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Lezioni da brivido: la biologia dei mostri di Halloween da portare in classe

Silvia Giordano, docente di matematica e scienze, nonché animatrice digitale e Google Trainer certificata, propone ai docenti delle prime e seconde classi della scuola secondaria di primo grado due lezioni “mostruose” da condividere con i propri studenti per fare in modo che la festa di Halloween diventi un’occasione per imparare divertendosi.

Metodologie  Esperienze di insegnamento 
29 ottobre di: Silvia Giordano
copertina

A volte, a scuola, non dobbiamo parlare solo di scuola: in alcuni casi occorre discutere anche del mondo che vi gravita attorno, quel mondo per il quale, in effetti, la scuola dovrebbe prepararci e di cui essa stessa fa parte. È per questo motivo che, nell’ottica di una didattica eccezionale e fuori dalle righe, che sia davvero in grado di coinvolgere le alunne e gli alunni, questa settimana sarà possibile svolgere le lezioni in veste “mostruosa”.

Sì, mostruosa, perché, qualsiasi età abbiano gli studenti, in questi giorni la maggior parte dei loro pensieri e delle loro emozioni graviterà solo ed esclusivamente attorno alla festa di Halloween che li attende nel weekend.

Forse l’unico modo per farsi davvero ascoltare adesso è parlare loro proprio di questo; ma non del “solito” Halloween e della “classica” storia di Jack O’ Lantern, ma di un Halloween fatto delle speciali curiosità biologiche sui suoi mostri&co, con qualche rimando anche alla letteratura e, perché no, all’educazione digitale.

Ecco due proposte di lezione per gli studenti della scuola media.

Discipline di riferimento:

・scienze;

・educazione civica digitale.

Argomenti di collegamento:

・scienze (la cellula, l’elettricità nel sistema nervoso);

・educazione civica digitale (utilizzo di fonti affidabili, verifica delle fake news).

Target: classi prime e seconde della scuola secondaria di primo grado.

Durata: 1h per modulo (i moduli sono indipendenti l’uno dall’altro).

Il materiale didattico che trovate qui offre degli spunti per rendere le lezioni ancora più coinvolgenti.

Prima lezione: smentire una fake news sui vampiri (tempo previsto: 1h)

Si cercano insieme alla classe delle immagini “storiche” di vampiri, quindi illustrazioni tradizionali di romanzi, personaggi di film o serie tv. Poi si chiede agli studenti di osservare: quanti di questi personaggi sono rappresentati, secondo la tradizione, con le unghie e i capelli lunghi? Effettivamente molti.

A questo punto si dà vita a un brainstorming: esiste una spiegazione biologica alla base della diffusione di questa immagine? Forse sì, e qualcuno dei vostri studenti probabilmente riuscirà a darla: pare che i capelli e le unghie continuino a crescere anche dopo la morte (come del resto succede in Dell’amore e di altri demoni di Gabriel G. Marquez).

Ma cosa c’è di vero in questo? Proviamo ad applicare un po’ di competenze di biologia cellulare “vampiresca”: le nostre cellule, per fare qualsiasi cosa, hanno bisogno di ATP, ossigeno e sostanza organica su cui lavorare. È possibile che queste sostanze siano ancora a disposizione delle cellule del nostro corpo anche dopo la morte? In fondo, di ossigeno inutilizzato il nostro sangue è pieno (come testimoniano le percentuali di questo gas nell’aria che espiriamo); la materia organica in un cadavere certo non manca, e magari un po’ di ATP di riserva da qualche parte si trova…

Fate l’avvocato del diavolo e scatenate la discussione, dividendo la classe in due fazioni: quella che dirà di sì, che questo fenomeno è plausibile, e quella che dirà di no, che è assolutamente impossibile.

Se volete lavorare sull’educazione civica digitale e su come si ricercano le verità scientifiche in rete, avete proprio bisogno di una credenza popolare diffusissima con cui tendere un tranello ai vostri studenti. Questa delle unghie e dei capelli nei vampiri è perfetta! La maggior parte delle ragazze e dei ragazzi, infatti, se spiegate che queste immagini sono dovute all’opinione comune relativa alla “crescita post-mortem”, ci crederà.

