Dire, fare, insegnare
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Educare Insieme. Scuola, docenti, famiglia

Manuel Caviglia, EQ Education & Community Manager di Six Seconds Italia, partendo da una survey rivolta a genitori e insegnanti, parla dello stato dell'alleanza educativa e delle competenze socio-emotive da allenare per migliorarlo.

Metodologie 
11 giugno di: Manuel Caviglia
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Il rapido avanzare della tecnologia e delle forme di comunicazione digitali ha cambiato la nostra società in modi che all’alba del nuovo millennio senz’altro non saremmo riusciti a immaginare. Essere immersi in un mondo profondamente diverso ha cambiato le relazioni a tutti i livelli - rapporti familiari, di amicizia, di lavoro - finendo per impattare anche sul luogo che spesso viene accusato proprio di non cambiare e non adeguarsi ai tempi: la scuola.

Anche tra i muri di scuola avanzano le nuove tecnologie e gli attori in gioco si ritrovano ad agire con nuovi strumenti. Ecco i gruppi WhatsApp dei genitori di una classe, portali scolastici dove la famiglia può accedere a informazioni su voti, presenze e assenze, eventi scolastici; sembra lontano l’utilizzo del diario come principale mezzo di scambio tra genitori e insegnanti con le famigerate note o gli avvisi da restituire firmati. La comunicazione genitore-insegnante è senz’altro più intensa rispetto agli scorsi decenni. Se da un lato questo genera maggiori opportunità per una proficua alleanza educativa, nella realtà dei fatti non sempre le cose appaiono così semplici. Oggi capita spesso di sentire docenti lamentarsi del fatto che l’approccio della famiglia, nel caso di performance, didattiche o comportamentali, non proprio eccellenti dei figli, è volto a trovare delle giustificazioni o persino ribaltare le responsabilità sui singoli insegnanti o sulla scuola in generale.

In una recente survey rivolta a insegnanti e genitori condotta da Six Seconds Italia è stato chiesto quali siano gli elementi che ostacolano la relazione genitore-docente. Tra le risposte più ricorrenti segnaliamo:

  • mancanza di fiducia;
  • ignoranza e indifferenza;
  • scarsa propensione all’ascolto e al dialogo;
  • mancanza di umiltà;
  • pretesa di delegare totalmente una parte le responsabilità che andrebbero condivise.

E mentre le parti si accusano reciprocamente il disagio giovanile è sempre più evidente, aumentato esponenzialmente dopo la pandemia. Secondo un sondaggio del Sistema di Sorveglianza Hbsc Italia, il 41% degli adolescenti italiani ritiene che la sua salute mentale sia peggiorata dopo la pandemia e il 37% sostiene che la sua vita ne sia stata influenzata negativamente, con chiare ripercussioni sulle relazioni e sul rendimento scolastico. La situazione mondiale post pandemia non aiuta chiaramente a ridurre il livello di stress e disagio sempre più evidente, e non solo negli adolescenti. In questo contesto appare evidente come un’alleanza di tutte le parti coinvolte nel sistema educativo, famiglia, scuola, giovani sia strategica per affrontare l’epoca in cui viviamo. Da anni si parla di come l’Intelligenza Emotiva e le metodologie di apprendimento socio-emotivo siano strategiche per il benessere di adulti, ragazzi e ragazze. La percezione è che oggi tutto questo stia diventando urgente come possibile risposta su cui costruire nuove basi.

Nella survey Six Seconds di cui sopra è anche stato chiesto di cosa ci sarebbe bisogno per costruire un’alleanza educativa e molte delle risposte citano le competenze socio-emotive:

  • ascolto;
  • empatia;
  • comprensione delle emozioni;
  • condivisione;
  • apertura.

Il modello che Six Seconds utilizza per allenare l’Intelligenza Emotiva, e come base fondante per i programmi di sviluppo del SEL (Social Emotional Learning), mette in campo una serie di competenze che davvero potrebbero aiutare gli adulti a costruire una maggiore collaborazione. Prendendo il modello Six Seconds, è stato chiesto quali competenze potrebbero risultare chiave. Una di queste, è riconoscere i sentieri emozionali, ovvero i propri pattern, schemi ricorrenti, spesso dovuti a bias cognitivi, convinzioni dettate da pregiudizi. Un esempio di sentiero emozionale? “Quando vengo contradetto, lotto per avere ragione”. Esprimono il modo, spesso automatico e inconscio in cui reagiamo a diversi stimoli. Si tratta di schemi che il nostro cervello segue meccanicamente, mettendo in atto automatismi spesso più legati a dinamiche di ego piuttosto che a scelte intenzionali in ottica di un bene comune. Riconoscere le proprie dinamiche può essere un segnale che ci aiuta a cambiare rotta.

Un’altra è la competenza dell’esercitare l’ottimismo, allenare la nostra mente a valutare opzioni alternative ci può aiutare a dialogare in modo più aperto, mettendoci meno sulla difensiva. Spesso la paura di essere giudicati ci fa chiudere in difesa o andare persino in attacco. Vedere più alternative, costruire un dialogo aperto è più semplice quando la mente è aperta a più narrazioni. L’ottimismo è la base fondante della costruzione di relazioni win-win, dove ci si approccia con la convinzione che si possa lavorare per un beneficio comune. Inoltre, la competenza del far crescere l’empatia ci aiuta a calarci nel mondo dell’altro/a e connetterci con le sue emozioni. Empatizzare con le sfide di un genitore o di un docente, che deve relazionarsi in un mondo dove il divario generazionale, complice l’incredibile accelerazione tecnologica degli ultimi decenni, non è mai stato così ampio, aiuterebbe a capire che se la scuola e la famiglia remassero nello stesso verso probabilmente sarebbe più facile arrivare a destinazione.

Ma qual è la destinazione? Questa domanda ci porta a una competenza caratteristica del modello Six Seconds: il perseguire obiettivi eccellenti. Allearsi avendo in mente qualcosa di più grande, che va in una logica di benessere sistemico, può aiutare a uscire da quei “sentieri emozionali” che ci impediscono di coltivare una visione comune. Siamo tutti immersi nella stessa sfida e nuotare nello stesso verso ci aiuterà a muoverci più velocemente verso la riva che vogliamo: il benessere delle nuove generazioni, ovvero una società improntata alla sostenibilità; più alziamo la posta in gioco e maggiormente troviamo obiettivi che abbracciano la volontà di tutti. In fondo, dalle sue origini nell’antica Grecia, il sistema educativo non era nato per la performance e per la competizione ma per affinare l’animo delle nuove generazioni che avrebbero costruito una società migliore.

La scuola ha quindi la possibilità di far avvicinare i giovani alla conoscenza, alla cultura, alla meraviglia insita nel patrimonio umano di cui anche la tecnologia fa parte. Tecnologia che continua a correre veloce. Forse dovremmo chiederci: come sarebbe il mondo in cui vorremmo che i nostri figli vivessero un domani? Come possiamo coltivarlo oggi in modo consapevole e intenzionale? Forse anche oggi ci ritroviamo a non sapere minimamente immaginare come sarà il mondo tra qualche decennio ma decisamente possiamo aiutare i giovani a coltivare qualità umane che potranno aiutarli a viverci meglio, competenze che potranno supportarli davvero a prescindere dallo scenario in cui dovranno muoversi. Probabilmente non sappiamo come sarà il mondo domani. Ma oggi stiamo iniziando a capire di cosa abbiamo bisogno per viverci.