Dire, fare, insegnare
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La grammatica della pace. Un percorso di riflessione linguistica

Per riflettere sul tema della pace e lavorare sulla grammatica e sulle parole della nostra lingua, Giuliana Disanto ha condiviso con Dire, fare, insegnare un percorso laboratoriale per le classi seconde della scuola primaria.

Primaria 
30 agosto di: Giuliana Disanto
copertina

Lo scorso anno scolastico è stato senza dubbio un anno particolare per i nostri studenti, che hanno dovuto fronteggiare ancora una volta temi e dibattiti complessi e nuove paure. Con ancora in corso la lotta contro un nemico invisibile come il Covid, ne è giunta un’altra: violenta, prepotente e a tratti incomprensibile, con lo scontro tra Russia e Ucraina la guerra è arrivata e ha iniziato subito a essere raccontata senza filtri nelle televisioni, sui giornali, nei discorsi della gente.

Il pubblico più sensibile è sempre quello bambino che, ancora una volta, si ritrova faccia a faccia con una realtà in contrasto con il mondo innocente dell’infanzia. La scuola deve entrare in azione soprattutto in questa occasione: l’educazione è riflessione, è il motore per ordinare i pensieri, per calmare e accompagnare gli animi spaventati senza tenere all’oscuro di quello che accade intorno a noi.

Anche io come tutti mi sono domandata quale fosse il modo migliore per affrontare un tema così delicato con la classe seconda della scuola primaria in cui insegno. Il mio intento voleva essere quello di ascoltare le considerazioni e le paure dei ragazzi, di ragionare insieme a loro e allo stesso tempo fare in modo che sviluppassero le loro competenze grammaticali nel segno della pace. È così che nasce dunque un vero e proprio lavoro di riflessione linguistica sulla pace.

La pace intorno a noi: i nomi

Parlare di guerra ai bambini e alle bambine significa anzitutto affrontare la confusione e il rumore di fondo costante in cui siamo immersi, proprio di un sistema di informazione che produce stati emotivi di preoccupazione, ansia e confusione. Il mio primo intento è stato cercare di indagare nell’intimo dei miei alunni. Ho chiesto loro di sistemarsi in cerchio e di assumere una posizione comoda. Al centro ho posizionato due cartelloni: in uno ho scritto la parola “PACE”, sull’altro “GUERRA”. A ogni bambino ho chiesto di scrivere liberamente, a turno, un nome che potesse raccontare secondo il suo punto di vista prima la pace e poi la guerra.

Non c’è stata una risposta immediata. Mi hanno colpito i minuti di pausa e silenzio che si sono presi prima di iniziare a scrivere sui cartelloni. Alla fine dell’attività, abbiamo letto i nomi della pace e i nomi della guerra; abbiamo ragionato su come i primi rievocassero cose belle da vedere, da sentire ed emozioni positive, contrariamente alle altre che ricordavano elementi diametralmente opposti. Durante la lettura, abbiamo anche analizzato grammaticalmente i nomi, introducendo così il concetto di astratto e concreto.

La pace e le sue infinite qualità: gli aggettivi

Nella seconda parte del percorso, ho posizionato in aula il cartellone con i nomi della pace, in modo che tutti potessero leggerli: ogni alunno quindi ne ha scelto uno e lo ha riscritto sul suo quaderno. Ho chiesto loro di trovare un aggettivo che potesse descrivere quel nome e lo rendesse capace di trasmettere pace e serenità.

I bambini hanno così costruito delle frasi ragionando sull’uso consapevole della “e con l’accento”, il verbo che stavano impiegando le loro lavoro per spiegare la pace. Il risultato finale è quasi una sorta di componimento poetico costituito dalle voci di bambini che raccontano “di pancia” e senza filtri come immaginano la pace.

La ginnastica della pace: i verbi

Per terminare la mia riflessione linguistica sulla pace, ho chiesto alla classe di creare “la ginnastica della pace” che potesse essere utile anche gli adulti. Ho chiesto di individuare per ogni lettera dell’alfabeto un’azione che generasse pace, introducendo così il concetto di verbo. È nato così un vero e proprio opuscolo scritto e interpretato dai bambini: un alfabeto di azioni positive e libere che è stato intitolato appunto Ginnastica della pace.

In una settimana di attività in classe abbiamo quindi affrontato il tema della pace e della guerra e sperimentato una riflessione linguistica su nomi, aggettivi e verbi in modo spontaneo, deduttivo e contestualizzato, generando una grammatica “ricca” ed esplorativa che partendo dagli usi possibili delle parole giungesse alla comprensione profonda delle strutture della nostra lingua.