Dire, fare, insegnare
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La lezione frontale

La lezione frontale può coinvolgere in modo attivo gli studenti o non è la metodologia didattica più giusta per raggiungere un simile obiettivo? È importante considerare in modo attento le sue caratteristiche e la sua efficacia.

Metodologie 
08 luglio 2019 di: Giulia Guardavilla
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Negli ultimi anni si è diffusa e consolidata l’idea che l’apprendimento non si debba basare su un processo passivo di trasmissione di informazioni, ma su un coinvolgimento attivo che consenta di elaborare in modo personale i contenuti così da adattarli allo stile di apprendimento personale. È ormai appurato che esistano diversi stili di apprendimento e che, quindi, la stessa metodologia non vada bene per tutti gli alunni; la domanda che molti docenti si pongono è quale metodo di insegnamento adottare per adattarsi ai bisogni così diversi degli studenti all’interno delle proprie classi. Anche se non esiste una risposta capace di risolvere del tutto la questione, esistono studi sull’efficacia delle diverse metodologie di insegnamento che offrono indicazioni importanti.

La metodologia che è stata maggiormente criticata negli ultimi anni è la lezione frontale, considerata la rappresentazione di un modo di insegnare che vede gli alunni come soggetti passivi e l’insegnante con un ruolo centrale di dispensatore di conoscenze. In effetti se con lezione frontale si intende un lungo discorso dell’insegnante, senza possibilità di interazione e di confronto per gli studenti e con poco spazio per i feedback provenienti dalla classe, le critiche sono fondate. Questo tipo di insegnamento, che poi è seguito da un’interrogazione o comunque da una verifica finale volta a valutare l’apprendimento dei contenuti, non risulta essere molto efficace né dal punto di vista formativo né dal punto di vista motivazionale. L’errore che spesso viene fatto è, però, quello di sovrapporre alla lezione frontale il ruolo di centralità dell’insegnante: se la lezione frontale condotta nel modo descritto sopra non è efficace, il ruolo dell’insegnante deve invece rimanere centrale anche quando si utilizzino metodologie differenti.

L’insegnante dovrebbe essere una guida per gli studenti comunicando in modo chiaro e accompagnandoli verso un obiettivo che deve essere esplicitato: è infatti molto importante che gli studenti sappiano quale obiettivo devono raggiungere. Spesso gli obiettivi non vengono formulati in modo chiaro e gli alunni non sono consapevoli di quale sia il traguardo che devono raggiungere; sarebbe importante, invece, che gli alunni fossero a conoscenza dell’obiettivo didattico e che l’insegnante desse loro feedback frequenti sul percorso verso il suo raggiungimento. Compito dell’insegnante dovrebbe essere anche quello, nel caso di obiettivi molto complessi, di scomporli in sotto obiettivi in modo da creare un percorso progressivo e a complessità crescente.

Dalle ricerche in ambito didattico è emerso che i metodi di insegnamento che lasciano troppa indipendenza agli alunni nelle prime fasi di apprendimento di un nuovo argomento sono meno efficaci. Gli studenti hanno bisogno di indicazioni e istruzioni precise in modo da comprendere quali siano i passaggi che costituiscono le procedure e i temi che stanno studiando. Se l’insegnante non fornisce indicazioni in modo esplicito e preciso nelle fasi iniziali di insegnamento, lo studente si baserà su strategie di problem solving personali che rischiano di rafforzare alcuni apprendimenti errati; in questo caso sarò poi più difficile correggere i procedimenti appresi in modo sbagliato.

Un altro elemento molto importante e che esplicita il ruolo fondamentale dell’insegnante è l’importanza di collegare le informazioni nuove che vengono apprese con quelle già possedute dagli studenti. Anche in questo caso gli studenti hanno bisogno di una guida che li aiuti a stabilire relazioni e legami tra le diverse conoscenze; è possibile che questo momento diventi un’occasione di confronto e di dialogo tra alunni e insegnante molto utile dal punto di vista formativo. Per favorire il confronto, che rende gli studenti attivi e partecipi, c’è bisogno di un insegnante che abbia a sua volta un ruolo attivo all’interno della classe.

Il ruolo attivo dello studente quindi non deve corrispondere a quello passivo dell’insegnante e la lezione frontale non è necessariamente una metodologia poco efficace e ormai superata. L’insegnante deve tenere in considerazione alcuni elementi importanti come l’esplicitazione dell’obiettivo e la sua scomposizione in sotto obiettivi, la richiesta di frequenti feedback da parte degli studenti, il legare le nuove conoscenze a quelle già possedute e il fornire indicazioni precise e chiare. Non è quindi la metodologia in sé che deve essere abbandonata, ma una sua applicazione che non tenga in considerazione la presenza di una platea di studenti che possono essere coinvolti in modo attivo e non essere solo passivi ascoltatori.

Per approfondire questo argomento: Calvani, A. (2015). La lezione in classe funziona o non funziona? Le schede evidence-based di SApIE. URL: http://www.sapie.it/