Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare

Ilaria Salis: una proposta per parlarne in classe

Pierpaolo Scaramuzza ha condiviso tre possibili percorsi e alcuni consigli per portare nelle classi della Secondaria di I grado la vicenda di Ilaria Salis, in occasione della terza udienza del processo.

Secondaria 
28 maggio di: Pierpaolo Scaramuzza
copertina

Venerdì 24 maggio c’è stata la terza udienza nel processo Ilaria Salis, la militante antifascista che si trova in carcere a Budapest da oltre un anno perché coinvolta – secondo le autorità – nei pestaggi che si sono verificati durante il cosiddetto “Giorno dell’onore” (su cui torniamo fra poco). Ciò ci fornisce l’occasione per provare a ipotizzare quali percorsi si potrebbero sviluppare in una scuola secondariasu questa vicenda.

Prima di tutto: si può parlare di Ilaria Salis a scuola? L’attualità deve entrare nelle aule scolastiche. La motivazione più banale potrebbe essere l’enorme attenzione che i mass media hanno dedicato alla vicenda. Se contassimo il numero di articoli usciti sulla stampa italiana dal novembre 2023 al 1° aprile 2024 risulterebbero decine e decine di interventi su questa vicenda. È vero che questo non è un argomento di per sé sempre valido e quindi non segnala automaticamente il rilievo della vicenda.

Consideriamo il tema da un altro punto di vista: gli interrogativi importanti e seri suscitati da questa vicenda. Ne mettiamo in luce tre, traendo spunto da un testo recente di Ilaria Cucchi:

  • la famiglia Salis sta conducendo una battaglia di civiltà per la figlia incarcerata;
  • ci troviamo in una situazione di violazione di diritti;
  • Ilaria Salis è una detenuta politica.

Le tre affermazioni di Ilaria Cucchi sono decisamente molto forti e permettono, in un ipotetico confronto con gli student*, un confronto ampio, che travalica la vicenda particolare di Ilaria Salis. A questo punto non ci interessa più il volume di articoli sulla vicenda: i temi su cui si concentra Ilaria Cucchi sono di per sé rilevanti e degni di attenzione da un punto di vista didattico.

Le vicende giudiziarie a scuola

Prima di affrontare la vicenda dobbiamo svolgere ancora una piccola premessa. Ilaria Salis è in carcere e sta affrontando un processo. Ipotizziamo che nella giornata di venerdì 25 maggio un insegnante di una scuola italiana abbia discusso del caso con gli student*: l’inizio della lezione potrebbe essere stato grossomodo questo: C’è un processo in corso, perché c’è una persona (accusata di un reato molto grave) che si trova momentaneamente in carcere – dall’11 febbraio 2023 al 22 maggio 2024 è stata materialmente in carcere; dal 23 maggio si trova agli arresti domiciliari.



Le vicende giudiziarie entrano abbastanza regolarmente in classe, quindi non dovrebbe esserci da questo punto di vista la possibilità di sollevare riserve: in terza media si parla del tribunale di Norimberga, ma si affrontano anche i processi legati allo stragismo (Piazza Fontana, Piazza della Loggia ecc.), i processi legati alla mafia; in prima e in seconda media i processi alle streghe, agli eretici… Si potrebbe anche aprire una parentesi sull’utilizzo della cornice giudiziaria nell’ambito della narrativa: Alessandro Manzoni, Leonardo Sciascia, Franz Kafka– per fare qualche nome. Tutti autori che si affrontano anche nella scuola media. Ma ora non ci interessa questo ambito.

Insomma, portare in classe la vicenda giudiziaria di Salis non rappresenta, ci pare, un fatto eclatante: il tribunale, la legge, la giustizia (e la pena) sono temi che affrontiamo nel triennio. Sono temi di educazione alla cittadinanza. Forse in questo elenco è il tema del carcere in sé e per sé a rimanere un po’ in ombra. E forse è entrato finora con difficoltà nella didattica. Questa potrebbe essere l’occasione per adottare un’impostazione nuova.

La vicenda: quattro elementi

Come parlare concretamente della vicenda? Dovessimo riassumere “il caso Salis” potremmo fare uno schema di questo tipo:



Questa tabella è decisamente molto semplice, ma è anche inquietante: “2024” e “neonazismo” messi insieme sembrano gli ingredienti di un romanzo distopico. Per orientarci, proponiamo tre percorsi o ipotesi di lavoro che lasciano per il momento da parte l’evento in sé: l’arresto di Salis e il reato che avrebbe compiuto.

