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La lettura dei ragazzi nell’esperienza di chi scrive. Intervista con Michele Cecchini

Michele Cecchini, relatore della Winter School “Lettura Palestra di Libertà” di CRELEB, ci ha raccontato come, secondo la sua esperienza di docente e scrittore, si possono creare occasioni per far appassionare i ragazzi al mondo dei libri e della lettura.

Secondaria 
24 gennaio di: Michele Cecchini
copertina

Michele Cecchini, autore di romanzi e docente di materie letterarie all’Istituto “Vespucci Colombo” di Livorno, nel pomeriggio di martedì 25 gennaio sarà ospite della Winter School Lettura palestra di libertà organizzata da CRELEB (Centro Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca), come relatore dell’intervento “La lettura dei ragazzi nell’esperienza di chi scrive”.

La Winter School propone quattro giornate di incontri online con scrittori, insegnanti e professionisti per riflettere sulla promozione della lettura nella scuola secondaria: ce ne hanno parlato il direttore Edoardo Barbieri e Maria Vittoria Alfieri, esperta in Digital Education. Michele Cecchini ha raccontato a Dire Fare Insegnare come, secondo la sua esperienza di docente e autore, si possono creare occasioni per incuriosire i ragazzi e portarli ad appassionarsi alla lettura.

Quali sono i benefici che la lettura può dare agli studenti?

Nel rispondere a questa domanda faccio riferimento agli studenti del triennio delle superiori, perché a loro mi rivolgo come insegnante e perché sono i destinatari degli incontri che mi capita di svolgere nelle scuole in qualità di autore. In realtà non saprei individuare benefici specifici, se non quelli che tutti possono ricavare con la lettura: credo infatti che i ragazzi vadano considerati non “lettori in divenire”, ma lettori a tutti gli effetti.

“Secondo te è adatto per le scuole?”, “Ma i ragazzi lo possono leggere?” sono domande che ogni tanto mi vengono poste per qualche mio romanzo. È una questione che mi mette sempre in imbarazzo, perché non saprei individuare i requisiti necessari: nel libro e tanto meno nei ragazzi. Spesso non ci poniamo questo problema per altre forme espressive: i ragazzi divorano serie televisive e non stiamo troppo a chiederci quali siano “adatte” alla loro età. Anzi, capita che quelle che suscitano il loro interesse siano molto distanti dai criteri che noi adottiamo nel suggerire loro un libro.

In che modo un docente può avvicinare concretamente i ragazzi all'amore per la lettura?

Temo non ci sia verso di venire a capo di una ricetta buona per tutte le occasioni. A scuola, poi, si deve sempre fronteggiare un ostacolo non da poco: la diffidenza con cui i ragazzi accolgono le proposte dei docenti, percepite come irrimediabilmente come “rogne” da sbrigare nel modo più indolore possibile. Non sempre è così, ma succede.

Quando questa diffidenza si frantuma, è una soddisfazione enorme: sia che si tratti di libri, sia che riguardi altre proposte. Ricordo che anni fa proposi a una classe terza del Liceo artistico la visione di Umberto D di De Sica: un film lontano anni luce dal loro immaginario e dalle loro frequentazioni cinematografiche. Eppure fu un’esperienza molto sentita, partecipata, e anche se non so quanto possa averli invogliati alla visione di altri capolavori del neorealismo, tuttavia quel film lasciò il segno. Incrinando, per inciso, la loro diffidenza congenita verso il bianco e nero, che nei ragazzi provoca sempre uno scoramento devastante.

Nei periodi in cui faccio un po’ fatica a leggere, mi concedo una passeggiata con un mio amico che è il lettore più forte, più accanito che conosco. Mi racconta di quello che ha letto negli ultimi tempi e lo fa con un entusiasmo e un coinvolgimento tali che torno a casa con una gran voglia di leggere. La passione per la lettura – non tanto per un singolo libro – credo funzioni come una specie di “contagio”. Se questo contagio avviene tramite un amico anziché l'insegnante, funziona anche meglio: fermo restando il requisito imprescindibile da parte di chi lo veicola, ossia l’entusiasmo.

A suo parere ci sono alcune opere letterarie in particolare che si possono proporre per aiutare i ragazzi ad avvicinarsi con maggior entusiasmo al mondo della lettura?

Non saprei. Ciascun ragazzo fa storia a sé anche nel percorso di lettura, o di “non lettura”, che può essere impervio e dipanarsi in chissà quali rivoli. Molto dipende dalla fase che si attraversa, quindi da quello che si sta cercando: l'intrattenimento, l'introspezione, l'evasione, l'approfondimento, uno sguardo alternativo sulle cose, e così via.

Come docente, per parlare di libri cerco di ricavare spazi e modalità alternative alla lezione standard. A volte con la biblioteca dell’istituto proponiamo degli incontri, che non necessariamente attengono ai programmi di letteratura. Anzi, tendo a evitare letture e approfondimenti “a supporto”, che prevedono di leggere libri (o vedere film) dopo aver preso in esame un determinato argomento a lezione. A mio avviso questo approccio finisce per allontanare i ragazzi soprattutto dagli strumenti di espressione artistica con cui hanno poca dimestichezza.

Ai i miei studenti cerco invece di proporre modi diversi per avvicinarsi a un libro o un autore. A marzo ad esempio celebreremo il decennale della morte di Antonio Tabucchi con un’iniziativa: ho parlato ai ragazzi dello scrittore e leggeremo insieme qualche brano. Tempo fa ho invece chiesto a un’amica che sta svolgendo un dottorato su Emanuel Carnevali di venire a parlarci di questo poeta, e i ragazzi hanno molto apprezzato.

In quest’ottica gli incontri con gli autori a scuola mi paiono significativi e possono costituire uno stimolo importante, almeno per quella che è la mia esperienza di scrittore. Raramente i ragazzi partecipano alle presentazioni dei libri, e quindi è bene che si muova l'autore. È un momento alternativo alla lezione perché l’autore viene da fuori, da un contesto-altro, e i ragazzi percepiscono come preziosa l'opportunità di conversare con chi ha scritto il libro che hanno appena letto.

Ho riscontrato sempre interesse, curiosità, partecipazione. Soprattutto, a detta degli insegnanti, da parte di chi è abitualmente passivo. I ragazzi hanno poca familiarità e molta diffidenza verso il libro, però considerano la sua realizzazione e pubblicazione un piccolo miracolo. Per cui la domanda più ricorrente da parte loro credo sottenda rispetto, ammirazione e una buona dose di incanto: “Ma come ha fatto?”.