Dire, fare, insegnare
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Il coding in classe

Presentiamo Elisa Marchese, che si occupa della realizzazione di progetti relativi al coding nella scuola primaria e nei doposcuola come formatrice per il gruppo "Coder Kids".

Esperienze di insegnamento 
29 maggio 2019 di: Elisa Marchese
copertina

Com’è nato l’interesse per il Coding?

Mi è sempre interessato l’ambito informatico, anche se avevo iniziato a studiare informatica all’università e poi l’ho abbandonata per dedicarmi alla storia del teatro. Ho poi avuto l’opportunità lo scorso anno di iniziare questo percorso: quando mi è stato proposto non ero molto sicura perché non avevo esperienza nell’insegnamento ai bambini, ma poi ho deciso di provare ed è stata un’ottima esperienza, mi sono divertita.



Come sono organizzati i vostri progetti?

Le scuole ci chiamano e ci chiedono un ciclo di incontri per insegnare ai bambini i primi elementi di coding. Alcune scuole decidono di proporre questa attività ai loro studenti, altre arrivano a noi attraverso bandi. Nei progetti che prepariamo non c’è un numero fisso di incontri, possono essere 6 o di più, a seconda della disponibilità della scuola.



Che cos’è il coding?

Il coding è la programmazione insegnata attraverso programmi che utilizzano giochi, esercizi interattivi e un’interfaccia visuale attraverso la quale lo studente può determinare le azioni di alcuni personaggi e programmare le relazioni che esistono tra le diverse azioni. Gli studenti non devono scrivere il codice, ma esistono già dei blocchi predefiniti che possono essere assemblati tra loro per raggiungere un obiettivo. Uno dei programmi più utilizzato è Scratch, che può essere proposto agli alunni della scuola primaria, ma in forme più complesse anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.



Come sono organizzati di solito i percorsi di insegnamento?

Solitamente io inizio introducendo l’argomento e spiego brevemente cos’è il coding e cosa faremo durante i nostri incontri. So che molti colleghi non dedicano una parte di tempo alla spiegazione, ma secondo me è importante che gli studenti sappiano cosa faremo e per questo dedico un po’ di tempo alla spiegazione. Di solito scegliamo il gioco che programmeremo insieme alle insegnanti, poi mostriamo il programma e presentiamo il gioco già fatto: in questo modo gli studenti sanno quale sarà il loro obiettivo finale. Una volta presentato il gioco cancelliamo tutta la programmazione e ripartiamo da capo.

La programmazione si costruisce piano piano, si spiega agli studenti cosa devono fare e si lascia loro la possibilità di rispondere e individuare quale sarà l’azione successiva da inserire.

Può capitare che negli incontri previsti non si riesca a finire, anche se io provo sempre a raggiungere con gli studenti il risultato finale; in ogni caso provo anche a far capire che non la cosa più importante è che capiscano cosa stanno facendo. In ogni caso al termine del percorso consegno il gioco finito.



Come reagiscono gli studenti a questa attività?

La maggior parte si diverte ed è interessata; noto che l’interesse è uguale sia nei maschi sia nelle femmine. Chiaramente alcuni bambini riescono con più facilità, per altri invece è più complicato. Di solito lavorano a coppie e capita che uno dei due sia più veloce e programmi più dell’altro, anche se cerco sempre di rendere il lavoro equilibrato per tutti. Ci sono alcuni studenti che non riescono a capire e io solitamente vado avanti quando quasi tutti sono arrivati al passaggio al quale ci troviamo e aiuto chi rimane indietro.

Come reagiscono gli insegnanti?

Alcuni sono entusiasti, altri si rivelano da subito meno interessati. In alcune scuole abbiamo trovato molto interesse e siamo stati accolti in modo molto positivo; in altre situazioni l’atteggiamento degli insegnanti è stato meno interessato, soprattutto se non avevano scelto loro quello specifico progetto.



Ha avuto problemi nelle scuole?

Ho notato che le scuole a livello di attrezzature sono molto diverse tra loro; mi è capitato di trovare scuole con aule informatica ben attrezzate, con molti computer che funzionavano bene, e scuole in cui non era neppure presente un computer ogni due studenti. In questi casi diventa molto difficile portare avanti un’attività di questo tipo perché non potendo agire in modo diretto i bambini si annoiano e ti seguono solo quelli che sono più veloci nel comprendere il funzionamento del programma.



Quali competenze e abilità si allenano attraverso il coding?

Il coding richiede soprattutto capacità logiche e insegna a ragionare in modo diverso. Capita che i bambini capiscano più in fretta degli adulti come funziona il programma perché sono più flessibili nel ragionamento e capiscono che attraverso la programmazione si apprende un metodo di ragionamento alternativo. Inoltre attraverso il coding esercitano le capacità di problem solving e imparano a lavorare per raggiungere un obiettivo. Ho notato anche che aiuta a sviluppare alcune competenze come l’uso della tastiera e del mouse, che sono oggetti che i bambini e i ragazzi non utilizzano quasi più, basandosi solo sul touch.

Elisa Marchese è formatrice per "Coder Kids"http://www.coderkids.it