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BettFest 2021. Ripensare l’istruzione del 21° secolo durante la quarta rivoluzione industriale

Anthony Seldon, educatore e storico contemporaneo, ha parlato della sua visione sull’istruzione del futuro e di tutti gli sforzi collettivi che serviranno a renderla davvero efficace.

Problematiche scolastiche 
12 marzo di: Redazione
copertina

La scuola del futuro e gli enormi cambiamenti che si prospettano e che devono essere potenziati nel mondo dell’educazione sono stati al centro di Reimagining 21st century education during 4IR, l’incontro di BettFest, condotto da Anthony Seldon.

Tutto l’incontro e il complesso di riflessioni che ne sono scaturite sono partiti da una premessa quasi provocatoria: il futuro a cui il mondo della scuola si sta preparando è già arrivato, per questo ripensare il sistema educativo è un’operazione improcrastinabile.

La quarta rivoluzione industriale, infatti, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, del machine learning, della realtà aumentata e virtuale, della mixed reality, si sta avvicinando sempre di più. Ci dirigiamo verso un mondo in cui il riconoscimento vocale e facciale, i big data, i calcoli di livello quantico saranno all’ordine del giorno e tutto ciò comporta un’incredibile mole di rischi per la nostra società per come la conosciamo. La sfida che ci attende, dunque, sarà trovare il modo di trasformare questo rischio in una straordinaria opportunità, così come è accaduto in passato.

Si stima, infatti, che la prima rivoluzione dell’apprendimento si sia verificata circa 5 milioni di anni fa, quando l’essere umano ha cominciato a imparare dai suoi simili e più tardi con la nascita della scrittura. Durante la seconda rivoluzione si è organizzato il processo apprendimento, collocandolo nelle città, sono sorte scuole e università. La terza rivoluzione invece è iniziata 500 anni fa con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, la sua evoluzione e l’inizio dell’istruzione di massa, improntata a un modello simile a quello industriale. Quest’impostazione è analoga a quella del mondo contemporaneo, che vede una popolazione di ragazze e ragazzi ignari disperatamente bisognosi di un’istruzione, nonostante sia già in atto una quarta rivoluzione che cambierà in ogni singolo aspetto il modello educativo.

Il cambiamento che si prospetta sarà epocale e migliorerà le possibilità di mobilità sociale, sradicando l’idea, ormai ridicola, che ogni singolo studente proceda nel suo apprendimento esattamente come tutti gli altri. Così come accade nelle fabbriche, infatti, i modelli educativi contemporanei sono imposti dall’alto e gestiti da un’amministrazione, in un modo oggi inaccettabile che restringe il significato stesso di intelligenza, rimpicciolisce la società e le istanze di modernizzazione. E ovviamente si tratta di gerarchie dominate dagli uomini.

La questione è che scuole e università stanno preparando brillantemente i giovani, solo che li stanno preparando brillantemente per il 20° secolo, non per il 21°. In particolare la portata delle innovazioni dell’intelligenza artificiale è stata compresa in moltissimi settori, ma sembra sia ancora del tutto trascurata nel campo dell’istruzione, ossia proprio l’ambiente che dovrebbe preparare gli studenti per le sfide del mondo del lavoro, dandogli le abilità necessarie per affrontare un mondo dominato da queste tecnologie. Le scuole, le università e i loro programmi dovrebbero essere pronti a guardare oltre i vecchi modelli, ma questo non sta ancora accadendo. La situazione quindi è semplicemente inadeguata, e non per la mancanza di sforzi che, come abbiamo visto durante la pandemia, sono stati mastodontici, piuttosto per la mancanza di consapevolezza sulla portata e la velocità dei cambiamenti in atto. Non solo l’educazione sta cambiando irreparabilmente, ma questo cambiamento e questo gap, fra ciò che si impara e ciò che serve sapere, avranno un impatto importante sulle competenze necessarie a svolgere i lavori del futuro: concentrarsi su aspetti e conoscenze nelle quali le macchine e le tecnologie saranno sempre un passo avanti agli esseri umani, trascurando invece le abilità e le caratteristiche insostituibili dell’apporto umano, risulta evidentemente una strategia inaccettabile.