1. Fascismo e neofascismo

Il primo percorso che si potrebbe sviluppare riguarda l’estremismo di destra (in Italia e/o in Europa). Se nel nostro schema compare il termine “neonazismo”, bisognerà spiegare ai ragazz* che cos’è. Il nazismo è ovviamente un argomento che si affronta a scuola; forse il neonazismo un po’ meno.

Se privilegiamo il contesto italiano, parleremo anche (o soprattutto) di neofascismo. Dire in classe che in Italia è almeno dal 1960 che alte personalità chiedono formalmente lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste (e il riferimento è a Ferruccio Parri, luglio 1960) può stupire molti. Però è così: è dal 1960 che da più parti si è proposto lo scioglimento delle formazioni neofasciste. Quindi il neofascismo è una realtà consolidata.

Parlare di neofascismo ci costringe a prendere in considerazione la cornice politica e culturale che ha permesso nel nostro paese la sopravvivenza dell’eredità fascista. I testi classici di riferimento sono ormai parte di un canone: pensiamo a Paolo Berizzi, Francesco Filippi, Mimmo Franzinelli (ma anche a Davide Conti, Piero Ignazi, Maddalena Cammelli ecc.). In conclusione: approfondire il contesto italiano del secondo dopoguerra può rappresentare indubbiamente un’ottima chiave di lettura. Dall’ambito italiano si può poi passare a quello europeo (austriaco, tedesco oppure ungherese) anche attraverso la manualistica di scuola.

2. L’Ungheria di Orbán

Dal momento che Ilaria Salis è stata arrestata a Budapest, il secondo percorso può prendere in considerazione il contesto politico e culturale dell’Ungheria. Le dure parole di Ilaria Cucchi sulla realtà ungherese sono giustificate? Fotografano una situazione reale o rappresentano una esagerazione? Spendiamo due parole sull’occasione durante la quale è avvenuto l’arresto di Salis: “Il Giorno dell’onore” è la manifestazione durante la quale si ricorda la resistenza nazista contro l’Armata Rossa (febbraio 1945).

Dunque: in una capitale europea, nel XXI secolo, si raccolgono da diversi anni militanti neonazisti di mezza Europa per commemorare il nazismo. Torniamo all’Ungheria: alcuni studiosi definiscono il potere del primo ministro Viktor Orbán un potere assoluto, una democrazia illiberale che pratica il “lavaggio del cervello”. In Ungheria ci sarebbe, in sostanza, una tirannia(altre interpretazioni sono decisamente meno critiche).

Dopo la consultazione di testi e articoli (che in piccola parte citiamo alla fine dell’articolo), si potrebbe approfondire il tema attraverso la manualistica di scuola media. Il corso di geografia di seconda media prevede infatti lo studio dei paesi europei: è l’occasione dunque per vedere come i nostri manuali affrontano l’argomento “la democrazia oggi in Ungheria”. Se Orbán influenza il quadro politico nazionale e internazionale in maniera radicale – e l’esistenza del termine orbanismo sembra indicativo di ciò – forse il corso di seconda media potrebbe prendere in considerazione questa dimensione.

3. Il carcere

Terzo percorso: il carcere. Salis ha denunciato una condizione carceraria non accettabile (per quanto riguarda il rispetto dei diritti, le condizioni igieniche, eccetera). Cos’è il carcere oggi in Italia? E in Europa? E (soprattutto) in Ungheria? Le lettere di denuncia di Salis (che si leggono in rete) descrivono con molta precisione la situazione. Possediamo, oramai, innumerevoli documenti sulla “realtà del carcere” e ormai sappiamo che spesso qui comincia un “altro mondo”.

Per avere un’idea del quadro italiano si può ricorrere alla stampa italiana: “Al 31 marzo 2024 erano 61.049 le persone detenute, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti. Negli ultimi 32 anni, vi sono stati 1.754 morti suicidi” (Claudio Cerasa, Carceri, meno consenso più buon senso, «Il foglio», 27 aprile 2024). Il problema del sovraffollamento è registrato in maniera ufficiale dai dati del Ministero della Giustizia (ci limitiamo al quadro di nove regioni italiane, tratto dal documento Detenuti presenti - aggiornamento al 30 aprile 2024, Ministero della Giustizia).



