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Grafici e meccanici alle Romanae Disputationes: per dare più sapore al sapere

Un laboratorio di filosofia nelle classi del biennio per prevenire la dispersione scolastica? Assolutamente sì. Ce ne parla Paola Muller.

Esperienze di insegnamento 
12 febbraio di: Paola Muller
copertina

Prendiamo una preside di un IIS che ami il suo lavoro e cerchi di offrire ogni genere di opportunità ai suoi ragazzi per farli appassionare alla scuola, per far assaporare loro la grandezza della ragione umana. Magari laureata in filosofia. Che regali ai "suoi" docenti Educare al pensiero di M. Lipman per stimolarli a confrontarsi tra loro non solo durante gli scrutini. Una preside che incontri casualmente una docente dell’Università Cattolica di Milano che da qualche anno sta lavorando su progetti di filosofia nelle scuole.

Questo incontro sfocia in una proposta ardita: perché non progettare un laboratorio di filosofia nelle classi del biennio per prevenire la dispersione scolastica? Perché non costruire un percorso che coinvolga docenti e ragazzi insieme? Sì, sì dai! Filosofiamo intorno alla bellezza!

Abbiamo così proposto, la professoressa Borando (preside dell’IIS Galilei Luxemburg di Milano) e io, un itinerario di incontri sulla bellezza, per aiutare i ragazzi a conoscere, pensare ed esprimere meglio se stessi e il mondo: il collegio docenti ha aderito con entusiasmo. Ci siamo trovati quattro pomeriggi a filosofare insieme intorno alla bellezza, portando ciascuno le competenze della propria disciplina. Nessuna lezione frontale, ma condivisione e confronto critico guidato da una filosofa.

Terminata questa prima fase, ciascun docente ha affrontato il tema della bellezza nella propria classe e nella propria materia (dall’italiano all’inglese, dall’arte alla matematica), cercando di sviluppare metodologie nella ricerca di nessi interdisciplinari e di prospettive trans-disciplinari.
Parallelamente io sono entrata nelle classi aderenti al progetto, coadiuvata da alcuni "miei" studenti del corso di laurea in filosofia, per accompagnare gli alunni nel costruire significati autentici e sviluppare ermeneutiche non convenzionali del mondo, fornendo loro qualche strumento per leggere e comprendere la categoria della bellezza, ponendo domande e aiutando ad andare oltre il "mi piace"-"non mi piace" e all’emozione.

Un filosofare, quindi, e non lezioni di filosofia o di storia della filosofia. La lezione frontale è arrivata solo in ultimo - presso l’Università Cattolica - con un duplice intento: 

  • far comprendere che la filosofia va anche studiata e approfondita: non è un semplice scambio di opinioni più o meno fondate;
  • far capire che l’università non è un mondo precluso a chi fa un Istituto Tecnico Professionale.

Esce nel frattempo il Manifesto per la filosofia (marzo 2019), a firma Marco Ferrari e Gian Paolo Terravecchia, che si conclude chiedendo, tra le altre cose, che la filosofia «sia inserita in tutti i curricula scolastici».
Contatto Marco Ferrari riportandogli il piccolo successo dell’esperimento e, con un po’ di incoscienza, gli faccio una proposta temeraria: potrebbero partecipare alle Romanae Disputationes dei ragazzi dell’Istituto Tecnico professionale? Il vulcanico Marco accoglie la sfida: potranno partecipare con un elaborato scritto

Contatto la preside, che si dice felice dell’opportunità. Occorre ora trovare dei docenti che abbiano, con le loro classi, la voglia, il tempo, il coraggio di affrontare questa sfida. Subito tre docenti (di italiano, Sara Mastropaolo, di matematica, Graziella Casà, e di inglese, Laura Tombolini) si dicono pronte a partire. Iscrivono le loro classi (una terza di grafici e due terze di meccanici) alle Romanae Disputationes. Tre classi, ma due squadre: grafici e meccanici. Il desiderio è di coinvolgere tutti i ragazzi, non solo alcuni.

Insieme pianifichiamo e calendarizziamo la preparazione: assistono alla lezione del professor Carmine Di Martino all'Università Cattolica. Di grande aiuto, poi, sono le videolezioni caricate sul canale YouTube di Romanae Disputationes. I ragazzi di ciascuna squadra sono divisi in gruppi da tre-quattro persone e ciascun gruppo deve ascoltare una lezione e presentarla al resto della classe: una bella occasione per lavorare insieme! 

Io tengo degli incontri pomeridiani, in orario extrascolastico, su come scrivere un testo filosofico, su come si fa una ricerca bibliografica, come si fanno le note a un testo e, infine, sull’argomentazione.
Uno degli incontri è una vera e propria disputatio, che vede le due squadre confrontarsi sulla domanda «Le interrogazioni programmate sono giuste?». Una squadra deve sostenere il videtur quod sic, sed non, e l’altra il videtur quod non, sed sic. La serietà con cui i ragazzi affrontano la questione e costruiscono le proprie argomentazioni ha dell’incredibile. Citano anche Wittgestein, Husserl, Agostino. È un vero piacere ascoltarli anche per le docenti, che vedono i propri alunni impegnarsi in modo diverso rispetto alla normale vita scolastica.

Il tempo stringe, le scadenze si avvicinano. Occorre individuare un tema da svolgere che sia attinente all’indirizzo di studi. Le Romanae Disputationes quest’anno riguardano il potere della parola. I grafici scelgono di approfondire l’aspetto persuasivo della parola, proprio della pubblicità, ma anche della politica. I meccanici invece affrontano il tema del linguaggio nella robotica: l’uomo, per rendere più umana, la macchina la dota di parola.
Le squadre lavorano e mandano i loro lavori nei tempi previsti.

È il momento della restituzione: le squadre con le insegnanti che le hanno accompagnate vengono in Università per presentare il percorso compiuto in attesa del grande evento di Bologna, cui parteciperanno cinque ragazzi per squadra. Le insegnanti sottolineano come lavorare e sudare insieme ai ragazzi abbia fatto superare le difficoltà e le fatiche incontrate. Vedere accendersi una luce negli occhi di alcuni è stato particolarmente gratificante. E noi sappiamo bene che «non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio».
Cerchiamo allora di trovare occasioni per far risplendere la luce, per far gustare il sapore che hanno provato mettendosi in gioco e diamo a tutti i ragazzi l’opportunità di fare filosofia, di insaporire il loro sapere.