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Le tavole rotonde di Dire, fare, insegnare - Opinioni sulla didattica a distanza / parte 3

La Nota ministeriale 388 del 17 marzo ha stabilito le linee guida per la didattica a distanza: la scuola italiana è pronta? Dopo le prime due puntate, ecco l’ultima parte della nostra tavola rotonda con tre docenti della scuola secondaria di primo grado.

Esperienze di insegnamento  Grandi insegnanti 
03 aprile di: Giulia Guardavilla
copertina

Nella Nota ministeriale 388 del 17 marzo si legge che «[…] le attività di didattica a distanza […] prevedono la costruzione ragionata e guidata del sapere attraverso un’interazione tra docenti e alunni. Qualsiasi sia il mezzo attraverso cui la didattica si esercita, non cambiano il fine e i principi [… ]. Il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento […]. È ovviamente da privilegiare, per quanto possibile, la modalità in “classe virtuale” […].»

Abbiamo posto alcune domande a docenti della scuola secondaria, per capire come si sono organizzati. La parti precedenti di questa tavola rotonda virtuale sono disponibile qui e qui

Ad oggi è stata impostata dai docenti una riprogrammazione dell’attività didattica e una rimodulazione degli obiettivi affinché – come recita la Nota – «[…] le attività finora svolte non diventino – nella diversità che caratterizza l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento – esperienze scollegate le une dalle altre […]»?

Le risposte dei docenti sottolineano l’impegno dei docenti nella riprogrammazione degli obiettivi in funzione delle differenti modalità di attuazione della didattica e l’importanza, anche in questa situazione, di costruire percorsi didattici interdisciplinari.

Letizia Mazzanti, insegnante di lettere alla scuola secondaria di primo grado,pensa che «molti docenti si siano impegnati già dalle prime settimane con l’invio di materiali e videolezioni che diano continuità al lavoro di classe: il lavoro di queste settimane in emergenza dovrebbe essere sempre in linea con il lavoro svolto fino a febbraio in classe. Tuttavia è necessario e importante rivedere la programmazione annuale, come indica la nota, questo perché gli obiettivi e le modalità di attuazione dei contenuti disciplinari non potranno essere gli stessi esplicitati nelle programmazioni di inizio anno.»

Luigi Novi, insegnante di italianostoria e geografia alla scuola secondaria di primo grado, afferma che «con la didattica a distanza è stato necessario rivedere le programmazioni e rimodulare gli obiettivi formativi in relazione alla nuova esigenza. Non è stato facile inizialmente approcciarsi a questa tipologia di didattica perché è stato necessario tenere in considerazione le competenze degli alunni, gli strumenti che gli stessi hanno a disposizione e la loro capacità di utilizzarli.»

Susanna Renzini, insegnante di storia e sostegno alla scuola secondaria di primo grado,riferisce che «i singoli cdc si sono riuniti ed hanno riprogrammato l’attività didattica e rimodulato metodologie e obiettivi. In alcune classi la collaborazione tra diversi docenti ha fatto nascere proposte di attività interdisciplinari, in modo da collegare le esperienze che vedono gli alunni protagonisti del processo di apprendimento. Ma non in tutte le classi la collaborazione è stata proficua, per cui per alcune classi si è coordinata l’organizzazione delle attività e ci si è confrontati sulla riprogrammazione, ma ogni docente poi lavorerà in autonomia per la propria materia, concentrandosi sui relativi contenuti disciplinari. Personalmente sono a favore, in generale, ma in questo periodo in particolare, di una didattica interdisciplinare e, perché no, in compresenza di docenti di materie diverse.»

La Nota 388 dedica una parte anche agli alunni con disabilità affermando che il punto di riferimento rimane il Piano educativo individualizzato e la sospensione dell’attività didattica non deve interrompere il processo di inclusione. Fino ad oggi come si sono organizzati gli insegnanti di sostegno con gli alunni con disabilità? In quale modo si può favorire l’inclusione con la didattica a distanza? La Nota suggerisce inoltre di «[…] mettere a punto materiale personalizzato da far fruire con modalità specifiche di didattica a distanza concordate con la famiglia medesima, nonché di monitorare, attraverso feedback periodici, lo stato di realizzazione del PEI […].» Dal suo punto di vista questo sta accadendo?

Le risposte evidenziano come l’importanza di mantenere il coinvolgimento degli studenti con disabilità nelle attività di classe, in modo da includerli il più possibile nonostante a volte risulti difficili per loro utilizzare gli strumenti della didattica a distanza.

Letizia Mazzanti sottolinea alcune criticità del lavoro a distanza con studenti con disabilità:«Gli insegnanti di sostegno in queste settimane hanno mantenuto il rapporto con gli alunni disabilità attivando canali privilegiati, anche diversi da quelli utilizzati per la classe. Stanno lavorando per semplificare il lavoro della classe e renderlo fruibile da parte di tutti, spesso con software appositi e creando mappe e video semplificati.Nonostante ciò spesso è difficile coinvolgere e lavorare a distanza con questi alunni che necessitano di attenzioni particolari e di essere osservati e guidati da vicino. In queste situazioni, anche gravi, la situazione d’emergenza che stiamo vivendo si rivela davvero critica.»

