Dire, fare, insegnare
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Grandi, piccole azioni per coinvolgere gli alunni

Marianna Ferrara, insegnante di Scuola Primaria, ci racconta come ha affrontato la Didattica a Distanza nelle sue classi: piccole azioni, routine e sessioni creative.

Esperienze di insegnamento 
08 giugno di: Marianna Ferrara
copertina

Mi presento

Mi chiamo Marianna Ferrara e insegno in due classi seconde, Scuola Primaria Guidi IC 17 Bologna: in una Italiano e Arte, nell’altra Matematica, Scienze, Tecnologia e Informatica, Arte.La mia carriera è, ormai, trentennale, e mi ha portata in giro per l’Italia, dalla Puglia, alla Lombardia, all’Emilia Romagna. Risiedo e lavoro a Bologna dal 1995, dove ho insegnato dapprima in una scuola di periferia per 13 anni, poi nell’attuale sede di servizio.Ho alle spalle numerose esperienze di progetti nazionali ed europei, nei quali ho collaborato con scuole primarie inglesi, portoghesi, spagnole, finlandesi, francesi: in particolare ho visitato alcune scuole finlandesi e inglesi, una delle quali ha anche aderito a un progetto di scambio tra studenti e insegnanti.

Negli ultimi anni sono stata tutor di tirocinio per gli studenti dei corsi di Laurea Magistrale in Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, accogliendoli nelle mie classi e seguendoli nell’attività di ricerca e formazione.Sono da 5 anni Animatore Digitale d’Istituto e tutor di formazione interna, incarico che mi ha permesso di organizzare numerosi corsi di aggiornamento presso l’IC 17 Bologna, per la condivisione di metodologie e didattica che utilizzassero il mezzo informatico come facilitante l’apprendimento.

La mia passione per la lettura mi ha portata a divenire esperta in letteratura per l’infanzia e, da due anni, collaboro stabilmente con un blog letterario che si occupa di più generi di scrittura. Ho frequentato, presso il Teatro Arena del Sole di Bologna, una sessione triennale di formazione per la lettura ad alta voce e la lettura interpretata, attività che svolgo settimanalmente nelle mie classi.

Insegnare in DaD

Torno indietro, ai primi giorni di sospensione delle attività didattiche e mi chiedo, anche un po’ incredula, come possa essere riuscita, la Scuola tutta, a reggere il capovolgimento repentino avvenuto. Ore, questione di ore, e quel che era prassi quotidiana, rassicurante e apparentemente sempre simile a sé stessa, non serviva più. Era chiesto tutt’altro: una rimodulazione delle lezioni, sia dal punto di vista tecnico che metodologico.Allora ho immaginato i miei alunni e le loro famiglie.

Ho pensato agli spazi rassicuranti e anche un po’ claustrofobici nei quali tutti ci stavamo muovendo.Ho immaginato ci volesse un’idea per “tenerci insieme”, che facesse “programma”, ma che desse, anche e soprattutto, la possibilità a ciascuno di loro di partecipare, intervenire, dialogare, puntualizzare come solo i bambini sanno fare, chiedere, rispondere.Esserci davvero, sebbene distanti. Tracciare una nuova rotta, con consapevolezza. Questa è stata la mia prima preoccupazione di docente: coinvolgere i miei scolari, pubblicizzare il percorso, stabilire regole comuni per la partecipazione alle videolezioni, costruire nuovi rituali che sostituissero o si affiancassero a quelli dell’essere a scuola fisicamente, avere un obiettivo finale a breve termine che fosse comune e chiaro.

Come? Intanto con piccole azioni: l’appello all’inizio della lezione, i primi giorni fatto due, tre volte, e chiamandoli solo con il nome, non il cognome, perché ci fossero, si riconoscessero. Poi una breve lezione, supportata da presentazioni molto colorate e semplici, la richiesta di un’esercitazione sull’argomento proposto e, a chiudere, la mia lettura di un capitolo da un libro scelto insieme. Alla lezione successiva altro appello ad aprire e altro capitolo a chiudere.I primi giorni sono passati rapidi, e il caos della sorpresa è stato presto sostituito dalla routine, e questo li ha rassicurati, quindi ha rassicurato anche me. Erano pronti al passo successivo, alternare le lezioni per l’intera classe, a lezioni per piccoli gruppi.

In accordo con le famiglie ho proposto un calendario di lezioni supplementari, per piccoli gruppi, su progetti specifici: giocare con la scrittura e fare poesia, nella classe in cui insegno Italiano; scoprire quanto siano vicine la Matematica e l’Arte nella classe in cui insegno queste altre materie.Niente di faticoso o particolarmente impegnativo, interventi in video di trenta minuti circa sono stati più che sufficienti.

Poeti si può, abbiamo chiamato le nostre sessioni creative di poesia e giochi di parole, nelle quali abbiamo inventato treni di sillabe, rime, assonanze, onomatopee, tautogrammi illustrati sul modello Munari, poesie su un tema scelto dai singoli gruppi. Matematic-Arte, il progetto nel quale siamo andati a cercare la matematica nelle tele di autori famosi ( Klee, Kandinsky, Malevich e altri).La produzione è stata copiosa, ci sono stati “mari come cieli in cui volano pesci”, arcobaleni “dipinti da pittori con grandi pennelli”, lune come “uova al tegamino”, nuvole che” cambiano forma per divertire i bambini” e che “litigano e piangono per poi fare pace”… Collages di lettere volanti per tautogrammi improbabili, ricostruzioni di città di carta e animali nascosti tra le forme geometriche, calligrammi di ogni genere, teorie del colore espresse con la sicurezza di Michelangelo… Tutto con entusiasmo e soddisfazione.

Continuerò a lavorare con i piccoli gruppi, visti i risultati e il successo ottenuto, con incursioni in video e da satellite anche nell’orto della scuola, per osservare, ragionare sui cambiamenti, rappresentarli graficamente nonostante la distanza. Credo davvero che in futuro le competenze acquisite, nostro malgrado, in questa fase d’emergenza risulteranno utilissime, se sapremo ben impiegarle anche nella didattica in presenza.Potremo integrare le lezioni con contenuti e proposte, ricevere compiti, scoprire luoghi, fatti, persone lontani da noi. Dalla quinta dell’aula visitare, e cercare di spiegare, il mondo.