Dire, fare, insegnare
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DSA in pratica: il caso di Luca

I DSA sono innati; alcune difficoltà che possono predire il loro sviluppo si osservano già alla scuola dell’infanzia. È molto utile che gli insegnanti le individuino per potenziare le abilità importanti per creare le basi dell’apprendimento.

Problematiche scolastiche 
17 dicembre 2018 di: Giulia Guardavilla
copertina

Luca è un bambino di 5 anni e mezzo, frequenta il terzo anno alla scuola dell’infanzia. Le insegnanti lo descrivono come un bambino simpatico, socievole e molto sveglio, a cui spesso piace giocare con i più piccoli, ma che gioca anche sempre con i coetanei in giardino quando si rincorrono o usano la palla. Nelle attività a tavolino ha difficoltà, non riesce a seguire le consegne se non gli vengono ripetute più volte. Non ha automatizzato le routine quotidiane come la filastrocca della settimana e non conosce la successione dei giorni e delle stagioni. Quando racconta qualcosa usa di solito frasi molto brevi e un vocabolario limitato. Nel rapporto con gli adulti è molto adeguato, è un bambino affettuoso e ben inserito con i compagni. 

In Luca si possono osservare alcuni elementi che potrebbero essere predittori di problemi di apprendimento:

  • Luca non ha problemi di socializzazione o cognitivi, ma gioca con i bambini più piccoli, soprattutto in classe, quando i giochi dei coetanei sono più elaborati e complessi;
  • fatica a seguire le consegne;
  • non ha imparato la filastrocca dei giorni della settimana;
  • non conosce la successione delle stagioni;
  • usa frasi molto brevi e un vocabolario limitato.



Luca è un bambino che non ha problemi a livello di relazione o cognitivo, ma nonostante questo ha alcune difficoltà specifiche che sono difficili da spiegare in un bambino altrimenti adeguato per la sua età. La specificità di queste difficoltà può far pensare alla possibilità che in futuro si possa sviluppare un DSA.

Cosa possono fare le maestre per aiutare Luca?

Possono per esempio coinvolgere il bambino in giochi meta fonologici da fare con il gruppo dei coetanei come parole in rima, parole che iniziano con lo stesso suono e divisione in sillabe. Ma per suggerimenti più precisi su come organizzare queste e altre attività di potenziamento in presenza di casi come quello di Luca vi rimando al prossimo articolo.