Dire, fare, insegnare
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L'Accademia degli Stracuriosi e l'opera lirica spiegata ai bambini

Alessandra Maltempo ci ha parlato dell’approccio metodologico su cui si basa la piattaforma di edutainment “L’Accademia degli Stracuriosi” e delle attività di educazione teatrale per far conoscere l’opera lirica ai bambini.

Esperienze di insegnamento 
25 luglio di: Alessandra Maltempo
copertina

Offrire a educatori e insegnanti strumenti per facilitare l’apprendimento dei propri alunni e per potenziare lo sviluppo del pensiero critico, della creatività e delle competenze emotivo-relazionali: sono questi gli obiettivi per cui è nata la Soc. Coop. Pot in Pot. Il primo importate progetto realizzato da Pot in Pot, in collaborazione con la Compagnia teatrale L’Albero, è stato quello dell’Accademia degli Stracuriosi, una piattaforma di edutainment ispirata al lavoro di ricerca in campo educativo di Howard Gardner e alla sua Teoria delle intelligenze multiple.

L’Accademia è il risultato di un’esperienza ultraventennale con bambini e ragazzi coinvolti in centinaia di laboratori di educazione teatrale, nei quali abbiamo potuto osservare due aspetti dell’apprendimento che sono alla base del nostro metodo. Il primo è che se un argomento viene introdotto tenendo conto delle intelligenze e inclinazioni particolari di ogni singolo bambino, questo non solo proverà piacere nell’apprendimento di qualsiasi tema e in qualsiasi momento della giornata, ma lo troverà anche estremamente facile e divertente.

Il secondo aspetto riguarda quello che a nostro avviso deve essere il fine ultimo dell’insegnamento, ovvero quello di prendersi cura della curiosità innata dei bambini, vera leva di qualsiasi forma di conoscenza. La curiosità è infatti per sua natura onnivora; spesso si manifesta in maniera disorganizzata, dirigendosi verso cose apparentemente inutili, non necessarie, perché in verità non esistono categorie di cose o eventi più degne di suscitare curiosità (e quindi una ricerca di risposte) rispetto ad altre. Insomma, la curiosità, come diceva il filosofo Filone di Alessandria, è per sua natura “indiscreta in tutto, riluttante a trascurare qualsiasi cosa”.La piattaforma si propone sia come spazio per imparare giocando sia come applicazione pratica del nostro approccio. La metodologia sperimentata con l’Accademia degli Stracuriosi, implementata successivamente in diversi progetti, non si orienta verso uno specifico ‘cosa’ (disciplina, tema o argomento), ma verso un ‘come’, attraverso un approccio che coniuga l'applicazione delle tecniche di pedagogia teatrale alla Teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner e alle teorie e tecniche di gamificatione game based learning.

Perché avvicinare i bambini al linguaggio dell’opera lirica

Gli argomenti proposti dalla nostra Accademia sono i più disparati: astronomia, ambiente, tecnologie 4.0, cinema, comunità europea, opera lirica, ciascuno proposto attraverso una particolare narrazione in video e otto differenti giochi, uno per ogni tipo di intelligenza. In particolare ci siamo concentrati sull’opera lirica, progettando e sviluppando attività di avvicinamento a questo linguaggio anche all’interno di altre progettualità e con ulteriori azioni didattiche laboratoriali.



L’opera ha focalizzato la nostra attenzione e la nostra voglia di sperimentare approcci innovativi per più motivi. Il primo è che amiamo follemente l’opera! Può sembrare una motivazione di poco conto, ma non lo è. Amare ciò che si insegna e insegnare ciò che si ama significa innanzitutto trasmette il desiderio di condivisione di un sapere, nonché l’anima del sapere stesso. In altre parole, quando non si è semplicemente esperti ma anche appassionati di quella materia, si trasmette inevitabilmente una sorta di urgenza alla sua conoscenza. Certo, si può anche vivere senza aver mai ascoltato un’opera, ma è indubbio che si perde un’esperienza emotiva ed estetica molto potente.

Il secondo motivo è invece più prettamente legata alla mission dell’Accademia degli Stracuriosi che è quello di educare alla complessità ovvero alla capacità di pensare, analizzare, approfondire, vedere, ascoltare. Insomma, ‘educare alla complessità’ significa allenare la capacità di leggere e capire noi stessi e il mondo in cui viviamo. La complessità è quindi unopportunità educativa perché sinonimo di ricchezza di contenuti, di saperi, di immagini, di valori, di punti di vista che possiamo individuare, selezionare, combinare ai fini educativi e didattici.

Che l’opera lirica sia complessa e ricca è indubbio. Essa è la summa perfetta di tutti gli altri linguaggi artistici: canto, musica, poesia, teatro, danza, arti visive. Questa abbondanza, questa esagerazione (voci estese, scenografie imponenti, costumi sfarzosi, orchestra numerosa, personaggi con storie fuori dall’ordinario) offre una ricchezza di materiali a cui non è possibile sottrarsi. Pensiamo alla musica e alla possibilità che l’opera ci offre di proporre in modo diverso le ore di educazione musicale. L’opera, infatti, grazie a questa multiformità di linguaggi, prima ancora che dall’acquisizione delle nozioni sul ritmo, sulla notazione, sul canto o addirittura sulla capacità di suonare uno strumento, educa e sviluppa l’ascolto attivo e consapevole.

