partecipato raccontando la propria esperienza e il proprio modo di affrontare le nuove sfide. Dal confronto tra queste professionalità è emersa innanzitutto la necessità di affidare l’apprendimento digitale a una solida progettazione. La preparazione, la pianificazione della lezione e il riscontro della sua efficacia presso studenti e famiglie si è caratterizzato come uno dei punti cardine per raggiungere l’obiettivo.

Individuare tutte le potenziali criticità e affrontarle singolarmente, dunque, è stata una delle strategie più efficaci, sia per creare una proficua comunicazione con allievi e famiglie, sia per alleggerire il carico di lavoro sui docenti. Si è riscontrato, infatti, un notevole aumento delle ore di lavoro da parte dei docenti e conseguentemente molte scuole e istituzioni hanno cercato di sviluppare soluzioni per aiutare i singoli docenti nel proprio percorso.

Per questa ragione fra le buone pratiche, largamente condivise da tutti i partecipanti, si registrano l’attenzione verso i docenti stessi, la necessità di non esaurire le energie e prendersi il tempo per sé; il bisogno di selezionare i contenuti, che vengono inevitabilmente limati per riuscire a trasmettere ciò che più conta. Ma soprattutto l’importanza di coinvolgere ciascuno dei soggetti in gioco e farli sentire parte di una comunità.

Tra i contributi più significativi possiamo annoverare senza dubbio quelli erogati durante Learning forward: education untethered by time and place. In questo contesto la riflessione si è spostata sul futuro dell’istruzione, sulle esigenze, le prospettive e le singolarità delle classi del futuro, divulgando il contenuto di The class of 2030 and life-ready learning: The technology imperative, una ricerca di Microsoft sulle prospettive future dell’istruzione.

La ricerca è stata condotta tramite diverse fonti, fra cui sondaggi e interviste di 2000 studenti e insegnanti fra Canada, UK, Singapore e USA; analisi di ricerche precedenti nel settore e interviste di esperti per ogni ambito considerato.





Il primo dato fondamentale è che il modo in cui le persone interagiscono, socializzano e lavorano sta cambiando rapidamente. Le generazioni che entreranno nel mondo del lavoro per il 2030 si troveranno a fronteggiare una realtà completamente diversa da quella delle generazioni precedenti: si stima infatti che quasi la metà dei lavori esistenti oggi potrebbe essere automatizzata entro il 2030 e, di conseguenza, milioni di persone saranno costrette a cambiare occupazione. Allo stesso tempo l’innovazione tecnologica, i nuovi investimenti sulle energie rinnovabili e l’inevitabile rivoluzione verde creeranno la necessità di tantissimi nuovi ruoli e posti di lavoro.

Proprio per questo cambieranno profondamente i requisiti per entrare nel mondo del lavoro: abilità di problem solving, pensiero critico e creatività saranno irrinunciabili, così come delle ottime capacità relazionali, emotive e sociali. Pertanto il ruolo degli educatori sarà più rilevante che mai per fornire alle prossime generazioni di lavoratori le capacità di cui avranno bisogno.

Il dato che emerge con più chiarezza dal quadro delineato è proprio la necessità di aiutare i ragazzi a sviluppare migliori capacità sociali,relazionali ed emotive. Tali abilità, che pure non sono del tutto sconosciute, acquisiranno una centralità senza precedenti nell’istruzione, affiancando le competenze cognitive e la conoscenza dei contenuti.

Per conseguire questo obiettivo a lungo termine sarà necessario innanzitutto sviluppare metodi didattici che mettano al centro i discenti, i quali a loro volta stanno diventando sempre più consapevoli e intenzionati a padroneggiare le proprie potenzialità e dinamiche di apprendimento, e cercano docenti in grado di conoscerli come individui e guidarli. Sarà fondamentale inoltre concepire queste nuove abilità non solo come strumenti di apprendimento ma anche di crescita personale. Le abilità relazionali, emotive, l’autoconsapevolezza e l’accettazione di sé saranno elementi centrali non solo dell’educazione ma anche del benessere personale ed emotivo degli studenti. Per andare incontro a questi bisogni la tecnologia sarà un’alleata fondamentale.

A tal proposito lo studio individua un divario significativo fra la percezione degli insegnanti e quella degli studenti, i quali considerano il bisogno di un nuovo approccio, centrato sugli aspetti emotivi, molto più stringente rispetto ai docenti. Questi ultimi riconoscono l’importanza della dimensione emotiva, tuttavia il 40% dichiara di non aver adottato un approccio strutturato per sviluppare tali competenze, specie per mancanza di tempo.

Per colmare questo divario la personalizzazione dell’apprendimento e il passaggio da una didattica standardizzata, e concentrata su un modello da replicare, a una focalizzata sui bisogni individuali del singolo studente saranno cambiamenti essenziali. Affinché tali cambiamenti siano innescati e abbiano successo sarà fondamentale l’apporto delle tecnologie educative, che incrementeranno l’importanza del ruolo dell’insegnante, come punto di riferimento e guida nell’uso di tali strumenti. Si ritiene infatti che il supporto della tecnologia consentirà ai docenti di risparmiare tempo prezioso sulle attività di routine, offrendo invece nuove vie per conoscere i propri studenti.

Anche in questo caso, pur essendo in molti a percepire questa necessità, non tutti riescono a rispondere alle nuove esigenze. Il 67% dei docenti intervistati infatti ha confermato di sentire la necessità di un metodo di apprendimento personalizzato, ma il 30% afferma di non avere gli strumenti necessari e il tempo per realizzarlo. È a questo punto che entra in gioco la tecnologia: si stima infatti che l’innovazione tecnologica possa dare agli insegnanti la possibilità di riorganizzare il 20 o 30% del loro tempo “in classe”, mettendoli nelle condizioni di costruire una relazione personale più solida con i singoli studenti, dare feedback personalizzati e mirati. Nello specifico l’indagine mette in luce tre tipologie di strumenti digitali:

  • Le piattaforme collaborative, che offrono agli studenti nuove possibilità di lavorare insieme e interagire e ai docenti nuovi modi di coinvolgerli, di costruire una comunità e strumenti per dare feedback personalizzati.
  • L’intelligenza artificiale, che permette ai docenti e alle scuole di comprendere meglio i progressi degli studenti e rende possibile creare e organizzare contenuti altamente personalizzati con obiettivi ben definiti.
  • La mixed reality che viene usata per esperienze di apprendimento immersivo e crescita socio-emotiva.



In breve le tendenze registrate in questa indagine evidenziano la necessità di un cambiamento radicale nel sistema educativo, che non comporterà solo benefici economici ma la creazione di benessere emotivo e sociale, che conferirà alle nuove generazioni la forza e la capacità di navigare nei mutamenti dei prossimi decenni.