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Lavorare in sinergia: come la scienza e l’arte possono diventare un unico strumento di indagine della realtà

Via alla prima fase delle attività del progetto “Là Fuori”, che prevede la realizzazione di una serie di laboratori didattici di arte e scienza all’interno dell’Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini di Roma.

Inclusione  Esperienze di insegnamento 
copertina

Là fuori è un progetto organizzato dall’Associazione culturale Insiemi di Scienza con il patrocinio di Regione Lazio, Istituto Nazionale di Astrofisica, il consorzio europeo AHEAD2020, il Municipio Roma VII e con Dire, fare, insegnare come media partner, che ha l’obiettivo di proporre un’esplorazione oggettiva e soggettiva della realtà. Il progetto si fonda su indagini scientifiche, pensate e realizzate sulla base del metodo IBSE- Inquiry Based Scientific Education (ovvero educazione scientifica basata sull’investigazione: Rapporto Rocard, Commissione Europea, 2007) accompagnate da sperimentazioni artistiche.

Queste ultime, infatti, permettono di stimolare la creatività, affiancando così alla prospettiva oggettiva dell’indagine scientifica, quella dell’espressione soggettiva artistica attraverso il canto, la musica, la recitazione e la costruzione di performance. Bambine e bambini si trasformano così in scienziati per osservare e costruire modelli e in attori e musicisti per sperimentare soggettivamente diversi aspetti del mondo che ci circonda. La prima parte del progetto, costituita da laboratori di astrofisica/teatro e biofisica/musica, andrà avanti fino ad inizio giugno e sarà seguita da un festival scientifico che vedrà il coinvolgimento attivo delle bambine e dei bambini del progetto.

Osservare e modellare la realtà, tra astrofisica e teatro: l’importanza del punto di vista

C’è una cosa che caratterizza e accomuna più di tutte la scienza e l’arte: la capacità di osservare con un occhio in più. Nel percorso che andremo a intraprendere, i partecipanti vestiranno i panni di scienziate/i attrici/attori che si stupiscono, si domandano, si interrogano e interrogano la natura. Decidono di isolare l’oggetto di studio dal contesto, focalizzano l’attenzione sulla variabile di studio, indagano attraverso pratiche condivise dalla propria comunità e trovano una descrizione dei fenomeni nel linguaggio di quella disciplina. L’osservazione della realtà diventa un’operazione intenzionale, ovvero frutto di una scelta consapevole; selettiva, ovvero frutto di una frammentazione della realtà e di un isolamento della grandezza di interesse, che permette l’analisi di un unico aspetto del reale. Solo in questo modo è possibile costruire una descrizione, una rappresentazione, un modello, non limitandosi alla sua semplice contemplazione mistica. L’osservazione è poi un’operazione interpretativa, che ha come obiettivo comprendere e spiegare, attribuire un significato. L’interpretazione si esprime inoltre attraverso il linguaggio proprio di ogni disciplina: se le scienze dure utilizzano il formalismo matematico, anche il teatro ha una sua grammatica e dei canoni specifici, necessari per muoversi nel terreno espressivo comune dell’arte.



In questo contesto, il punto di vista da cui osserviamo la natura è necessariamente soggettivo, anche quando parliamo del Punto di Vista, quello umano. Non occupiamo soltanto, come specie, una posizione specifica dello spazio e del tempo – posizione che condiziona inevitabilmente la nostra esperienza e le possibilità osservative – ma ne occupiamo anche una come individui, entità singolari che interpretano la realtà e propongono soluzioni ai problemi in modo unico e originale. Una buona teoria scientifica è una descrizione della realtà che, partendo dalla nostra specificità, permetta di fare il passo in più, di parlare in generale, di uscire dalle limitazioni del proprio punto di vista. Quest’ultimo, quindi, diventa il trampolino di lancio per spiccare il volo, per costruire una teoria scientifica, o una performance artistica, che da dalla prospettiva individuale si erga a conoscenza o investigazione condivisa. Per riuscirci, però, è necessario prima di tutto essere consapevoli della eterna e imprescindibile parzialità del nostro sguardo.

Verso la complessità dei sistemi: dall’elemento all’ensamble tra biofisica e musica

Quali sono le principali peculiarità dei sistemi viventi? Cosa li differenzia dai sistemi inanimati? Qual è l’elemento costitutivo della vita? Da queste domande nasce un percorso in cui esperimenti e teorie volte a spiegare l’origine dei sistemi viventi si affiancano a sperimentazioni musicali, che, partendo dall’assunto “noi siamo suono”, svelano il fatto che siamo tutti strumenti musicali capaci di sentire, percepire, individuare, inventare e riprodurre cellule ritmiche e linee melodiche. Il punto di partenza di questo viaggio verso la complessità è la cellula, la più piccola unità biologica, ovvero il più piccolo sistema ad essere considerato vivente. La sua struttura estremamente complessa, composta da una grande varietà di elementi distinti che cooperano per renderla un’entità autosufficiente, fa emergere l’importanza delle relazioni e della collaborazione. Così come la cellula è il più piccolo sistema che può considerarsi vivente, per dare vita a un “insieme” in musica bastano soltanto due strumenti. I diversi compiti a cui assolvono i due strumenti ed il loro intrecciarsi dà vita ad una composizione d’insieme che assume un valore maggiore della somma delle parti, esattamente come nel caso degli elementi che compongono la cellula biologica.



Il viaggio prosegue con la scoperta del DNA, molecola fondamentale per gli essere viventi e presente nelle cellule di tutti gli organismi conosciuti, il cui suo ruolo principale è quello di magazzino e messaggero dell’informazione. Tutte le istruzioninecessarie a una cellula (e a un organismo in generale) per compiere le azioni durante il corso della sua vita sono contenute nel DNA; grazie alla sua particolare struttura a doppia elica, poi, questa molecola è in grado di dividersi in due “copie carbone” da cui, durante la nascita di una nuova cellula, è possibile ricostruire il materiale genetico di partenza.

Arte e scienza sono due modi di decriptare il mondo, e il loro denominatore comune è il veicolare l’informazione attraverso un linguaggio. Nel caso della musica, come dimostrano diversi studi etnografici, tale linguaggio può considerarsi universale. Anche la scienza può essere considerata un linguaggio universale, come testimoniano le numerose collaborazioni internazionali che vanno oltre le barriere etniche, politiche e religiose. Acquisire familiarità con i linguaggi propri della musica e della scienza, intraprendendo un percorso basato sulla sperimentazione e sul pensiero creativo, è un passo chiave per entrare in contatto e provare a comprendere la complessità organizzata dei sistemi vitali in tutta la loro magnificenza.



Il progetto è vincitore del bando VitaminaG nell’ambito del programma GenerAzioniGiovani.it finanziato dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio con il sostegno del Dipartimento per la Gioventù.