Dire, fare, insegnare
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Iacopo Bertacchi e Consuelo Giuli, il Coping Power Scuola

Dire, fare, insegnare ha intervistato Iacopo Bertacchi e Consuelo Giuli che ci hanno parlato del programma di prevenzione primaria Coping Power Scuola.

Gestione della classe 
08 gennaio di: Redazione
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Presentiamo l’intervista a Iacopo Bertacchi e Consuelo Giuli, realizzata in occasione del convegno La qualità dell’inclusione scolastica e sociale organizzato dal Centro Studi Erickson a Rimini dal 15 al 17 novembre. Iacopo Bertacchi è psicologo, psicoterapeuta, mediatore familiare, formatore e docente. Consuelo Giuli è psicologa, psicoterapeuta, psicomotricista, insegnante di scuola primaria e formatrice. Insieme hanno ideato ed elaborato il programma «Coping Power Scuola» in collaborazione con il prof. J. Lochman, Università dell’Alabama (USA)

Quali sono le problematiche più diffuse nella scuola di oggi?

In genere si trovano classi in cui sono presenti, al di là degli alunni che hanno una vera e propria diagnosi, alunni con difficoltà relative al comportamento sul settore oppositivo o dell’attenzione, piccole difficoltà diffuse che sommate possono generare difficoltà di gestione della classe

Poi sono presenti anche problematiche relative all'apprendimento, disturbi specifici associati a difficoltà nell'attenzione, soprattutto quando la gestione della classe è complessa e si crea un contesto non favorevole all'apprendimento. La motivazione e la gestione delle relazioni all'interno della classe sono problematiche molte sentite dagli insegnanti. 

Questa situazione si può riscontrare alla scuola primaria, ma anche alla scuola dell’infanzia, in cui sono presenti bambini che non si riescono a coinvolgere nelle attività, si rifiutano di partecipare e non sono motivati a seguire ciò che propone l’insegnante. Alla scuola secondaria di primo grado tali situazioni possono strutturarsi  in comportamenti oppositivi e di sfida all'insegnante e di demotivazione verso il contesto scolastico.

Cosa può fare la scuola per prevenire e gestire queste problematiche?

Si riscontra spesso la tendenza a rimandare l’affrontare le problematiche presentate dai bambini, pensando che queste si attenueranno con la crescita in modo naturale, ma in realtà non è così. E’ importante prevenire le situazioni di difficoltà maggiore iniziando a occuparsi delle problematiche in modo precoce, prima che peggiorino e influenzino in modo negativo le relazioni del bambino, sia a scuola sia in altri contesti. 

L’intervallo di età dai 3 ai 6 anni è un periodo in cui il bambino è molto recettivo, quindi un intervento precoce può avere ottimi risultati; se è presente un disturbo, si manifesterà nonostante l’intervento, ma il bambino avrà più risorse e strumenti per farvi fronte. 

Pensiamo che sia molto importante lavorare anche sulla continuità tra scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di primo grado in modo che le metodologie utilizzate  siano coerenti e sia possibile generalizzare gli apprendimenti il più possibile anche nei contesti al di fuori della scuola. Per questo nella scuola primaria è bene iniziare a lavorare dalla prima sulle problematiche presenti in classe, sviluppando la cooperazione, aiutando i bambini ad accettare i compagni e coinvolgendoli nelle strategie di gestione della classe. Se si inizia a lavorare subito, quando il gruppo classe si sta formando, si può evitare che i bambini problematici siano etichettati dai compagni in questo modo e vengano di conseguenza esclusi.

Quali strumenti hanno a disposizione gli insegnanti per creare una scuola inclusiva?

Il primo strumento che l’insegnante ha a disposizione è se stesso, oggi esistono molte risorse, ma bisogna fare una riflessione su quali sono i bisogni dei bambini. L’elemento più importante è riuscire a creare una relazione positiva, basata sulla comunicazione e sul dialogo, che possa favorire lo svilupparsi della motivazione. L’ambiente di apprendimento creato dall'insegnante è molto importante, perché quando si crea un ambiente positivo le attività proposte vengono accolte con più interesse dai bambini.

Lo strumento più efficace che l’insegnante ha a disposizione è la sua modalità comunicativa, che dovrebbe essere basata sul rinforzo di comportamenti positivi e sull'attenzione ai progressivi miglioramenti di ogni alunno; le problematiche presenti devono essere condivise nel gruppo classe in modo esplicito perché tutti siano consapevoli e realmente inclusi. 

