Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare

Gĕnĕras Foundation: un'educazione in costante ricerca

Gĕnĕras Foundation Onlus sostiene progetti di sperimentazione educativa volti a migliorare la vita. Scopriamone uno in questa intervista.

Esperienze di insegnamento 
27 settembre 2023 di: Michela Calvelli
copertina

Attiva nel campo dell'educazione dal 2015, la Fondazione familiare Gĕnĕras Foundation Onlus opera senza scopo di lucro per innescare e sostenere un processo educativo in grado di favorire l'innalzamento della qualità della vita, con ricadute positive per l’intera società.

La fondazione ha tra i propri fini principali contrastare la dispersione scolastica e promuovere un sistema innovativo di sviluppo scolastico ed educativo. Queste aspirazioni si concretizzano in molti progetti, che spaziano dall'ambito del capacity building a quello della solidarietà sociale.

Tra le iniziative ideate e sostenute dalla fondazione una è particolarmente interessante: si tratta di "Edunauta".

Nato dall'esigenza di creare uno spazio di esplorazione e discussione a sostegno del compito educativo, Edunauta racconta la sperimentazione di approcci e si interroga sui bisogni educativi del mondo attuale attraverso una raccolta di podcast e una mappa narrata (a breve pubblicata sul sito) delle scuole che vi prendono parte.

In questa intervista Michela Calvelli, segretario generale di Gĕnĕras Foundation, spiega nel dettaglio ai lettori di Dire, fare, insegnare le finalità dell'associazione e il significato del progetto Edunauta, sottolineando la necessità di percorrere nuove vie educative e di aprirsi al cambiamento costante del mondo.

In che modo Gĕnĕras Foundation si rivolge alle scuole?

Gĕnĕras Foundation si rivolge alle scuole offrendo loro strumenti e risorse per rigenerarsi. Sappiamo che l'educazione non consiste solamente nella semplice istruzione, ma riguarda diverse dimensioni del sapere: affettive, culturali, ricreative, relazionali.

L'osservatorio sulla povertà educativa in Italia ha svolto un'analisi da cui è emerso che solo un giovane su quattro raggiunge un livello di competenza adeguato a entrare nella vita adulta. Parliamo di competenze che non derivano solo dall'istruzione formale; si tratta, infatti, anche di quelle che oggi vengono chiamate life skills o soft skills.

Le scuole devono mettere in campo gli strumenti adeguati per colmare questo vuoto. Noi ci rivolgiamo a loro per sostenerle e per sostenere questa trasformazione lenta, ma comunque presente, affinché l'educazione – e non solo l'istruzione – possa trovare modi diversi di prendere forma.

L’Unione Europea ha individuato otto competenze chiave per permettere a ciascun cittadino di integrarsi nel mondo del lavoro e di adattarsi ai cambiamenti della società.

Queste competenze sono importanti per la propria realizzazione, per la vita lavorativa, per studiare e apprendere, e includono la capacità di riflettere su se stessi, di individuare le proprie attitudini, di comunicare costruttivamente in ambienti diversi, di esprimere e comprendere punti di vista diversi, di gestire l'incertezza, l'ambiguità e il rischio.

È necessario che la scuola, la famiglia e il territorio escano dal reciproco isolamento per collaborare affinché queste competenze siano incluse nell'educazione di bambini e ragazzi. Abbiamo bisogno di un filo che colleghi i diversi contesti in cui il giovane si trova a sperimentare, a crescere, e ad apprendere.

È fondamentale che l'educazione si sviluppi in concerto con i genitori, gli insegnanti, gli educatori, a cui spetta il compito di interrogarsi su che cosa sia meglio per fare emergere le capacità degli alunni senza violare la loro individualità.

C’è una responsabilità condivisa: riconosciuta sia al minore sia all'adulto, il quale deve proporre possibilità e opportunità per aiutare bambini e ragazzi a raggiungere gli obiettivi che si sono fissati.

Con il progetto Edunauta avete raccontato, per mezzo di podcast, tante iniziative. Quali sono le "rotte educative" e gli approcci che più hanno reimmaginato il campo educativo, secondo voi?

Gli approcci capaci di reimmaginare il compito educativo si pongono in una modalità di ricerca. Non si accontentano di risposte facili, ma si strutturano sin dall'inizio per restare in dialogo costante con i minori che educano.

Insomma, le rotte che reimmaginano il campo educativo si prendono cura della relazione, riconoscendola come ponte attraverso cui passa ogni apprendimento e ogni educazione.

Queste rotte sono fatte di persone che vedono nel passato la traccia per costruire un nuovo presente e una nuova idea di futuro. Persone come quelle che abbiamo intervistato nell'ambito di Edunauta affinché ci raccontassero la loro esperienza: Davide Tamagnini, Ennio Ripamonti, Osvaldo Poli, Emily Mignanelli; solo per citare alcune nomi.

"Edumappa" aiuta a orientarsi in queste rotte. Di che cosa si tratta esattamente, quali scuole si trovano sulla mappa e perché altre dovrebbero iscriversi?

Edumappa nasce perché sappiamo che oggi insegnanti, educatori e genitori si sentono soli, senza strumenti o risorse per educare, e si accorgono di utilizzare modelli che non funzionano più.

Edumappa raccoglie e racconta le realtà educative, non solo le scuole, ma anche i progetti e le associazioni, che hanno trovato le risorse per mettere in campo quel cambiamento necessario, capace di educare e di istruire il minore.

Sull'Edumappa, quindi, si trovano scuole e realtà con determinati criteri, come l’equilibrio tra diversi scopi: quelli educativi, che riguardano la persona nel suo rapporto con gli altri, quelli di istruzione, che comprendono il sapere disciplinare, e quelli di formazione, che interessano la persona in quanto tale.

Sull’Edumappa ci sono contesti che curano la relazione educativa, come dicevamo prima, perché la considerano il luogo in cui è possibile apprendere meglio e in modo più duraturo.

Queste realtà sono in grado di rinnovarsi e di rigenerarsi, restano in dialogo costante coi bambini e con i vari attori del settore educativo.

Ci teniamo che le scuole si iscrivano e partecipino a questa rete proprio per segnalare la loro realtà, per raccontare una parte di loro e diffondere un certo tipo di cultura educativa.

Nel sito di Edunauta si fa riferimento a un'iniziativa futura. Ci potete dare qualche anticipazione?

Certamente. Si tratta di un desiderio che coltiviamo da molto tempo: organizzare un giorno dei tavoli di lavoro intorno ai bisogni di una determinata scuola o di un determinato territorio, utilizzando il nostro sapere per sostenere le loro necessità educative.