Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare

"La scuola è…". Il futuro nel presente

Dire, fare, insegnare seguirà per i suoi lettori "La scuola è…", il primo Festival online ideato da De Agostini Scuola e dedicato ai docenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado, partito l'8 marzo . Il Festival non sarà solo un’occasione di formazione per i docenti, ma anche un modo per confrontarsi sul ruolo e il valore sociale della scuola per la crescita e lo sviluppo del Paese.

Metodologie 
11 marzo di: Redazione

La tavola rotonda di apertura, “La scuola è… Il futuro nel presente”, ha visto gli interventi di Andreas Schleicher, Direttore per l’Istruzione e le competenze presso l’OCSE, Damiano Previtali, Dirigente del Ministero dell’Istruzione per la Valutazione del sistema di istruzione e di formazione, e Alessandra Rucci, dirigente scolastica dell’I.I.S. Savoia Benincasa Ancona.

La lectio magistralis di Andreas Schleicher si è concentrata sull’educazione degli studenti alle competenze del XXI secolo. La crescita della popolazione, l’esaurimento delle risorse e il cambiamento climatico richiedono l’urgenza di pensare alla sostenibilità e ai bisogni delle generazioni future. La scuola, in questo senso, non dev’essere più solo veicolo di conoscenze, ma deve svolgere un compito primario nell’aiutare gli studenti a sviluppare una bussola affidabile e ad acquisire gli strumenti per navigare con sempre più sicurezza in un mondo complesso, instabile e incerto. Parlando di competenze, è importante aiutare gli studenti a sviluppare non solo la creatività ma anche abilità sociali ed emotive, che ci aiutano a vivere con noi stessi e con gli altri. Curiosità, empatia, relazioni, coraggio, leadership: sono queste le caratteristiche fondamentali che ci distinguono dall’intelligenza artificiale dei computer, e su queste bisogna puntare per formare individui in grado di agire in prima persona nel mondo e di costruire il cambiamento. Per Schleicher, le competenze più trasformative per il mondo di domani sono la capacità di costruire qualcosa di nuovo, di creare qualcosa con un intrinseco valore positivo; la capacità di imparare,disimparare e reimparare quando il contesto cambia; la capacità di conciliare e gestire le tensioni e i dilemmi; la capacità di agire, di assumersi responsabilità, mobilitando tutte le proprie risorse cognitive, sociali ed emotive. Gli insegnanti di domani devono formare studenti capaci di un apprendimento permanente, che sappiano gestire modi complessi di pensare e di lavorare.

Di questo anno di pandemia l’unica cosa che gli studenti ricorderanno non è tanto quello che imparano, ma è l’insegnante che ha teso una mano verso di loro, che ha saputo comprendere i loro sogni e le loro passioni, che ha capito chi sono e chi vogliono diventare. Questa capacità relazionale e sociale è il cuore dell’apprendimento.

L’intervento di Damiano Previtali si è focalizzato sulle competenze della scuola italiana, in cui diventa sempre più importante porre al centro lo studente e formarlo in modo che sia capace di un apprendimento continuo. Previtali distingue le cognitive skills, competenze legate all’elaborazione di informazioni (abilità di calcolo, verbali, logiche e capacità di memorizzazione) dalle non cognitive skills, che fanno invece riferimento a caratteristiche individuali legate alla personalità (motivazione, coscienziosità, estroversione, proattività, stabilità emotiva). L’attenzione della scuola del futuro dovrà essere posta proprio su queste non cognitive skills, capaci di modificarsi nel tempo e di cambiare persone e ambienti di vita. La finalità ultima della didattica dev’essere dunque la promozione della persona in tutti i suoi aspetti. Compito dei docenti è quello di saper conciliare formazione ed educazione, integrando nell’insegnamento competenze cognitive e competenze non cognitive.

Alessandra Rucci ha sviluppato il suo intervento a partire dal ruolo del dirigente scolastico nella scuola del XXI secolo. La pandemia ha scosso profondamente il sistema scuola e ha messo alla prova anche i dirigenti scolastici, che si sono trovati a dover gestire questo cambiamento e a creare una sorta di discontinuità strategica. Questo ha significato coordinare tutte le forze delle istituzioni scolastiche, i cui legami hanno rischiato di andare in pezzi. Nonostante il compito difficile che le scuole si sono trovate improvvisamente davanti, ci sono stati esempi virtuosi di scuole resilienti, con una capacità di reagire più velocemente alla crisi e di ristrutturare completamente la loro organizzazione. Caratteristiche comuni di queste scuole sono una forte leadership didattica del dirigente scolastico, che oltre a guidare l’apprendimento è anche condivisa e distribuita, e un profondo senso di comunità. La comunitàha assunto in questo contesto di incertezze un ruolo fondamentale, in cui l’individualità del singolo docente lascia spazio alla condivisione dei valori, della visione e della missione. Il ruolo del dirigente scolastico è quello di servant leader, di guida dei docenti verso un obiettivo comune, che sia capace di condurre al benessere collettivo senza aver paura del successo degli altri, che offra stimoli culturali di alto livello e che sia fonte di ispirazione e passione.

La prossima tavola rotonda in calendario è quella del 19 marzo (“La scuola è… Una professione meravigliosa”), in cui in occasione della Giornata Internazionale della Felicità sarà celebrato il ruolo dei docenti, veri artefici di cambiamento, e l’importanza dello star bene a scuola. Interverranno Maurizio Molinari, direttore responsabile del quotidiano «La Repubblica», Daniela Lucangeli, professoressa ordinaria in psicologia dell’educazione e dello sviluppo all’Università degli Studi di Padova, Lucia Suriano, docente di lettere scuola secondaria I grado e Marina Imperato, dirigente del Ministero dell’Istruzione.