Il gruppo classe è una grande risorsa che spesso non è considerata come tale; i compagni possono essere anche degli alleati dell’insegnante, non solo un elemento di disturbo, ed è importante che siano coinvolti e che sia loro insegnato come collaborare e cooperare. Insegnare ai bambini a cooperare è un investimento a lungo termine anche sulla qualità dell’apprendimento perché permette di creare un ambiente più positivo, inclusivo, nel quale insegnare è più semplice.

Cos'è il Coping Power Scuola?

Il Coping Power Scuola, da noi ideato insieme al collega Pietro Muratori, è un programma di prevenzione primaria, cioè rivolto a tutti i bambini della classe, che l’insegnante porta avanti in modo autonomo, senza la presenza di un esperto, dopo essersi formato con un corso o anche attraverso il manuale che descrive il programma. 

Il programma dura un anno scolastico, ma lascia un modus operandi che poi si utilizza per tutti gli anni del ciclo. Il programma è già stato testato sulla scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado; in questo momento si sta svolgendo la sperimentazione anche sul nido d’infanzia. L’insegnante potenzia abilità comunicative, sociali, relazionali e di autocontrollo importanti per lo sviluppo della prosocialità, mentre porta avanti anche il programma scolastico; non si tratta di due binari paralleli, ma i due programmi si portano avanti insieme. Per guidare il percorso dell’insegnate abbiamo creato una storia per ciascun ordine di scuola che può proseguire durante tutto l’anno e affronta le sei abilità che si potenziano attraverso il programma.

Le abilità che si potenziano sono la capacità di porsi obiettivi a breve e lungo termine in modo che i bambini imparino a suddividere gli obiettivi in parti più piccole e a monitorare il loro percorso individuando le possibili risorse per raggiungerli; la capacità di riconoscere le emozioni proprie e quelle degli altri,la capacità di gestire le emozioni attraverso l’autocontrollo coinvolgendo i bambini nell'individuazione di possibili strategie e condividendole con il gruppo classe; la capacità di cambiare il punto di vista; la capacità di risolvere i problemi e la capacità di riconoscere le qualità dell’altro, anche quelli che nel gruppo creano più problemi.

L’insegnante ha quattro modi di agire: la lettura della storia, le attività esperienziali in cui si provano ad affrontare le stesse situazioni dei protagonisti della storia, il contratto comportamentale della classe in cui ogni bambino stabilisce un obiettivo individuale per il mese e prova a raggiungerlo monitorando il percorso giornalmente, le attività multidisciplinari cioè l’inserimento dei temi affrontati all'interno delle materie scolastiche, lavorando così sulla capacità di creare collegamenti. Le tematiche diventano l’ottica in cui vengono affrontate le discipline, adattando il metodo di insegnamento alla tematica che si sta affrontando in quel momento all'interno del programma del Coping Power; per esempio, se l’insegnate sta affrontando il tema del problem solving, potrà iniziare la sua lezione di storia con una domanda in cui chiede ai bambini di trovare una spiegazione a un fatto storico accaduto, mettendoli in una situazione in cui possono fare delle ipotesi e verificarle. Un altro aspetto importante è proporre gli argomenti con strumenti e modalità differenti, in modo da coinvolgere modalità di apprendimento diverso; per esempio la storia può essere drammatizzata, può essere rappresentata all'interno di un’attività motoria, può essere riprodotta con le costruzioni o attraverso il coding, si può utilizzare la musica. In questo modo si crea un percorso individualizzato per ciascun bambino della classe che sottolinea i punti di forza di ciascuno. Le attività di questo programma sono state inizialmente pensate per bambini con problemi comportamentali, attentivi e di oppositività quindi sono inclusive e adatte a tutti perché sono brevi, prevedibili e pensate per essere proposte con strumenti diversi.

Quali sono i risultati che si ottengono applicandolo?

La ricerca sull’applicazione del programma Coping Power Scuola è condotta in collaborazione con l’Istituto IRCCS Fondazione Stella Maris di Pisa e con la collaborazione e supervisione del professor J. E. Lochman, ideatore del programma originale negli Stati Uniti (Università dell’Alabama).

La nostra ricerca dura da dieci anni e i risultati raccolti sul nostro campione, che sta diventando sempre più ampio coinvolgendo molte regioni italiane, riportano che, nelle classi in cui è stato applicato il programma, si sono ridotte significativamente le problematiche di condotta ed emotive e sono aumentati i comportamenti prosociali. È stato fatto anche un follow up che indica che i risultati si mantengono nel tempo e sono stati distribuiti questionari ai genitori che hanno rilavato anche a casa un cambiamento nel comportamento dei figli tra settembre e giugno. Il nostro obiettivo è quello di potenziare il percorso con i genitori coinvolgendoli in incontri in cui possano vedere le strategie che gli insegnanti usano e osservare cosa accade realmente, apprendendo attraverso il fare.