Nelle scuole, infatti, si continua a concentrarsi su saggi, test e calcoli in cui gli algoritmi saranno sempre superiori, restringendo e limitando lo spettro di ciò che viene considerato intelligenza e dunque del futuro stesso della scuola. In generale si riconosce un modello di intelligenza estremamente limitato, tendenzialmente legato all’emisfero sinistro e ad attitudini maschili, che sottovaluta l’intelligenza linguistica, l’intelligenza sociale e tutto lo spettro dell’intelligenza emotiva. L’uso dell’intelligenza per capire come vivere una vita significativa e serena è stato totalmente ignorato dalla terza rivoluzione, ma non sarà così in futuro: l’educazione morale, la capacità di discernere fra comportamenti corretti e scorretti, il bisogno di spiritualità, di affetti, relazioni, di meraviglia, avranno sempre maggiore peso. Nelle scuole si incentiva un solo tipo di intelligenza e si trascura tutto il resto.

È innegabile che siano stai commessi molti errori, ma ci sono anche moltissimi progetti pioneristici che vanno in questa direzione; ci sono scuole che sfruttano le tecnologie per dare a ciascuno studente un’educazione personalizzata. In moltissime scuole, infatti, è stato fatto un lavoro incredibile durante la pandemia, che è stata un grandissimo catalizzatore di istanze per capovolgere lo status quo. Ci avviamo verso un uso estensivo dell’intelligenza artificiale che ci permetterà di offrire un più ampio curriculum di studi, adatto a diverse tipologie di intelligenza, e di allargare l’accesso alle tecnologie educative. Si tratterà di un modo per incoraggiare la personalizzazione piuttosto che il conformismo, di mettere al centro la salute mentale dei giovani e aiutarli a costruire il proprio benessere psicologico, per sradicare l’idea che sono studenti o perfino persone valide solo se riescono a passare un compito in classe. È essenziale concentrarsi su temi come il problem solving e le sfide globali, serve un sistema in cui chiunque possa avere il suo assistente digitale personalizzato, un sistema più sano, più verde. Si potrebbe dire che abbiamo bisogno di un’intelligenza artificiale che insegni ai nostri ragazzi a essere pienamente umani, mentre adesso abbiamo degli umani che insegnano loro ad agire come macchine.

Per questa ragione dobbiamo considerare il Covid come un’opportunità per assicurare al maggior numero possibile di studenti l’accesso a tecnologie più potenti e, di conseguenza, a un livello di insegnamento migliore. Allo stesso tempo però non possiamo permettere che la pandemia sia l’unico orizzonte, è necessario andare oltre le sfide del Covid e concentrarsi su quello che verrà dopo, in futuro. Nei prossimi anni non ci si fermerà al benessere dentro le scuole ma si dovrà tenere conto dei lavori e dei mestieri a cui preparare i giovani: ci sarà bisogno di cittadini e lavoratori più sensibili e acuti, capaci di comprendersi velocemente e facilmente. L’impatto dell’intelligenza artificiale probabilmente si nota più facilmente in ambiti come la diagnostica, dove gli algoritmi si mostrano ben più precisi di qualsiasi chirurgo, tuttavia questi strumenti potrebbero servire anche a preparare i giovani ai lavori del futuro, a un mondo ecologico, interconnesso, o perfino a superare le conseguenze psicologiche della pandemia visto che i problemi di salute mentale sono in netto aumento.

Un sistema educativo basato sulle competenze cognitive individuali che non dà ai giovani la possibilità di capire chi sono, come essere felici, come funzionano i loro corpi, come vivere in armonia con gli altri, non basta più. Nella società in cui viviamo c’è una netta sproporzione fra quelli che fanno le regole, nati nella seconda metà del secolo scorso in un mondo completamente diverso da questo, e i giovani che secondo quelle regole devono vivere, imparare e crescere. Non viviamo in un mondo progettato per i giovani, non li ascoltiamo abbastanza.

Per tutte queste ragioni e molte altre è arrivato il momento di concepire un sistema educativo molto più radicato nell’ambiente e nella crescita, che aiuti i ragazzi a comprendere che tutti loro fanno parte di un ecosistema come la vita animale e naturale, che dev’essere preservato e incluso nella loro visione. Il punto fondamentale però è che non spetta alle altre persone realizzare questi obiettivi, spetta a chiunque faccia parte di questa comunità, in prima persona. Scuole, dirigenti, insegnanti, genitori, di qualunque categoria si faccia parte è arrivato il momento di fare la differenza per costruire il futuro.