Dire, fare, insegnare
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Come realizzare il telegiornale della scuola

Isabella Elena Avanzini, docente e giornalista professionista, spiega concretamente come ha realizzato un’unità di apprendimento applicando il suo metodo Giornalismo in Classe.

Secondaria  Esperienze di insegnamento 
30 gennaio di: Isabella Elena Avanzini
copertina

Lavorare a scuola come nella redazione di un telegiornale. È il progetto didattico che ho proposto lo scorso anno in tutte le classi della scuola secondaria di primo Carlo Caldera di Cabiate (Como), applicando concretamente il metodo Giornalismo in Classe che ho approfondito su Dire, fare, insegnare in questo articolo e che ho messo a punto sfruttando in modo sinergico le mie competenze di docente di lettere e giornalista professionista.

L’occasione è stata la “settimana aperta”, un evento annuale organizzato dall’Istituto Comprensivo Don Milani di Perticato, di cui fa parte la secondaria Caldera: dopo la fine del primo quadrimestre, per cinque giorni ogni docente sostituisce le proprie lezioni con attività laboratoriali proposte agli alunni che non devono svolgere corsi di recupero. La pianificazione della mia unità di apprendimento è iniziata riflettendo su quale elaborato finale desiderassi ottenere, anche considerando che le classi vengono mischiate: pertanto è stato necessario progettare un’attività inclusiva e adatta ad alunni tra gli undici e i quattordici anni.

Un telegiornale che riprendesse i laboratori di tutti i corsi offerti dagli altri docenti della scuola e intervistasse le persone in esso incluse mi è parsa da subito l’idea vincente per diversi aspetti. In primis perché la realizzazione di video permette agli studenti di avere un riscontro concreto immediato, vicino ai linguaggi digitali del loro quotidiano. Inoltre, il tg porta nelle case delle famiglie l’operato scolastico degli alunni e al contempo le informa sullo stato di questo progetto particolare, consolidando le relazioni della comunità educante, che fa dello scambio comunicativo il suo valore fondante.

Nella fase di progettazione, la mia formazione giornalistica mi ha imposto di fare una riflessione sul tema della privacy e sul come trasmettere ai ragazzi le delicate implicazioni che ha. Ho pertanto previsto innanzitutto una fase preparatoria distinta in tre ambiti:

  1. rendere gli studenti consapevoli del significato e dell’importanza del concetto di “privatezza”;
  2. spiegare agli alunni la necessità di chiedere agli adulti intervistati il permesso di poter diffondere le proprie immagini e le proprie parole attraverso liberatorie;
  3. lanciare la sfida di non rendere in alcun modo riconoscibili i minorenni intervistati (se stessi e i compagni) pur mantenendo vivo l’interesse degli spettatori: a questo scopo ho insegnato loro a riprendere solo parti del corpo in azione (come mani che gesticolano o passi in movimento) e a usare filtri vocali o visivi per alterare voce e immagini.

Contrariamente alle mie aspettative, anche questa parte teorica ha destato l’interesse dei ragazzi, che si sono rivelati molto sensibili al tema dell’esposizione mediatica, al punto che una parte di alunni si è addirittura offerta per preparare le liberatorie da somministrare ai docenti dopo ciascuna intervista.

La classe come una redazione

Durante il lavoro rivelata efficace anche l’idea, che si rifà alla metodologia jigsaw, di concepire la classe come una redazione vera e propria, divisa in tavoli tematici in cui ciascuno ha compiti definiti sulla base delle proprie inclinazioni e competenze. Per crearli ho dapprima somministrato un questionario di autovalutazione, e sulla base dei risultati ottenuti ho poi assegnato a ciascuno studente il proprio gruppo di riferimento.

La redazione cronisti ha ripreso i diversi laboratori della settimana aperta, ha intervistato i professori e raccolto le impressioni degli alunni; la redazione “montaggio” ha tagliato e assemblato i diversi video realizzati dai cronisti; la redazione grafica si è occupata della sigla, dei font e dei colori di ciascun servizio. Ho poi previsto un lavoro di potenziamento per le eccellenze, che si sono cimentate nella redazione centrale: il loro compito era quello di supervisionare il lavoro di tutti, controllare che non vi fossero ripetizioni nei contenuti del tg, che fossero eliminati gli errori di grammaticali e le imprecisioni di contenuto o le ridondanze.

Quotidianamente, prima di cominciare la giornata, ciascun gruppo ha condiviso con tutta la redazione il proprio lavoro, spiegando successi e ostacoli. Questo aspetto è fondamentale per implementare l’autovalutazione e stimolare i ragazzi a una maggior presa di coscienza dell’importanza dell’imparare dei propri sbagli e del non arrendersi di fronte alle difficoltà, senza voler essere troppo perfezionisti.



Quanto all’aspetto strumentale, per realizzare le riprese ho chiesto al Dirigente Scolastico di poter far usare il proprio telefono cellulare agli alunni avvalendomi della metodologia BYOD (Bring Your Own Device), potendo contare sull’ambiente protetto della Google Suite for Education, abbinata alla posta elettronica del nostro Istituto Comprensivo. È infatti qui che ho creato la Classroom della redazione, al cui interno ho condiviso la disposizione dei gruppi, la ripartizione dei compiti e il cronoprogramma della settimana: in questo modo, tutti avevano sottomano le informazioni e sapevano a chi rivolgersi per la fase redazionale successiva alla propria.

Sulla bacheca ho inoltre assegnato un link di Meet, qualora si fosse reso necessario dar vita a riunioni extrascolastiche o attivare la DAD. Nel Drive di GSuite abbiamo caricato le riprese fatte tra corridoi e aule della scuola. Per l’ultimazione del telegiornale, infine, ho mostrato ai ragazzi l’uso dell’applicativo Canva for Education (collegato al Drive GSuite) per montare ciascun servizio: un programma intuitivo e gratuito per le scuole che permette l’assemblaggio e il ritaglio di diverse riprese al fine di realizzare video semi-professionali. Da ultimo, insieme agli studenti più abili con il digitale ho realizzato lo scheletro di un sito web usando l’applicativo Google Sites (sempre nella GSuite): qui, suddivisi per aree tematiche, sono stati caricati i servizi del nostro telegiornale e abbiamo pubblicato il tutto.

Quanto all’aspetto valutativo, trattandosi di laboratori dai quali non scaturiscono né voti né giudizi, non è stato necessario utilizzare una rubrica di valutazione. Mi è però capitato di lavorare con scuole per le quali ho formalizzato griglie valutative basate sugli indicatori delle diverse competenze chiave europee (competenza alfabetica funzionale, multilinguistica, tecnologica, digitale, personale, sociale, imprenditoriale; capacità di imparare ad imparare; competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali) e di quelle ministeriali, attese nelle materie di studio (in questo caso avrebbero potuto essere Italiano ed Educazione Civica). Per concludere, è stato un lavoro complesso nell’organizzazione ma, se ben suddiviso in ogni fase, semplice nella realizzazione, alla portata di tutti e che dà grandi soddisfazioni.