Susanna Renzini descrive il suo lavoro in questo modo: «I docenti di sostegno devono contattare o essere contattati dai docenti curricolari per poter partecipare all’attività didattica svolta dal docente sia per la video lezione che per l’assegnazione dei compiti. Finita la lezione i docenti di sostegno in un secondo momento devono rimodulare o semplificare la lezione per i loro studenti con la creazione di eventuali mappe o esercizi esplicativi dell’argomento trattato in video lezione. Per gli alunni che seguono il percorso della classe l’attività didattica sarà sempre modulata sugli obiettivi minimi.Per gli alunni che seguono il percorso differenziato farà fede la programmazione formulata all’inizio dell’anno scolastico con le opportune modifiche derivanti dalla nuova modalità didattica.Priorità assoluta per i ragazzi con disabilità è il diretto coinvolgimento degli alunni attraverso gli strumenti che sono oggi a nostra disposizione: videolezioni, videochiamate, e-mail, registro elettronico. I ragazzi non devono sentirsi isolati e devono continuar a sentirsi parte integrante della comunità scolastica attraverso la mediazione del docente di sostegno e dell’educatore. Ogni giorno i ragazzi possono essere contattati e invitati a partecipare ai momenti di incontro con gli altri alunni. Il feedback dello stato di realizzazione del PEI in questo momento deve essere fatto continuamente.»

È realistico pensare, in questa situazione di difficoltà, che gli insegnanti possano creare materiali differenziati per gli alunni con BES, anche sfruttando la strumentazione tecnologica già in uso, come richiesto dalla Nota dove si legge che «occorre dedicare, nella progettazione e realizzazione delle attività a distanza, particolare attenzione alla presenza in classe di alunni in possesso di diagnosi rilasciata ai sensi della Legge 170/2010, e ai rispettivi piani didattici personalizzati»? 

Le risposte sottolineano che i docenti si sono attivati per preparare il materiale per gli alunni BES, anche con l’aiuto degli insegnanti di sostegno, ma possono emergere problemi soprattutto quando sono presenti alunni in situazioni difficili dal punto di vista economico e socio-culturale.

La professoressa Mazzanti ci evidenzia alcune difficoltà relative alla didattica a distanza con studenti BES. «Anche per quanto riguarda gli alunni BES la situazione crea ulteriori difficoltà. I docenti cercano di arrivare a tutti semplificando e rendendo i contenuti alla portata di ognuno, ma non sempre dall’altra parte c’è la ricezione di questo enorme lavoro. Quando si ha in classe un alunno con BES ci si trova spesso di fronte a situazioni di emarginazione, di deficit socio-culturale. Sono queste le situazioni in cui la scuola in presenza, per seguire l’esempio di Don Milani, è davvero importante.»

Novi sottolinea la necessità in alcune situazioni di comunicare direttamente con lo studente in una modalità uno a uno, in modo da rendere il lavoro più efficace. «Esistono piattaforme che consentono di avere un rapporto uno a uno con lo studente e quindi comunicare in maniera diretta indicazioni e lavori da effettuare.»

Renzini, infine, afferma la necessità di seguire in modo attento gli studenti con BES: «Particolare attenzione viene dedicata agli studenti BES e agli alunni stranieri secondo quanto già stabilito dai piani educativi individuali (per alunni ai sensi della Legge 104/92)e dai piani didattici personalizzati (per gli alunni ai sensi della legge 170/2010 e gli altri BES), anche per quanto riguarda l’utilizzo di strumenti dispensativi e compensativi. Gli insegnanti curricolari, in collaborazione con i docenti di sostegno presenti nelle classi, predispongono mappe, PowerPoint e altri materiali utili ad agevolare l’apprendimento di tutti gli alunni, in particolare per gli alunni con BES (tutte le categorie di BES). Questa almeno è l’esperienza che riporto nelle mie classi. Dato che in questo momento i docenti sono oberati dalla produzione di videoregistrazioni, dai continui contatti con alunni e colleghi per coordinare il lavoro e la mattina sono impegnati in videolezioni, occorre lavorare in stretta sinergia con i docenti di sostegno affinché i materiali differenziati siano efficaci e siano distribuiti agli alunni, a tutti gli alunni in un’ottica inclusiva, con tempestività.»

La Nota ritiene necessario che si proceda ad attività di valutazione costanti, secondo principi di tempestività e trasparenza: in quale modo si possono valutare gli alunni con la didattica a distanza?

Le risposte sottolineano l’importanza della funzione educativa della scuola in questo momento e il fatto che la valutazione si possa effettuare considerando partecipazione e impegno degli studenti nella attività proposte.

