Dire, fare, insegnare
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La stesura del PDP

Il Piano Didattico Personalizzato è uno strumento importante per la programmazione del percorso scolastico degli alunni con BES. Quali aspetti tenere in considerazione nella sua stesura?

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23 settembre 2019 di: Giulia Guardavilla
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Il Piano Didattico Personalizzato viene a volte inteso come uno strumento puramente burocratico per stabilire in modo formale la programmazione del percorso scolastico degli alunni con Bisogni Educativi Speciali. In realtà il PDP dovrebbe essere uno strumento operativo su cui basarsi per definire in modo concreto le modalità e gli strumenti che un alunno potrà utilizzare per facilitare il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento. 

La sua stesura è obbligatoria nel caso in cui la famiglia presenti una diagnosi di DSA come previsto dalla legge 170/2010, ma è facoltativa, a discrezione del consiglio di classe, quando l’alunno ha un’altra diagnosi che non rientra in quelle previste dalle leggi 104/92 o 170/2010, come stabilito dalla direttiva sui BES del 27/12/2012. Il PDP deve essere preparato dal consiglio di classe entro tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico o, in caso di nuova diagnosi, entro tre mesi dalla sua presentazione a scuola; se è possibile è utile coinvolgere anche il professionista che ha redatto la diagnosi. Il documento deve essere condiviso poi con la famiglia

La famiglia ha diritto a richiedere una copia del PDP da portare a casa e leggere con attenzione prima di firmarlo. Esistono casi in cui la famiglia non firma il PDP, in questo caso si deve verbalizzare che c’è stato un rifiuto e descriverne le motivazioni. Se la famiglia non firma il PDP gli insegnanti possono comunque scegliere di inserire l’alunno all’interno dei BES e personalizzare il suo percorso di apprendimento; il disaccordo con la famiglia non deve impedire agli insegnanti di organizzare l’attività didattica nel modo che ritengono più funzionale.

La situazione in cui si hanno più probabilità di successo con uno studente con DSA è quando scuola, famiglia e studente stesso sono d’accordo sulle scelte didattiche e metodologiche volte a facilitare il percorso scolastico; in questo caso è possibile inserire sul PDP anche una sezione in cui vengono formalizzati gli impegni della famiglia nei confronti della scuola, come il supporto nello svolgimento dei compiti a casa, la preparazione del materiale scolastico, ecc. Lo studente deve essere a conoscenza di quali sono le modalità e le misure scelte dagli insegnanti per facilitare il suo percorso; in questo modo avrà un ruolo più attivo e sarà più probabile che utilizzi anche in classe gli strumenti compensativi proposti.

Il PDP, indipendentemente dalla sua struttura, deve contenere alcune informazioni di base:

  • dati anagrafici dell’alunno;
  • tipologia del disturbo;
  • attività didattiche personalizzate;
  • strumenti compensativi;
  • strumenti dispensativi;
  • forme di verifica e valutazione personalizzate.



Le scuole spesso hanno elaborato modelli per la costruzione del PDP in cui sono presenti elenchi di modalità didattiche, strumenti compensativi e dispensativi e forme di valutazione tra cui scegliere quelli più adatti al singolo alunno. Questo rende la stesura più semplice e veloce, ma bisogna evitare che limiti la riflessione sulle modalità che si adattano realmente allo studente e sulle sue caratteristiche personali.

Spesso si attribuisce molta importanza agli strumenti compensativi e dispensativi, anche in vista delle verifiche e delle prove di esame, ma la parte più importante è quella della programmazione di modalità di insegnamento che siano più inclusive e adatte non solo agli studenti con BES, ma anche all’intera classe. Infatti sarebbe importante concentrare l’attenzione sugli elementi che possono unificare il percorso di tutti gli studenti, piuttosto che su quelli che lo diversificano.

Gli studenti con BES hanno sicuramente bisogno di alcuni strumenti, come per esempio le mappe concettuali, ma si possono pianificare, per esempio, attività con tutta la classe che siano propedeutiche alla creazione di mappe concettuali. In questo modo si può lavorare su abilità che sono importanti per tutti gli studenti, facendo contemporaneamente un lavoro di inclusione e permettendo agli studenti con BES di imparare a costruire uno strumento compensativo che poi potranno utilizzare. Questo è solo un esempio di come possa essere utile programmare realmente un’attività didattica personalizzata, ma allo stesso tempo utile per tutti gli studenti. Il PDP serve anche a riflettere su questi aspetti e provare a impostare la lezione in modo differente.

Gli strumenti compensativi sono solitamente già suggeriti all’interno della diagnosi dal professionista; anche in questo caso è importante fare una valutazione attenta su quali strumenti inserire subito, quali in modo progressivo, anche in base alla reazione dell’alunno alla diagnosi. Capita spesso che gli studenti non vogliano utilizzare a scuola gli strumenti, come per esempio il computer, che potrebbero facilitare il loro lavoro, per non sentirsi diversi dai compagni; in questo caso è importante che l’insegnante lavori sull’inclusione in modo da risolvere questa problematica, per esempio facendo lavori di gruppo in cui si possa utilizzare il computer dello studente. In questo modo lo strumento è introdotto gradualmente; a volte semplicemente come supporto che è usato da tutti gli studenti in fase di apprendimento e poi lasciato a disposizione anche in seguito, come può accadere per la tavola pitagorica. L’utilizzo di queste strategie inclusive deve essere pensato nella programmazione dell’attività didattica e la stesura del PDP può rappresentare un importante momento di riflessione su questi aspetti.

Le misure dispensative sono solitamente indicate nella diagnosi, come quelle compensative; anche in questo caso bisogna considerare in modo attento quando applicarle e non essere troppo rigidi. Spesso nel caso di diagnosi di dislessia, per esempio, viene inserita la dispensa dalla lettura ad alta voce, ma capita che alcuni studenti chiedano comunque di leggere; in questo caso è bene concedere loro di leggere, magari una parte breve di testo.

Un altro elemento importante è la pianificazione delle verifiche e della valutazioni; spesso nella diagnosi è indicata tra la misure la necessità di concedere più tempo nelle verifiche o diminuire il numero degli esercizi. In generale gli insegnanti preferiscono ridurre il numero di esercizi perché è più semplice dal punto di vista organizzativo, ma è importante scegliere quali esercizi proporre e quali eliminare per garantire un livello di difficoltà, e di conseguenza una valutazione, coerente con quella dei compagni. Inoltre in molti casi sarebbe importante che le modalità di presentazione degli esercizi fossero personalizzate per lo studente, anche semplicemente utilizzando un’adeguata font, una dimensione e spaziatura all’interno del foglio. Queste indicazioni dovrebbero essere presenti nel PDP in modo da fornire una base per tutti gli insegnanti della classe e anche una coerenza dal punto di vista didattico.

Il PDP dovrebbe quindi essere uno strumento operativo che cambia nel tempo a seconda del percorso dello studente e dei bisogni che emergono; una buona stesura di questo documento rappresenta la base per una reale inclusione degli studenti con BES e un segnale per la famiglia dell’impegno della scuola nei confronti dello studente.