Facciamo anche un accenno al carcere ungherese: “Secondo le statistiche Eurostat, nel 2021 nelle carceri ungheresi c’erano 191,38 detenuti ogni 100.000 abitanti, il numero più alto tra i Paesi Ue, quasi il doppio dell'Italia, 93,44” (Alessandro Grimaldi, Manette, celle strapiene, parenti dietro il vetro: così le carceri ungheresi finiscono nel mirino Ue, «La Stampa», 31 gennaio 2024). Il confronto tra la situazione carceraria nel nostro paese e quella ungherese sembra deporre, per alcuni osservatori, a vantaggio dell’Ungheria, al punto che qualcuno ha suggerito a Salis di non chiedere il trasferimento nelle patrie galere (Ermes Antonucci, Le carceri italiane sono più incivili di quelle ungheresi. Salis ci pensi bene prima di tornare in Italia, «Il foglio», 29 marzo 2024), poiché si sarebbe trovata in una situazione peggiore. Gli avvocati di Ilaria Salis hanno un’altra opinione – e leggono il quadro comparativo carceri italiane/carceri ungheresi in modo radicalmente diverso.

Il rispetto della dignità dei detenuti e delle detenute è una questione indipendente dalla loro colpevolezza. È una banalità, ma tocca ripeterlo. La scuola può farsi carico di questo compito. Pensare il carcere come un argomento di scuola, sul quale portare l’attenzione degli student*, è una necessità che ci sembra sempre più urgente.

Tre percorsi, una protagonista

I tre percorsi delineati qui sopra sono molto veloci e hanno caratteristiche diverse: il primo sfrutta un caso internazionale per approfondire una tematica nazionale (il neofascismo italiano); il secondo si appoggia alla manualistica di scuola (corso di geografia, II anno); il terzo ha un taglio prettamente interdisciplinare, poiché sposta l’attenzione sull’area diritti/carcere/rispetto della dignità. In sostanza le tre ipotesi privilegiano tre discipline diverse:

  1. Storia;
  2. Geografia;
  3. Educazione alla cittadinanza.

In realtà sono sezionabili in questa misura solo a un livello molto astratto: i tre percorsi devono per forza di cose incrociarsi. Inoltre, abbiamo parlato fin qui della vicenda di Ilaria Salis concentrandoci esclusivamente sugli elementi che stanno attorno, la cornice, tralasciando la protagonista. Di seguito riportiamo un veloce profilo della docente di Milano e ne approfittiamo per riepilogare i fatti salienti verificatisi nei 15 mesi di detenzione.

  • [1984-2017] Ilaria Salis nasce a Milano il 17 giugno 1984 ma cresce a Monza. Studia al Liceo classico Zucchi, per poi laurearsi in storia alla Statale (tesi su Sant’Ambrogio). Nel 2003 contribuisce alla nascita del centro sociale Boccaccio a Monza. Nel 2009 rimane coinvolta, sempre a Monza, in un tafferuglio con la polizia municipale. Viene assolta nel 2013. Il 18 febbraio 2017 alcuni ragazzi del Boccaccio assaltano un gazebo della Lega a Monza. Ilaria Salis è giudicata estranea al fatto.
  • [2023-2024] In occasione del “Giorno dell’onore” - che si tiene a Budapest ogni anno l’11 febbraio – Ilaria Salis raggiunge la capitale ungherese e partecipa alla contromanifestazione antifascista. Secondo le autorità ungheresi Salis - insieme ad altri – aggredisce per strada due militanti di destra. Le persone colpite riportano ferite guaribili in 8 giorni. Ilaria Salis viene fermata l’11 febbraio 2023 alle 16.25; l’arresto viene formalizzato il 14 febbraio. Da febbraio a settembre riferisce di non essere stata messa in condizione di comunicare con gli avvocati. Il 22 dicembre 2023 nasce a Milano il “Comitato Ilaria Salis”. Durante l’udienza del 29 gennaio 2024 Salis rifiuta il patteggiamento (11 anni di galera): il rifiuto comporta la prosecuzione del processo e il rischio di una pena di 24 anni. Il 15 maggio ottiene gli arresti domiciliari, dietro il pagamento di una cauzione di 40.000 euro. Intanto in Italia l’attenzione sulla sua vicenda aumenta, grazie anche agli interventi di Ilaria Cucchi, Zerocalcare e di molti altri. Il 24 maggio ha luogo la terza udienza. Ilaria Salis, candidata al Parlamento europeo con AVS, si trova tuttora in carcere, a 15 mesi di distanza dalla manifestazione dell’11 febbraio 2023. In una casa privata, ma agli arresti.

La terza udienza è stata segnata da una novità non irrilevante: Salis è entrata in tribunale senza ferri alle mani, senza catene alle caviglie e senza “guinzaglio”. Forse ciò è dovuto alla maggiore attenzione che il pubblico italiano (ed europeo) rivolge al caso. Anche per questo motivo svolgere attività a scuola sulla vicenda Salis, come abbiamo provato a delineare in queste pagine, può essere importante.