Dire, fare, insegnare
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I caratteri ad alta leggibilità sono davvero utili?

Negli ultimi anni sono nati diversi caratteri ad alta leggibilità per facilitare la lettura agli studenti con dislessia e oggi molti libri di testo li utilizzano. Ma sono realmente utili? Quali sono i risultati delle ricerche che hanno cercato di misurare la loro effettiva efficacia?

Metodologie  Inclusione  Editoria 
10 giugno 2019 di: Giulia Guardavilla
copertina

L’aumento della consapevolezza sui Disturbi Specifici di Apprendimento ha portato alla necessità nel mondo della scuola, e dell’editoria scolastica in particolare, di trovare soluzioni par facilitare l’apprendimento di alunni con questa diagnosi.

Il Disturbo Specifico di Apprendimento più diffuso è il disturbo specifico della lettura, o dislessia, che crea agli studenti diverse problematiche nell’apprendimento, tra le quali una delle più evidenti è la difficoltà nella decodifica del testo scritto. I caratteri ad alta leggibilità sono nati per compensare, almeno in parte, le difficoltà di lettura e facilitare questo processo di decodifica.

La progettazione dei caratteri ad alta leggibilità si basa sulla considerazione degli errori più comuni tra le persone con dislessia, per esempio lo scambio di lettere speculari come b/d o p/q oppure la difficoltà nel riconoscimento della lettera “l” minuscola che è uguale alla “I” maiuscola, e così via. Inoltre si considerano anche gli errori di decodifica commessi a causa della pagina troppo affollata e la difficoltà a passare da una riga all’altra senza perdere il segno. Tutti questi elementi hanno fatto nascere numerosi caratteri che sono stati definiti “ad alta leggibilità” perché presentano, per esempio, segni distintivi per le lettere speculari e per le lettere simili come m/n o a/e in modo da favorire la discriminazione, o ancora che seguono determinate regole per la spaziatura delle parole, l’interlinea e l’allineamento del testo.

In seguito alla progettazione di questi caratteri sono state condotte ricerche indipendenti per verificarne l’effettiva efficacia rispetto ai caratteri normalmente utilizzati nei libri (Rello e Baeza-Yates, 2013; Maurinus, 2017; Kuster, 2017). La prestazione di lettura si valuta in base a due parametri: la correttezza e la velocità. Quindi quando si vuole valutare la lettura si presenta un brano adatto all’età del soggetto (per le prove di diagnosi esistono brani standardizzati su campioni delle diverse età e liste di parole e non parole) e si cronometra la lettura segnando anche il numero e il tipo di errori commessi. Si ottengono così il parametro della velocità misurato in sillabe lette al secondo e quello della correttezza misurato attraverso il numero di errori commessi.

Le ricerche che sono state condotte fino a ora sui diversi caratteri ad alta leggibilità non hanno portato a conclusioni univoche sulla loro efficacia: la prestazione di lettura dei soggetti con dislessia non è migliorata in modo significativo con l’utilizzo di queste font. Sono state raccolte anche valutazioni qualitative che non hanno portato a conclusioni univoche: la sensazione di facilitazione nella lettura con caratteri ad alta leggibilità sembra insomma essere molto soggettiva.

L’utilizzo dei caratteri ad alta leggibilità in ambito scolastico comporta anche un’altra problematica, quella dell’inclusione. Molti alunni non apprezzano il fatto di avere un testo scritto con una font differente rispetto a quella dei compagni di classe, ma preferiscono che il testo sia il più simile possibile. I caratteri ad alta leggibilità si distinguono infatti in modo evidente rispetto agli altri caratteri.

Le conclusioni a cui la ricerca è arrivata fino a oggi riguardano alcune indicazioni che rendono il testo più leggibile utilizzando alcuni dei caratteri che sono normalmente presenti nei programmi di scrittura. In questo modo, oltre a facilitare la lettura, si favorisce anche l’inclusione.

La font utilizzata deve essere senza grazie, come Verdana o Arial; bisogna evitare font con le grazie, con ombreggiature o molto particolari. Il colore del carattere deve essere nero o comunque molto scuro perché i colori chiari o molto accesi rendono la lettura più faticosa. Lo sfondo deve essere bianco e la carta possibilmente opaca, non satinata. La dimensione del carattere deve essere sufficientemente grande, possibilmente 14 punti, ma in ogni caso non meno di 12. L’interlinea deve essere abbastanza ampia, si considera 1.5. È importante che le lettere di una parola abbiano tutte la stessa spaziatura tra loro (caratteri monospaced); anche le parole devono essere equidistanti tra loro, ma con maggior spaziatura delle singole lettere, per questo motivo il testo è più leggibile se allineato a sinistra.

Esistono altre indicazioni per migliorare la leggibilità come evitare di usare il corsivo, il sottolineato e i caratteri colorati a meno che non indichino un elemento specifico del testo. Le diverse parti del testo dovrebbero infatti essere facilmente distinguibili fra loro e si dovrebbe utilizzare il grassetto per evidenziare concetti e parole chiave. I titoli devono essere ben evidenti e differenziati rispetto al resto del testo. I margini della pagina dovrebbero essere abbastanza ampi, anche per evitare che la riga sia molto lunga. Sarebbe meglio non spezzare le parole andando a capo ed evitare di iniziare una frase al termine della riga.

Secondo le ricerche condotte fino a questo momento queste sono le caratteristiche che rendono effettivamente un testo più leggibile non solo per un soggetto con dislessia, ma in generale per tutti. Se si seguono queste indicazioni, infatti, migliorano anche le prestazioni di lettura dei soggetti che non hanno problemi specifici. A prescindere dal carattere ad alta leggibilità.