Dire, fare, insegnare
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Insegnamento della lettura: metodo fono-sillabico e metodo globale

Le insegnanti della scuola primaria all’inizio di un nuovo ciclo si trovano di fronte all’interrogativo su quale sia il metodo migliore per insegnare a leggere: il metodo globale è escluso dalla quasi totalità, ma una buona percentuale sceglie metodi misti.

Metodologie  Editoria 
23 aprile 2019 di: Giulia Guardavilla
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In ambito didattico capita che vengano proposte nuove metodologie, senza che però ne sia verificata la reale efficacia. In Italia alcune decine di anni fa è stato introdotto il metodo globale come alternativa al metodo fono-sillabico per l’insegnamento della lettura. Il metodo globale non si basa sulla decodifica del grafema e sul collegamento tra grafema e fonema, ma sul riconoscimento visivo globale delle parole intere. 

Va subito segnalato che questo metodo è riconosciuto dalle linee guida del MIUR come non adatto agli studenti con DSA perché ritarda l’apprendimento della lettura (linee guida ministeriali del 2011 allegate alla legge 170/2010).

In realtà numerosi studi indicano la minore efficacia del metodo globale anche su alunni che non presentano problemi di apprendimento; non è raro che metodi didattici si impongano per un certo periodo basandosi più su esigenze di mercato e “mode” che non su un’efficace documentazione e analisi scientifica.

Gli studi di cui la comunità scientifica dispone oggi indicano che il metodo di insegnamento più efficace per la lettura è quello fono-sillabico, che si basa sulla decodifica del grafema e la sua associazione con il rispettivo fonema. I dati che sostengono questa metodologia sono solidi e non lasciano spazio a dubbi riguardo alla sua efficacia.

Il metodo globale non viene quasi più utilizzato dagli insegnanti italiani, ma spesso sono utilizzate metodologie miste che basano l’insegnamento della lettura su elementi provenienti sia dal metodo globale sia da quello fono-sillabico. L’utilizzo di queste metodologie miste crea però ugualmente problemi nell’apprendimento della lettura e andrebbe quindi evitato per basarsi unicamente sul metodo fono-sillabico. È infatti fondamentale che gli alunni imparino a decodificare i grafemi e associarli in modo corretto al fonema corrispondente. La lingua italiana ha il vantaggio di avere una corrispondenza tra grafema e fonema, quindi il passaggio di associazione grafema-fonema è più semplice che in altre lingue, come per esempio l’inglese o il francese.

I passaggi che bisogna seguire nell’insegnamento della lettura sono:

  • la corrispondenza grafema-fonema;
  • le sillabe;
  • la parola intera.

Esistono alcuni esercizi che si basano sul metodo globale e vengono utilizzati anche da chi insegna principalmente con il metodo fono-sillabico: in questo modo si rischia però che la propria metodologia di insegnamento diventi mista.

Si tratta per esempio degli esercizi di copiatura o di completamento di parole che gli studenti non sono ancora totalmente in grado di leggere; in questo modo si rischia di rallentare e rendere più difficoltosa l’automatizzazione dei meccanismi di lettura.

Indicazioni di questo tipo valgono per tutti gli studenti, ma gli effetti negativi di una metodologia non adeguata sono ancora più gravi nel caso di studenti con DSA.

Il metodo di insegnamento fono-sillabico può apparire come più noioso e poco innovativo, ma è quello che garantisce un apprendimento più efficace della lettura. Le capacità fonologiche possono essere già esercitate alla scuola dell’infanzia attraverso giochi di rima, canzoncine, giochi in cui si domanda ai bambini di pronunciare parole che iniziano con una lettera, etc. 

È anzi importante che i bambini inizino a esercitare le loro abilità fonologiche anche nell’ultimo anno della scuola dell’infanzia, in modo da arrivare alla scuola primaria pronti per imparare a decodificare la lingua scritta.

Per gli insegnanti della scuola primaria è fondamentale anche scegliere il libro di testo in modo accurato per evitare che siano presenti modalità provenienti da approcci di tipo diverso dal fono-sillabico, che costituirebbero la base per l’utilizzo di una metodologia mista.