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Educare al digitale. Come usare il Kit didattico di "Generazioni Connesse"

Alessandra Carenzio ci ha spiegato come utilizzare il nuovo Kit Didattico di “Generazioni Connesse” per lavorare con il metodo EAS sulle competenze digitali degli studenti.

Metodologie  Esperienze di insegnamento 
14 novembre di: Alessandra Carenzio
copertina

Il progetto Generazioni Connesse, come spiegato in questo articolo da Federica Pilotti, si fa promotore di numerose iniziative per accompagnare scuola e famiglie nello spazio della costruzione della cittadinanza digitale attiva, responsabile e critica. Il Kit Didattico, sviluppato insieme al centro di ricerca CREMIT, è uno strumento che vuole proporsi come guida di lavoro e di riflessione su questo tema per tutte le scuole, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado.

Il Kit è organizzato in cinque aree che corrispondono esattamente alle aree del Sillabo per l’educazione civica digitale, cornice che tutti a scuola dovrebbero conoscere e utilizzare: Internet e il cambiamento in corso, l’educazione ai media, l’educazione all’informazione, la quantificazione e la computazione (dati e intelligenza artificiale), la cultura e la creatività digitale.



La logica è quella di chiarire, in maniera progressiva e sempre più specifica, le implicazioni che i cambiamenti originati dalle tecnologie digitali hanno sulla nostra dimensione individuale e sociale; sulle modalità di ricerca, di raccolta, di utilizzo delle informazioni; ma anche sulla necessità di promuovere un comportamento attivo e creativo oltre la logica dello script.

Per ognuna delle cinque aree il Kit, come anticipato, presenta due tipologie di risorse: le pillole teoriche e le schede. La prime funzionano da supporto per l’aggiornamento professionale di tipo teorico e riflessivo, le seconde consentono di tradurre operativamente le riflessioni, avendo cura di incontrare il campo in maniera progressiva. Un conto, infatti, è parlare di dati e datification con i bambini della scuola dell’infanzia (la scheda di riferimento si intitola “Il mostro golosone”), altro è farlo con i ragazzi della secondaria (la scheda “Robot ed esseri umani a confronto”).



Scorrendo le pillole teoriche, potremmo decidere di leggere solo quelle che risultano per noi nuove oppure riprendere in mano alcuni temi già affrontati, considerando la sfida di aggiornare i costrutti al presente. Il lavoro di CREMIT va proprio in questa direzione: prendere temi noti e non noti e renderli fruibili per tutti. Le pillole possono fornire, dunque, una base solida sulla quale operare in classe, ma possono anche diventare materiali d’uso per il lavoro con i ragazzi, estrapolando frasi, sequenze o utilizzando le pillole stesse, soprattutto quando stiamo discutendo con i ragazzi della scuola secondaria di secondo grado.

Le schede operativesono la traduzione di concetti complessi in attività gestibili e raccolte nel tempo. La logica, come si è intuito, è di andare in profondità, costruendo competenze trasversali e lavorando in sinergia con i colleghi. La scheda è organizzata per EAS (Episodio di Apprendimento Situato) e prevede un video stimolo (o attività stimolo) per l’anticipazione, la presentazione del lavoro di gruppo previsto nella fase operativa e finalizzata alla produzione di un artefatto cognitivo, gli step di riflessione per la fase ristrutturativa. Nulla impedisce all’insegnante, sulla base della classe, dello stile didattico e della propria postura, di aggiungere risorse o di modificare qualche piccolo aspetto, pur rimanendo fedeli all’architettura a tre punte tipica del metodo EAS.

Lo scopo è quello di supportare le pratiche degli insegnanti, fornendo un insieme di risorse teoriche (potremmo dire, di inquadramento scientifico) e di proposte operative (le schede). La novità è evidentemente insita nella scelta di partire dall’infanzia, segmento troppo spesso escluso dalle iniziative media educative e di sensibilizzazione (con un cambio di rotta negli ultimi anni), e nel metodo adottato per la progettazione e lo svolgimento delle attività didattiche. La cornice metodologica, come detto, è rappresentata dal metodo EAS, promosso e costruito da Pier Cesare Rivoltella (fondatore del Centro CREMIT). Per presentare il metodo rimandiamo alla tabella di sintesi delle azioni previste nelle tre fasi, che richiamano altrettanti verbi della didattica: anticipare, fare, riflettere.



Le caratteristiche del metodo possono essere sintetizzate in sette punti, che abbiamo adottato anche nella nota metodologica che precede il Kit Didattico e che consigliamo di leggere prima di consultare il Kit:

  1. l’EAS stimola una prima esplorazione autonoma del contenuto, creando le basi esplorative e consentendo di “attraversare” il contenuto con indicazioni orientative;
  2. il metodo lavora sul processo per arrivare al contenuto, cioè sulle competenze;
  3. questa impostazione aiuta l’insegnante a mettere gli apprendimenti in situazione, poiché il contenuto non viene affrontato come se fosse separato dal contesto, ma viene situato;
  4. l’EAS attiva gli studenti attraverso la pratica e il fare insieme, a partire dagli oggetti culturali di cui i ragazzi si appropriano;
  5. il metodo favorisce la ristrutturazione dei contenuti (cognitiva) e delle attività (emotiva), attraverso azioni che abituano gli studenti a commentareil lavoro proprio e altrui;
  6. l’EAS salda didattica e valutazione, nella cornice del New Assessment;
  7. il metodo aiuta a documentare, per rendere visibile il lavoro e per tenerne traccia (blog, portfolio dello studente, video prodotti, repository, raccolte dedicate alla content curation).

Cosa manca, allora? Il lavoro di questi mesi è finalizzato all’aggiornamento dei materiali, aggiungendo nuove pillole e nuove schede, garantendo un continuo rinnovamento delle pratiche anche grazie al supporto del Teacher’s panel che Generazioni Connesse sta accompagnando: non solo ricercatori CREMIT, ma anche insegnanti capaci di vedere oltre la teoria e costruire percorsi in sinergia. Non resta, dunque, che passare dalla teoria (il Kit) al campo (l’uso dei materiali).



Bibliografia

  • Rivoltella, P.C. (2013), Fare didattica con gli EAS. Episodi di Apprendimento Situato. Brescia: La Scuola.
  • Rivoltella P.C. (2015), Didattica inclusiva con gli EAS, Brescia: La Scuola.
  • Rivoltella P.C. (2016), Cos’è un EAS. L’idea, il metodo, la didattica. Brescia: La Scuola.
  • Carenzio A. (2016), Microprogettare nel metodo EAS, in P. G. Rossi, C. Giaconi (a cura di), Micro-progettazione: pratiche a confronto. PROPIT, EAS, Flipped Classroom, Milano: Franco Angeli.