Letizia Mazzanti sottolinea come sia importante che il docente continui a essere, per quanto possibile, presente: «per quanto riguarda le materie letterarie si può chiedere la restituzione dei lavori svolti a casa dagli alunni tramite e-mail, procedere con la valutazione e rinviare i compiti corretti. In questo modo i ragazzi non solo hanno un feedback sul lavoro svolto e capiscono ciò che non è stato compreso riflettendo sugli errori, ma sentono anche la presenza del docente che da lontano li continua a seguire e li osserva. La valutazione si può poi effettuare sui lavori consegnati, ma a mio avviso in questo momento è più importante far sentire la presenza del docente e della scuola come istituzione ancora, e forse proprio ora, educativa.»

Il professor Novi crede che «non si possa attuare un sistema ideale di valutazione. Si potrebbe però prendere in considerazione tutto il processo di crescita dello studente, il suo livello culturale, come abbia preso appreso e imparato le cose, tenere conto dei suoi successi e sconfitte individuali e di gruppo. È impensabile un sistema di valutazione mediante i voti.»

La professoressa Renzini descrive poicome si è organizzato il consiglio di classe nel suo caso: “La valutazione mirerà alla valorizzazione degli studenti ai fini di una descrizione complessiva del rendimento, dell’impegno e della partecipazione attiva al dialogo didattico-educativo. Quindi nel mio CdC abbiamo pensato a valutazioni formative e non sommative. Gli strumenti di verifica e monitoraggio (validi anche per il recupero dei debiti formativi) che utilizziamo sono verifiche interattive, test personalizzati realizzati anche con le piattaforme digitali dei libri di testo, relazioni orali, approfondimenti individuali concordati con i docenti, compiti scritti, quiz online e attività di gruppo di tipo seminariale.”.

A fronte di tutto questo, ritiene che la scuola italiana e i suoi docenti siano pronti per organizzare l’attività didattica in conformità alla Nota ministeriale?

Le risposte descrivono la presenza di situazioni diversificate all’interno delle diverse scuole e regioni, ma sottolineano come ci sia una volontà generale di riuscire a mantenere il ruolo della scuola, pur con sacrifici e difficoltà.

Letizia Mazzanti descrive una buona organizzazione della didattica a distanza: «gran parte dei docenti è sicuramente in grado di organizzare una didattica in conformità alla nota ministeriale. L’esempio che ho io, quello dell’Emilia-Romagna, è un esempio virtuoso: nel giro di un mese la percentuale di classi che ha attivato una DAD in linea con le indicazioni ministeriali è altissima.Nel mio paese, Castel Maggiore, vedo docenti di ogni ordine e grado impegnati nel mantenere il proprio ruolo educativo sebbene a distanza. Io insegno alla secondaria di I grado, il mio compagno alle superiori, mio figlio è alla primaria e mia figlia è all’infanzia: in ogni scuola ho esempi virtuosi di innovazione e presenza. Fin da subito tanti docenti si sono messi in discussione rivedendo la propria didattica e riorganizzando le proprie giornate per fare scuola con modalità differenti, utilizzando i tanti canali che il web ci offre per comunicare con i nostri alunni. Sicuramente è necessario continuamente calibrare e modificare le proposte e le attività, seguendo anche il feedback di famiglie e alunni e allineandosi con i colleghi e le istituzioni.”.

Luigi Novi sottolinea l’impegno dei docenti. «La scuola italiana sta facendo enormi sacrifici in queste settimane per garantire agli studenti il diritto allo studio. Per quanto riguarda la mia scuola stiamo operando con due piattaforme, quello ministeriale Argo e Bsmart. Su quest’ultima abbiamo la possibilità di avviare una videoconferenza in diretta con le nostre classi ed è davvero molto coinvolgente. Credo comunque che non si possa fare didattica a distanza perché l’insegnamento è relazione la un’occasione di scambio in cui se si dà qualcosa, si riceve anche qualcosa indietro. In questi giorni noi docenti ci siamo attivati per continuare a garantire ai nostri studenti il diritto allo studio e lo stiamo facendo utilizzando piattaforma online seguendo il nostro orario scolastico. Non è facile. Nemmeno entusiasmante. Per insegnare e per connettersi è necessario il contatto umano con gli allievi. Il nostro senso di umanità è ciò che ci dà emozioni.»

Susanna Renzini afferma che questa situazione offre motivi di riflessione e cambiamento: «La scuola italiana non è pronta, anche se i docenti negli ultimi anni hanno frequentato molti corsi sull’uso delle TIC nella didattica, sulla flipped classroom e si è molto discusso sul ruolo dei docenti come mediatori del processo di insegnamento-apprendimento abbandonando l’ottica di una didattica prettamente frontale. Questi momenti di riflessione stanno permettendo di mettere in atto dinamiche fino ad ora poco attualizzate nella quotidianità della scuola. Diciamo che stiamo facendo le prove generali e le settimane passate sono servite come banco di prova e adesso siamo in fase di assestamento del nuovo sistema di fare scuola.»

Immagine: School vector - macrovector / freepik.com