Insomma, parafrasando Mozart, grazie all’opera possiamo comprendere non solo la musica che è nelle note, ma anche e soprattutto la musica che è tra le note! L’opera, che è linguaggio teatrale in musica, può puntare infatti sul potente immaginario delle sue storie e dei suoi personaggi e su quella che, dunque, è la forza straordinaria del teatro e dell’azione. Il melodramma, rispetto alla musica sinfonica o alla canzone, è maggiormente legato a emozioni tangibili, a relazioni visibili e a significati profondi che, grazie all’intreccio di corpo-parola-musica, si svelano alla mente e al cuore di chi vede e ascolta.

Il terzo motivo sta nel fatto che l’Opera, combinando più linguaggi, può essere esplorata mettendo in gioco anche altri tipi di intelligenze, oltre a quella musicale: quella cinestetica, matematica, linguistica, intra-personale, inter-personale, visiva, naturalistica. In questo senso, l’opera lirica è“argomento” inter-disciplinare, poiché oltre a fare educazione alla musica in modo diverso, consente di trattare contemporaneamente altre discipline scolastiche come, ad esempio, italiano, matematica e storia.

I collegamenti interdisciplinari e la proposta di attività che chiamano in campo altri tipi di intelligenze saranno utili non solo agli insegnanti che possono trattare due o più materie curriculari contemporaneamente, ma anche a quei bambini che non sembrano interessati all’ora di musica e per i quali possiamo immaginare porte di ingresso differenti e più vicine ai loro interessi e alle loro attitudini.

Infine, c’è ancora un altro motivo che rende l’opera lirica particolarmente interessante come proposta didattico-educativa: essa è trans-disciplinare, in quanto attraversa e oltrepassa tutte le materie scolastiche sino ad arrivare a quella disciplina che tutte le racchiude: l’osservazione e la riflessione sull’essere umano. All’interno dell’opera i temi più astratti e difficili si trasformano così in qualcosa di tangibile e concreto per un bambino (i personaggi, i conflitti, i sentimenti) mentre la musica sarà un prezioso alleato per aiutarli a comprendere ciò che è difficile esprimere esclusivamente con le parole.

Note sul metodo

Concludendo, se si ha la possibilità di strutturare un percorso di avvicinamento al linguaggio dell’opera, il primo consiglio utile che vorremmo dare è quello di far ascoltare la musica attraverso il corpo, il che non vuol dire far danzare i bambini o farli muovere a tempo di musica, ma farli reagire all’input musicale all'interno di una dimensione teatrale, scenica, in cui il corpo e i movimenti, quindi, si fanno espressione di un paesaggio emotivo.

A differenza della musica strumentale o della canzone, a cantare un brano operistico (aria, duetto o terzetto) prima ancora dell’esecutore è infatti un personaggio, con un nome, una storia, un contesto, che vive un conflitto con se stesso e/o con altri personaggi. Mentre canta non esprime quindi soltanto le proprie emozioni in un tempo irrealmente dilatato, ma agisce, parla, osserva, pensa, prende decisioni.

Il secondo consiglio è quello di spiegare inizialmente il meno possibile di un’opera e soprattutto di non fornire ai bambini troppe informazioni. È inutile, oltre che noioso, appesantire con lunghe introduzioni legate ai riassunti delle trame (intricatissime!) o alle biografie dei compositori. Bisogna scegliere solo alcune tessere e su quelle innestare le attività, andando al cuore della musica e delle storie scegliendo un momento della trama, un singolo brano musicale, una precisa relazione fra due o più personaggi, che possano avere un gancio emotivamente forte con i bambini e accendere la loro curiosità.

L’attività proposta, infine, deve essere sempre pensata come un gioco in cui i bambini sperimentano, creano a loro volta, mettono in campo le loro competenze, fanno agire le loro intelligenze e utilizzano con gli elementi dell’opera (la musica, le parole, i personaggi, le emozioni) facendoli propri. Insomma, non devono restare in una situazione di ascolto passivo come semplici fruitori, ma diventare attori, nel senso che devono essere messi nelle condizioni di ‘agire’.Se a tutto questo riesce ad aggiungersi un approccio narrativo che faccia da cornice, che tenga insieme i diversi momenti di esplorazione di questo linguaggio, ancora meglio. Nel nostro testo Giochiamo con i fratelli Mozart, pensato proprio come manuale didattico sull’opera lirica per gli insegnati della Scuola Primaria, ogni attività è introdotta da una lettera di Nannerl, la sorella maggiore di Mozart.

Ognuna di queste lettere rappresenta non solo una tappa di uno dei primi e lunghi viaggi che i Mozart affrontano toccando le più importanti città d’Europa, ma anche uno spaccato di vita di questa rocambolesca famiglia raccontato dal punto di vista di una ragazzina intelligente e talentuosa, la quale (purtroppo), in quanto femmina, a differenza del fratello non ebbe modo di coltivare ed esprimere a pieno il proprio talento. L’approccio narrativo da un lato e le attività legate ogni volta ai diversi aspetti dell’Opera, trasformano questo linguaggio quasi in un “pre-testo”, per un approccio che apre a domande e confronti su temi sociali, storici e letterari, ma offre anche occasione per fare educazione emotiva, sviluppare l’immaginazione e la creatività, tessere nuove storie.