La ricerca in rete, invece, insegnerà loro che la verità scientifica è un’altra cosa rispetto alle credenze popolari. Permettete agli studenti di usare tablet e cellulari per una decina di minuti: scopriranno che unghie e capelli lunghi nei cadaveri sono in realtà un’illusione, generata dal fatto che, con la morte, il nostro corpo si disidrata, e quindi “rimpicciolisce” (come quando un frutto raggrinzisce perché è vecchio), contraendosi di più nelle parti ricche di acqua (cioè in tutte quelle composte da cellule vive), mentre quelle che ne sono prive, perché composte da cellule morte (come i capelli e le unghie), mantengono le loro dimensioni.

Il ritrarsi dei tessuti molli causa quindi nei cadaveri questo tipico aspetto, caratterizzato da unghie e capelli lunghi: si tratta però di una fake news bella e buona, dal momento che in realtà non si è allungato proprio niente (con buona pace di Gabriel García Márquez)!

Seconda lezione: che c’entra l’elettricità con Frankenstein? (tempo previsto: 1h)

Se con la classe siete invece già nel pieno dello studio dell’anatomia umana, forse vi interesserà indagare i collegamenti tra Halloween, elettricità e sistema nervoso. Perché un travestimento “classico” di Halloween è collegato all’elettricità? Cosa c’entra l’elettricità con la vita e la morte? Si possono raccogliere un po’ di idee con la classe, guidandola in una discussione che la porti dritta dritta nelle braccia di Luigi Galvani e di suo nipote Giovanni Aldini.

Il bellissimo esperimento di Galvani, sul terrazzo di via Zamboni a Bologna durante un temporale, è molto divertente da raccontare, specie in quelle classi in cui emerge la necessità di una maggiore consapevolezza relativa al contesto storico delle scoperte scientifiche.

Galvani dovette aspettare un fulmine per far “ballare” le sue famose zampe di rana (su youtube è possibile trovare diversi video che mostrano lo stesso esperimento eseguito in tempi recenti) e dovette litigare non poco con Volta per questo “fluido elettrico” presente, secondo lui, nel corpo dell’animale.

La storia di Galvani, la zuppa di rane che si dice gli preparasse sua moglie e l’esperimento sul terrazzo possono essere un buon collegamento storico-scientifico in tutte quelle classi in cui vorrete leggere Frankenstein o parlare di lui, o ancora dei cadaveri di cui è lastricata la strada della conoscenza scientifica: del resto la storia di Mary Shelley è stata sicuramente influenzata dall’aver assistito a una serie di esperimenti eseguiti da Giovanni Aldini proprio su dei cadaveri. Lo sapevate? Uno dei suoi esperimenti più noti e discussi consisté nell’elettrificare il corpo senza vita di un impiccato per omicidio. Questi esperimenti, condotti anche su teste di animali e che venivano eseguiti in pubblico a mo’ di spettacolo, alimentarono la fama di Aldini e lo portarono fino a Londra, dove viveva una Mary Shelley ancora bambina.

Questa interessante riflessione può concludersi con un compito di approfondimento da lasciare agli studenti: in realtà questa “elettricità animale” di cui parlava Galvani esiste in alcuni animali, anche se non è proprio ciò a cui pensava lui. Anche i grandi possono sbagliare nel trarre conclusioni dai loro esperimenti, e anche i migliori scienziati litigano; in tempi di Covid è una bella consolazione! Non è davvero possibile infondere vita in un essere umano attraverso una scossa elettrica ─ anche se lo si può “resuscitare” ─, ma è vero che esistono “mostri” marini che hanno fatto dell’elettricità la loro modalità di sopravvivenza.

Lasciate che le ragazze e i ragazzi li scoprano da soli, magari facendovi raccontare, dopo un’accurata ricerca a casa, come funzionano le torpedini, le razze, l’anguilla elettrica e alcune specie di pesce gatto. Loro sì che sono naturalmente elettrici. Non le rane!



Sitografia e bibliografia:

Enciclopedia Treccani

F.P. de Ceglia (a cura di), Storia della definizione di morte, FrancoAngeli 2014.

G. Johnson, I dieci esperimenti più belli, Bollati Boringhieri 2019.

M. Sacchi, Aldini, lo scienziato che diede la scossa al mito di Frankenstein, il Giornale, 3 Maggio 2019.