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Il museo partecipativo e il public engagement. Intervista con Stefano Karadjov

In questa intervista con il direttore della Fondazione Brescia Musei, promotrice del ciclo di incontri “OPEN DOORS. Il museo partecipativo oggi”, abbiamo parlato della sfida del coinvolgimento del pubblico e della comunità nelle attività museali.

Metodologie  Un giorno al museo 
05 luglio 2022 di: Redazione
copertina

Durante e dopo la pandemia i musei si sono trovati a interrogarsi urgentemente sulla loro funzione e sul modo di creare occasioni e luoghi partecipativi in cui incontrare il patrimonio culturale. Una sfida che porta a ripensare le iniziative educative proposte ai visitatori, ma anche a fornire gli strumenti formativi necessari per accompagnare gli operatori museali a cambiare rotta, nell'ottica di un rapporto orizzontale e dialogico con il pubblico.

Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei, ci ha parlato in questa intervista delle attività proposte dalla Fondazione e in particolare del ciclo di incontri OPEN DOORS. Il museo partecipativo oggi, realizzato in collaborazione con FAD (Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali): nove appuntamenti tematici con ospiti internazionali per riflettere insieme sul futuro dei musei, a cui fino a novembre è possibile partecipare gratuitamente in presenza o in streaming.



  • Come è nato il progetto OPEN DOORS e con quali obiettivi?

OPEN DOORS è nato durante la fase più impegnativa della pandemia, tra il 2020 e il 2021: un periodo in cui, come tanti altri musei e luoghi della cultura, la Fondazione Brescia Musei ha trasformato la propria offerta secondo due principali elementi di discontinuità. In primo luogo, venendo a mancare turisti e visitatori bisognava rivolgersi, sia per continuare ad avere ragione di esistere sia per dare sostegno al territorio, alle comunità culturali di appartenenza dei musei. Questa direzione è stata scelta anche in conseguenza a un’ispirazione normativa importantissima quale è la Convenzione di Faro, ratificata dall’Italia proprio a pochi mesi dall’inizio della pandemia, che parla di comunità e patrimonio dando grandissima importanza al ruolo del territorio nella produzione e nella valorizzazione delle risorse artistiche dei musei.

In secondo luogo la trasformazione digitale vissuta durante il lockdown ci ha portato a pensare nuovi format digitali per trasformare la nostra offerta: non più una percorso solo fisico e “analogico”, affiancato dalla comunicazione digitale solo a scopo informativo e promozionale, ma una proposta culturale che parte proprio dal digitale in quanto unico mezzo possibile.

Questo cambiamento, almeno temporaneo, di scopo e di mezzi della nostra Fondazione ha quindi fatto emergere il concetto della partecipazione nella vita museale. Rivolgersi alla comunità di territorio, anche in ottica di sostegno psicologico e culturale, ci ha fatto rinsavire da una dimensione di globalizzazione a tutti costi: i musei servono soprattutto a creare capacità e competenze di cittadinanza attiva, per il superamento delle barriere e delle disuguaglianze cognitive e nell’accesso alla cultura.

Ci siamo quindi confrontati su questi aspetti con il professor Pierluigi Sacco e con tanti nostri interlocutori istituzionali e questa riflessione è emersa come tratto comune di altri territori, non solo a livello nazionale. Con i partner promotori e con il supporto di FAD abbiamo quindi deciso di creare un ciclo di talks che fosse anche uno strumento di formazione per gli operatori della cultura e dei musei del domani. Il ciclo OPEN DOORS, le cui motivazioni sono pienamente riconosciute e condivise anche da NEMO (la rete delle organizzazioni museali europee), in questi primi appuntamenti ha già raggiunto una media di 250-300 persone collegate in streaming per ogni sessione, senza contare i presenti in sala.



  • Quale materiale formativo e operativo costituirà il lascito del ciclo di appuntamenti OPEN DOORS?

Ci saranno tre tipi di output in conclusione del ciclo di incontri. Sulla piattaforma FAD saranno rese disponibili le registrazioni di tutti gli appuntamenti, con contenuti riformulati in moduli formativi ad hoc in ottica e-learning. È prevista inoltre la pubblicazione di un volume con la curatela di Pierluigi Sacco, che raccoglierà tutte le esperienze raccontate dai relatori nel corso degli appuntamenti e ne formalizzerà teoricamente i contributi, venendo a costituire di fatto il testo più aggiornato sul tema del museo partecipativo e destinato a un’ampia consultazione.

