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Il progetto VelaScuola. Intervista con Rubis Viviani

Rubis Viviani, Istruttore di Vela, ci ha raccontato il progetto di FIV “VelaScuola”, per scoprire dentro e fuori l’aula questa disciplina sportiva che insegna a rispettare la natura.

Esperienze di insegnamento 
23 novembre di: Redazione
copertina

VelaScuola è il progetto della Federazione Italiana Vela (FIV) che vuole portare lo sport della vela nelle classi, e promuovere lo sviluppo di una cultura nautica tra i ragazzi attraverso le attività proposte dai Circoli Velici affiliati. Il progetto, in collaborazione con il MIUR e con il sostegno di Kinder Joy of moving,ogni anno coinvolge circa quarantamila studenti, e trova naturale continuità nel percorso formativo che la FIV propone con i propri Circoli.

Rubis Viviani, Istruttore di Vela e membro della Commissione del progetto VelaScuola, ci ha raccontato in cosa consiste l’esperienza proposta ai ragazzi, che prevede una parte teorica in aula e una pratica in acqua. La metodologia si basa sul rapporto tra l’istruttore di vela, il docente e la classe, e stimola alla scoperta, attraverso le materie scolastiche, della cultura sportivo-marinara. «Il progetto VelaScuola» dice Viviani, «è nato dall’idea che in ogni materia possiamo scoprire collegamenti con la navigazione a vela e con il rapporto diretto con l’ambiente che offre la pratica di questo sport, in particolare con il vento e il mare.» Fare vela aiuta infatti anche a imparare a comprendere e rispettare la natura e a raggiungere una sana coscienza ambientale.

Oltre alla sensibilizzazione su tematiche ambientali e marine, Viviani sottolinea i benefici di avviare i ragazzi, attraverso questa disciplina, a corretti modelli di vita sportiva, che si rivelano preziosi anche nella quotidianità, perché «come tutti gli sport, la vela porta a sviluppare un positivo rapporto con gli altri e il rispetto delle regole che governano la convivenza civile».

La vela ha inoltre caratteristiche speciali che insegnano ad affrontare ogni nuova condizione facendo affidamento sulla propria preparazione e sulle competenze affinate con l’allenamento, ma anche facendo sempre i conti con la natura: «La barca a vela risponde a tutti gli stimoli naturali e occorre sentirla come fosse il prolungamento del proprio corpo, come uno strumento musicale.» Un’esperienza in cui Viviani auspica di poter coinvolgere sempre più classi, dopo lo stop imposto dalla pandemia: i docenti possono trovare qui le informazioni per iscriversi al progetto.

Per approfondire il metodo Joy of moving e scoprire le altre attività per le scuole sostenute da questo progetto, non perdetevi l'articolo con Caterina Pesce presto online su Dire, fare, insegnare.