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Progettare lezioni efficaci in presenza e a distanza. Lesson Plan e supporti digitali

Laura Ceccacci, docente di Italiano e Latino e membro dell’Équipe formativa territoriale per il PNSD delle Marche, ci racconta come è possibile rendere le lezioni più partecipative, coinvolgenti ed efficaci utilizzando le indicazioni fornite dalla ricerca evidence based.

Metodologie  Gestione della classe  Verifiche e valutazioni 
09 giugno di: Laura Ceccacci
copertina

La conclusione dell’anno scolastico ha visto il rientro di tutti gli studenti in classe, dopo mesi di incertezze e difficoltà. Per farvi fronte molto si è progettato, sperimentato e documentato. Tutti i docenti che hanno avuto esperienza di didattica a distanza sanno quanto sia complesso mantenere alto il livello di coinvolgimento e di attenzione degli allievi in un’interazione mediata dalla tecnologia. Le piattaforme didattiche, ormai utilizzate su ampia scala dalle istituzioni scolastiche in tutto il territorio italiano, offrono un’ampia gamma di opportunità di lavoro e numerose iniziative formative sono state attivate a supporto dei docenti in questo periodo, in particolare per la promozione delle loro competenze “pedagogico digitali”, nella cornice di riferimento del DigCompEdu (Bocconi et al., 2018).

Che cosa dell’esperienza a distanza può tornare utile anche in presenza? Come possiamo rendere le nostre lezioni più partecipative, coinvolgenti e soprattutto efficaci per l’apprendimento? Come possiamo integrare nel modo più opportuno i supporti digitali?

Utili suggerimenti e indicazioni vengono dal mondo della ricerca evidence based (Calvani & Trinchero, 2019; Bonaiuti et al., 2017) e dagli studi sulle neuroscienze (Gui, 2019; Sousa, 2011), spendibili sia per l’attività in presenza che a distanza.

Sappiamo che passaggi ineludibili sono la pianificazione, la progettazione e la documentazione delle attività, ma è assai utile adottare modelli che permettano il rispetto dei tempi attentivi degli allievi, che attivino curiosità, aspettativa e motivazione, che agevolino i processi di memorizzazione, che coinvolgano in pratiche laboratoriali e collaborative, che favoriscano la metacognizione.

Tenere conto di questi aspetti significa costruire Lesson Plan efficaci, su modello del Learning Design (Dirksen, 2017), basati sul principio della segmentazione, in cui l’adozione del feedback (personalizzato, mirato, non generico) sia costante.

La segmentazione prevede la scansione dell’intervento didattico in tre momenti principali. In ciascuno di essi è possibile integrare risorse digitali.

1. Il primo momento è quello in cui l’attenzione degli alunni è maggiore, in cui è suggeribile procedere tenendo conto di alcune indicazioni.

  • Molto utile per l’apprendimento è attivare in fase iniziale le conoscenze pregresse, sollecitando la memoria a lungo termine (organizzatori anticipati): fondamentale è il richiamo a parole chiave già note agli studenti. Si può ricorrere oralmente allo storytelling (nella versione digitale animato con strumenti come Biteable, Powtoon, oppure in eBook che consentono la registrazione vocale, come Book Creator o StoryJumper) o a uno schema riepilogativo condiviso nella piattaforma scolastica, oppure ancora ad un brainstorming (per la versione virtuale di bacheche sono utilizzabili Mentimeter, Padlet o Wakelet).
  • Utile è anche l’anticipazione dei nuovi contenuti che verranno esposti in fase di spiegazione e delle attività che verranno svolte in fase laboratoriale, con condivisione di una mappa concettuale che evidenzi le nuove parole chiave e i collegamenti tra elementi, concetti e pratiche, così che gli studenti possano procedere seguendo passaggi già esplicitati. Mappe digitali possono essere create con Popplet, Mindmeister o Mindmup.
  • Fondamentale è la presentazione e condivisione con gli studenti della rubrica di valutazione che verrà adottata, per chiarire quali siano gli obiettivi attesi dall’insegnante e i parametri che adotterà.
  • Infine segue la spiegazione, il momento frontale, che dovrebbe essere sintetica e centrata sugli elementi chiave.

