Dire, fare, insegnare
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Educazione alla cittadinanza attiva: le competenze per il futuro

Dire, fare, insegnare ha seguito per voi il convegno “Educazione alla cittadinanza attiva: le competenze per il futuro”, svoltosi nell’ambito di Fiera Didacta 2021.

Problematiche scolastiche 
25 marzo di: Redazione
copertina

Il convegno “Educazione alla cittadinanza attiva”, moderato da Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Repubblica Germania, ha visto la partecipazione di un team di esperti provenienti dal mondo dell’istruzione e della ricerca, ma anche della comunicazione, dell’economia e della politica.

In particolare hanno partecipato alla prima parte della discussione: Andreas Schleicher, direttore OCSE Education and Skills e responsabile del Progetto PISA; Anna Maria Lusardi, una delle cinque economiste più importanti al mondo, professoressa di Economia e Contabilità presso la George Washington University School of Business e direttrice del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria; Magda Bianco, economista e capo del Dipartimento per la tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia. Durante la seconda parte invece, che sarà pubblicata domani su Dire, fare, insegnare, è intervenuto Enrico Letta, direttore della Scuola di Affari Internazionali di Sciences Po a Parigi, e neo eletto segretario del Partito Democratico.

La prima parte del dibattito è partita dalle considerazioni di Andreas Schleicher sull’incredibile cambiamento sociale e culturale avvenuto nel corso degli ultimi vent’anni e sulla necessità di fornire agli studenti di oggi le competenze necessarie ad affrontare il futuro: «Il mondo è cambiato molto negli ultimi vent’anni. L’avvento della tecnologia ha completamente cambiato il mondo in cui viviamo, e spesso i giovani laureati non riescono a stare al passo con l’evoluzione tecnologica. La società del futuro, pur essendo fortemente influenzata dalla tecnologia non deve però essere una società robotizzata. È necessario uno sviluppo delle soft skills, le capacità trasversali: resilienza, global competences» ha detto, rimarcando la necessità di dedicare del tempo nella prassi scolastica per inserire queste competenze accanto allo studio delle materie tradizionali; così come quella di aiutarli, fornendo strumenti critici: «Dobbiamo dare ai ragazzi la possibilità di sviluppare lo spirito critico e considerare i problemi sotto varie angolazioni, non da un solo punto di vista. Più strumenti che conoscenze. Più esperienze. Questa generazione si impegna molto in politica rispetto a quella precedente, ma non ha la possibilità di cambiare la società».

Per riuscire a cambiare la società, ha concluso, hanno bisogno dell’apporto fondamentale della figura del docente e di tutte le competenze che può trasmettere loro.

In seguito Anna Maria Lusardi, direttrice del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, si è rivolta ai docenti per ribadire l’importanza dell’educazione finanziaria a scuola.

«La scuola ha il potere di trasformare gli studenti, e questo potere passa proprio attraverso gli insegnanti. Tutti noi ci ricordiamo gli insegnanti che hanno cambiato la nostra vita, anche se li abbiamo conosciuti molto tempo fa» ha esordito, per poi proseguire analizzando l’esperienza del progetto PISA e illustrando le evidenze che il mondo della scuola ha potuto estrarre da esso.

«Grazie al lavoro visionario dell’OCSE, sotto la direzione di Andreas Schleicher è stata condotto Il progetto PISA. Il progetto Pisa nasce nel 2000 e ha posto al centro della sua indagine le competenze che dovrebbero avere gli studenti per poter essere parte attiva nella società. Nel 2012 sempre l’OCSE ha dichiarato che ‘sapere nozioni di base di economia e finanza è indispensabile per l’alfabetizzazione’: conoscere l’economia è importante come saper leggere e scrivere, per capire il mondo intorno a noi e partecipare alla società. Permette alle persone di fare propri i problemi di questo mondo».

Secondo Lusardi, infatti: «La società di oggi soffre il problema dell’analfabetismo perché non è stata in grado di comprendere ed elaborare alcuni cambiamenti repentini e determinanti che caratterizzano la nostra epoca: 1. Ci sono meno nascite 2. I mercati finanziari sono molto più complessi di un tempo 3. Il mondo è interconnesso». Tuttavia oggi abbiamo l’opportunità di cambiare questa tendenza, dal momento che «I momenti di crisi ci costringono a capire il mondo intorno a noi e le esternalità positive o negative generate da un certo fenomeno». Per questo motivo è fondamentale approfittare di questo particolare momento di crisi per fare chiarezza e trovare strategie efficaci per realizzare concretamente l’educazione finanziaria.

