Dire, fare, insegnare
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Le punizioni a scuola

Il tema della punizione a scuola è molto dibattuto perché spesso gli insegnanti non sanno come gestire gli alunni che non seguono le regole e come coinvolgere la famiglia in un progetto educativo condiviso. Questo tema è centrale anche in seguito all’abolizione del Regio decreto del 1928.

Problematiche scolastiche 
20 maggio 2019 di: Giulia Guardavilla
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Recentemente il tema delle punizioni e delle sanzioni disciplinari è salito alla ribalta in conseguenza all’abolizione del Regio decreto del 1928 che trattava, appunto, di sanzioni disciplinari.

In realtà l’abolizione di questo decreto non determina per gli insegnanti l’impossibilità di utilizzare sanzioni disciplinari, ma allinea la normativa della scuola primaria a quella già in vigore nella scuola secondaria.

Il Decreto del Presidente della Repubblica del 21 Novembre 2007 n. 235 modifica il DPR n. 249 del 24 giugno 1998 che stabilisce i diritti e i doveri di insegnanti e studenti e le sanzioni disciplinari che possono essere applicate. Questo decreto riguardava solo la scuola secondaria, ma, con l’abolizione del Regio decreto del 1928, questa normativa si estende anche alla scuola primaria.

In questo modo anche per la scuola primaria si stabilisce la necessità di stipulare un Patto educativo di corresponsabilità che stabilisca quali sono i doveri e i diritti di alunni e insegnanti e coinvolga la famiglie nel processo educativo. All’entrata a scuola studenti, genitori e istituzione scolastica firmano cioè un patto in cui sono specificate le norme che regolano i rapporti e i diritti e doveri di ogni sottoscrivente.

La normativa comprende la possibilità di utilizzare sanzioni disciplinari verso gli alunni che non si comportano in modo adeguato, ma queste devono essere motivate in modo preciso e avere una funzione educativa invece che punitiva.

La sanzione disciplinare deve essere adeguata alla gravità del comportamento messo in atto e volta, quando possibile, a rimediare al danno causato e non può influire sulla valutazione del profitto scolastico.

La decisione di allontanare l’alunno temporaneamente dalla scuola deve essere presa dal Consiglio di classe e, nel caso di un allontanamento superiore ai quindici giorni, dal Consiglio d’istituto.

Le sanzioni devono tenere conto della situazione del singolo alunno e non possono riguardare l’espressione delle proprie opinioni se comunicate in modo adeguato e rispettoso verso le altre persone.

Lo studente dovrebbe sempre avere la possibilità di convertire le sanzioni in attività a favore della comunità scolastica.

La sanzioni che non riguardano l’allontanamento dello studente dall’attività scolastica sono stabilite in modo autonomo da ciascun istituto scolastico che prevederà il tipo di sanzioni disciplinare collegata a un comportamento inadeguato e chi la può comminare. 

Nel caso di sanzioni diverse dall’allontanamento il regolamento può prevedere che anche il singolo docente possa applicare una sanzione decidendo in modo autonomo, ma coerente con il regolamento dell’istituto.

Tutte le sanzioni disciplinari si dovrebbero ispirare al principio della finalità educativa e “costruttiva”, quindi non rappresentare unicamente una punizione, ma una riflessione che porti a un cambiamento del comportamento.

I diversi istituti possono identificare sanzioni che rispondano a questi requisiti, come attività di volontariato all’interno della scuola, manutenzione e riordino di materiali presenti all’interno della scuola, corsi di formazioni che riguardino tematiche importanti della convivenza e del rispetto, elaborati e ricerche che trattino di tempi rilevanti in relazione al tipo di comportamento che si intende sanzionare.

Quando si decide di applicare una sanzione disciplinare devono essere chiarite in modo preciso le motivazioni per le quali è stata fatta questa scelta; maggiore è la severità della sanzione e più precise dovranno essere le motivazioni che la sostengono perché si suppone che la gravità del comportamento punito sia commisurata alla severità della sanzione.

Se il comportamento messo in atto dallo studente dovesse addirittura configurarsi come reato in relazione all’ordinamento penale, il dirigente scolastico ha l’obbligo di presentare denuncia all’autorità giudiziaria (art. 361 c.p.).

Le sanzioni fanno parte del fascicolo personale dell’alunno e dovrebbero quindi seguirlo nel cambio di scuola e nel passaggio da un grado all’altro di scuola, ma l’autonomia scolastica consente di decidere in maniera autonoma. Le sanzioni non sono considerate dati sensibili, a meno che non vengano citati all’interno del documento dati sensibili riguardanti altre persone coinvolte; in questo caso il documento non sarà inserito all’interno del fascicolo diretto alla nuova scuola. Bisogna però considerare in modo accurato le informazioni che vengono comunicate alla nuova scuola e agli insegnanti per evitare di creare pregiudizi nei confronti dell’alunno.

La scuola ha quindi due strumenti per affrontare i comportamenti non adeguati: il Patto educativo di corresponsabilità e il Regolamento d’istituto.

Il Patto educativo di corresponsabilità serve per stabilire insieme alle famiglie degli obiettivi educativi condivisi che consentano uno sviluppo sociale dell’alunno.

Il Regolamento d’istituto stabilisce quali sono le regole da rispettare all’interno della scuola e in quale modo vengono sanzionati i comportamenti che non seguono le norme scolastiche e di convivenza civile.