2. Il secondo momento dell’attività, quello in cui l’attenzione degli studenti comincia a decrescere e necessita di essere stimolata, dovrebbe essere dedicato alle pratiche laboratoriali, meglio se in forma collaborativa, in cui l’insegnante ha modo di supportare i ragazzi nel lavoro e di osservare e descrivere le loro competenze in azione. Le piattaforme scolastiche offrono molti strumenti di facile utilizzo. Nella modalità più immediata, partire da un testo, un video, un’esposizione orale si può:

  • organizzare uno sfidante gioco a squadre su elementi mnemonici (quiz online);
  • chiedere di individuare parole chiave o di creare sintesi (con la condivisione di un documento online);
  • invitare a generare una mappa concettuale, uno schema, una linea del tempo (inserendo anche un disegno creato online).

Incrementando la complessità, coerentemente alla definizione degli obiettivi di apprendimento attesi della piramide di Bloom nella versione rivista da Anderson & Krathwohl (2001), a partire da un video, un’immagine, un testo, un esercizio già svolto si può proporre di:

  • compilare una tabella di confronto a doppia entrata per individuare continuità e discontinuità tra fenomeni e concetti (con condivisione del documento online con la tabella);
  • aumentare il documento con riferimenti nozionistici, collegamenti disciplinari e interdisciplinari, riflessioni personali, link a siti (inserimento su documento digitale di commenti o note a pié di pagina);
  • impostare un Debate;
  • esprimere una valutazione su parametri dati (con condivisione del documento online con la tabella);
  • inventare dei quesiti su elementi nozionistici, su contenuti globali, sul lessico (con uno strumento per la creazione di questionari).

3. Il terzo momento, quello conclusivo dell’attività, in cui l’attenzione torna a salire (Sousa, 2011) dovrebbe essere dedicato al feedback sull’attività svolta, alla restituzione e al riepilogo (con documenti in piattaforma, o presentazioni interattive con Genial.ly, Canva, ThingLink) degli argomenti trattati, per agevolare il processo di memorizzazione.

Molto importante è avviare una riflessione sul modo personale di apprendere (fase metacognitiva) per promuovere l’autoefficacia (è possibile ricorrere a questionari online, oppure alla raccolta di parole chiave in un Word Cloud come AnswerGarden, o – perché no? – creare un meme con Meme Generator).

Questa tabella - che potete scaricare alla fine dell’articolo - sintetizza tutti i passaggi elencati sotto forma di domande aperte, in modo che nella compilazione dello strumento ogni insegnante possa personalizzare la propria attività.

Riferimenti bibliografici

  • Anderson, L.W., & Krathwohl, D.R. (eds.) (2001). A taxonomy for learning, teaching, and assessing: A revision of Bloom's taxonomy of educational objectives. Longman.
  • Bonaiuti, G., Calvani, A., Menichetti, L. & Vivanet, G. (2017). Le tecnologie educative. Criteri per una scelta basata su evidenze. Carocci.
  • Bocconi, S., Earp, J., & Panesi, S. (2018). DigCompEdu. Il quadro di riferimento europeo sulle competenze digitali dei docenti. Istituto per le Tecnologie Didattiche. CNR.
  • Calvani, A. & Trinchero, R. (2019). Dieci falsi miti e dieci regole per insegnare bene. Carocci.
  • Dirksen, J. (2017). Learning Design. Progettare un apprendimento efficace. Pearson.
  • Gui, M. (ed.) (2019). Benessere digitale a scuola e a casa. Mondadori.
  • Sousa, D. A. (2011). How the Brain Learns (4th ed.). Corwin Press.