«Senza questo tipo di conoscenze, legate al tema della economia ma anche della cittadinanza, non possiamo contribuire a cambiare la nostra società. I ragazzi quando bevono un caffè, devono sapere quante interconnessioni ci sono legate a esso (per esempio tra Italia e Colombia) e devono sapere cosa sia il debito pubblico. Il futuro appartiene ai giovani e dobbiamo prepararli affinché possano costruirlo con successo» ha concluso.

A questo tema centrale si è legato l’intervento di Magda Bianco che ha messo in luce la connessione fra consapevolezza dei meccanismi economici e consapevolezza nelle scelte politiche.

«Molte scelte politiche hanno una dimensione economica enorme, e comprendere certi meccanismi serve per sapersi orientare nelle scelte, e distinguere tra fatti e opinioni. Avere alcune competenze di base che aiutino le persone a orientarsi in un dibattito non molto informato, consente di fare scelte consapevoli» ha dichiarato, soffermandosi poi sulle peculiarità della situazione in Italia, dove l’educazione finanziaria e l’educazione alla cittadinanza attiva non sono molto diffuse: «Recentemente, una rivista internazionale di psicologia ha pubblicato una ricerca sulla percezione della crisi del 2009. Questa ricerca ha preso a campione studenti universitari italiani e svizzeri. Gli italiani hanno dato la responsabilità della crisi alle a cause politiche interne. Gli studenti svizzeri alle banche, poi al governo e alla corruzione. Ciò dimostra che i ragazzi non hanno compreso i fenomeni economici».

Dal suo punto di vista la difficoltà nell’approcciarsi a determinati argomenti dipende in parte dalla loro complessità intrinseca, l’economia, infatti, «comprende meccanismi a volte non intuitivi perché richiede di tenere conto sia di effetti individuali che di effetti complessivi. Inoltre, le persone sembra che abbiano sempre bisogno di attribuire effetti e responsabilità. Questo in economia non è facile, a volte è impossibile, perché è una disciplina complessa».

Tuttavia la mancanza di consapevolezza sul tema può dipendere anche dalla mancanza di strategie per superare quella difficoltà: «In Italia le competenze economiche sono davvero scarse: nei curricula scolastici non abbiamo quasi niente di economia. Non si parla di denaro a casa, forse per ragioni etiche, e per quanto riguarda la finanza il problema è ancora maggiore: generalmente si trasmettono conoscenze finanziarie, ma non si lavora sulla capacità di analizzare i dati, e conseguentemente sulla capacità di comprendere la società».

Ed è questo secondo Bianco uno dei problemi fondamentali: «Quando parliamo di Educazione Finanziaria obbligatoria, non dobbiamo pensare a un mero passaggio di nozioni, bensì al passaggio di competenze. E tali competenze devono poi essere gestite dai ragazzi in modo trasversale, articolate nella matematica, nella storia, nell’italiano. È necessario dare ai ragazzi gli strumenti per compiere delle scelte».

Un altro problema fondamentale è proprio quello di trasmettere tali competenze in modo efficace, di conseguenza, «Serve un metodo coinvolgente ed emozionante per insegnare l’educazione finanziaria. Servono simulazioni ed interazioni», e bisogna tenere presente che metodi di questo tipo sono emersi proprio durante il periodo di crisi: «Il periodo di DAD ha portato sperimentazioni in questo senso: molti insegnanti si sono attrezzati per costruire materiali nuovi» ha evidenziato, «anche Banca d’Italia ha proposto contenuti per le scuole da fruire in modo attivo: le competizioni, le Olimpiadi di Economia e Finanza, concorsi come “Disegniamo una banconota” per stimolare i ragazzi per riflettere sul tema, oppure i PCTO».

Un periodo di grande crisi come quello che stiamo vivendo dunque può costituire un momento di riflessione di primaria importanza per comprendere le lacune del sistema educativo e soprattutto elaborare strategie efficaci per colmarle.

Si è conclusa così la prima parte Del convegno “Educazione alla cittadinanza attiva: le competenze per il futuro”, la seconda parte sarà pubblicata domani su Dire, fare, insegnare.