Il terzo output sarà un modulo di valutazione dell’impatto con indicatori per ogni panel tematico affrontato, per valutare livello di partecipazione di un museo sullo specifico driver trattato: cioè un “cruscotto di valutazione” OPEN DOORS di quanto un museo sia partecipativo e stia lavorando bene in questa direzione.

  • Oltre OPEN DOORS quali altre occasioni educative propone la Fondazione Brescia Musei?

Da tempo la nostra Fondazione investe fortemente sul segmento public engagement più che sull’education strettamente intesa, che solitamente viene equiparata solo alla didattica. La nostra sezione di attività educative si chiama proprio così e si occupa sia della proposta per le scuole (sui 35-40.000 studenti coinvolti prima della pandemia) sia attività formative in modo indiretto e rivolte a pubblici diversi (adolescenti, famiglie, terza età) e condotte negli spazi museali e ma anche nel cinema Nuovo Eden gestito dalla Fondazione: i nostri visitatori spesso acquistano con il biglietto anche un’esperienza, che sia ludica, laboratoriale o di altro tipo.



Le esperienze più significative per me sono quelle più impegnative e “difficili”, come quelle con il pubblico adolescente (12-16 anni), per cui pochissimi musei ed enti culturali realizzano attività ad hoc: proponiamo per esempio le Domeniche dell’arte, con attività ogni settimana differenti e che usano l’arte contemporanea come “grimaldello” per arrivare ai ragazzi.

Tra le altre proposte ci sono screenplay cinematografici con forum e attività di film literacy, portate anche in classe con la rassegna annuale Cinema per le scuole. A giugno e a luglio i Summer camp tengono invece occupati gli adolescenti dalle 8 alle 16 al museo, ma anche in altri periodi festivi dell’anno i genitori possono contare sulla nostra proposta di attività, con quote di partecipazione contenute anche grazie all’impegno del Comune e degli enti sostenitori.

Le nostre attività di public engagement portano il nostro patrimonio anche fuori dagli edifici museali, a un pubblico che ha difficoltà di accesso: nelle RSA, nelle carceri e tra i malati di Alzheimer, con cui lavoriamo sulle percezioni, i ricordi e le emozioni per aiutare ricostruire il rapporto con la propria identità culturale. Una volta alla settimana svolgiamo anche laboratori specifiche per bambini degenti all’Ospedale dei bambini.

  • Quali sono invece le attività pensate nello specifico per le scuole?

Nelle nostre pubblicazioni annuali “Museo e scuola” e “Museo per tutti”, sono descritti tutti format e i progetti per i diversi pubblici. Per la scuola, quando ancora non era possibile portare le classi in gita, abbiamo pensato per esempio al format Museo in valigia: un baule con materiale legato a una sezione del museo o a determinati reperti, tra cui repliche fotografiche, disegni, video e oggetti 3D, si trasforma in un kit viaggiante che permette ai nostri educatori di somministrare ai ragazzi gli stessi contenuti del percorso didattico in presenza. I Tele-laboratori consistono invece in 6 diversi moduli per le classi con gli educatori che si trovano fisicamente nel museo ma che attraverso un video interattivo operano con i ragazzi.

Attraverso quali altre strategie la Fondazione punta al coinvolgimento di nuovi pubblici?

Il nostro obiettivo è aumentare le chance di accesso del pubblico alle nostre offerte, per esempio con la gratuità di ingressi settimanali per residenti o nati nel comune; altre iniziative sono legate a specifiche campagne di comunicazione a livello territoriale o a più ampio raggio, come avverrà nel 2023 con Bergamo e Brescia capitali europee della cultura. Continuiamo ovviamente anche a rivolgerci al vasto mondo del turismo, ma privilegiando ora come obiettivi la costituzione di una comunità di patrimonio e la realizzazione in essa della missione di un’istituzione quale i musei cittadini.

Photo credits: © Fondazione Brescia Musei