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Proposte operative per la didattica a distanza nella scuola dell'infanzia

Serena Gusmini, docente della scuola dell’infanzia, ha condiviso con noi le sue considerazioni sul tema della DAD e le sue proposte operative per diverse fasce d’età.

Esperienze di insegnamento 
07 aprile di: Serena Gusmini
copertina

A causa del virus rinvigorito siamo alle prese con nuove chiusure, più o meno ballerine, in tutto il Paese e con l’incubo della DAD o della DDI. Chiamiamola come vogliamo ma è comunque un fare scuola senza essere a scuola.

Giusto? Sbagliato? Non sono un medico, un ricercatore, un tecnico o un politico, per valutare l’impatto che il virus o le chiusure possono avere sulla sanità, sull’economia, sulla vita di una nazione. Sono un’insegnante con tante domande e qualche vaga traccia per andare alla ricerca di risposte… sempre meglio che niente!

Lo scorso anno, quando il virus ci ha sorpreso come un tragico scherzo di Carnevale (le scuole sono state chiuse infatti il mercoledì delle ceneri), siamo rimasti tutti smarriti; poi un po’ per spirito professionale, un po’ per reagire a quanto stava succedendo molti insegnanti si sono spontaneamente reinventati con la didattica a distanza. Oggi la DAD, che è diventata DDI (didattica digitale integrata), non è più lasciata alla libera iniziativa ma è diventata un dovere professionale non solo per la scuola dell’obbligo, per cui già erano state dettate delle linee di indirizzo lo scorso anno, ma anche per le scuole dell’infanzia che condividono le maggiori difficoltà con le prime classi delle scuole primarie, in cui i bambini non hanno acquisito le competenze di lettura e scrittura.

Tralasciando qui le implicazioni affettive ed emotive e dedicandoci all’aspetto puramente didattico, la domanda è ovvia: da dove comincio?

Pensare di continuare, seppure con qualche aggiustamento, a proporre alcune attività già avviate in classe, può anche funzionare con i bambini di 5 anni, a patto di aver avuto il tempo di aiutarli a sviluppare la capacità di guardare e ascoltare contemporaneamente. Prerequisito indispensabile per la comprensione, ma normalmente ancora in costruzione nell’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Una buona metodologia, potrebbe essere quindi quella di partire dal già conosciuto, filastrocca, racconto, gioco, in cui l’attenzione del bambino non è impegnata ai massimi livelli e quindi può oscillare tra il guardare e l’ascoltare senza perdere il senso dell’insieme. Nelle proposte didattiche successive si andranno poi a introdurre, con molta gradualità, nuovi piccoli dettagli ma senza arrivare a proposte completamente nuove.

Si può scegliere di produrre dei video da lasciare a disposizione delle famiglie, in modo che possano essere visionati nei tempi a esse più favorevoli; in questo modo il bambino ha la possibilità di vederli e rivederli, per arrivare a comprenderne meglio il contenuto. L’accortezza indispensabile, è che i video siano brevi: un saluto introduttivo veloce per tenere viva la dimensione relazionale e affettiva, evitare lunghe descrizioni relative alla motivazione dell’attività proposta o dell’utilizzo dei materiali, andare subito al sodo, un arrivederci finale.

Oppure si può scegliere la modalità sincrona, attraverso le varie piattaforme disponibili in rete, con cui avere una relazione più diretta. Sempre per i bambini più grandi si possono proporre tombole, memory, giochi con le flash card, piccole attività di tecnologia/costruzione di oggetti (far preparare i materiali, di reperibilità domestica, in anticipo), giochi fonologici, ritmi ecc;

Per i bambini più piccoli è più complesso: a tre anni la visione del bambino non è ancora matura per cogliere i dettagli degli oggetti o delle situazioni, soprattutto se sono in movimento. Il fatto che i bambini rimangano incantati davanti a uno schermo non significa che comprendano ciò che vi scorre sopra, sono semplicemente incantati dal movimento e dai colori.

La visione del bambino si avvicina a quella dell’adulto fra i quattro e i cinque anni e solo nel corso dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia possiamo pensare alla proposta di brevi video.

Per la loro realizzazione è importante porre attenzione alla scelta delle applicazioni e preferire quelle che rendono le immagini più semplici e chiare possibile. Esistono infatti delle App che realizzano video suddividendo lo schermo in tre bande, di cui quella centrale presenta il contenuto vero e proprio, mentre quelle laterali ripropongono lo stesso contenuto in modalità sfuocata. In queste condizioni, l’occhio si trova nella necessità di selezionare l’immagine a cui porre attenzione, cercando di ignorare il resto. Per cui la visione centrale è sottoposta a uno sforzo notevole, poiché deve cercare di escludere il disturbo generato dalla visione periferica che coglie invece le parti laterali dell’immagine: quelle sfuocate e ridondanti. Lo sforzo di concentrazione che ne deriva, porta il bambino a impegnare tutte le proprie risorse nel concentrarsi sull’immagine perdendo il significato della proposta (gioco, racconto, attività... ).



Per i bambini più piccoli, la DAD può essere proposta attraverso dei tutorial per i genitori, piccole attività da fare insieme, magari anche spiegando il significato educativo e formativo di ciò che si propone. Per esempio: infilare dentro una bottiglia vari formati di pasta, afferrandoli con pollice e indice, aiuta la maturazione del movimento corretto di prensione che favorirà l’acquisizione della scrittura. Se si dispone di diverse bottiglie, si possono differenziare i formati nei diversi contenitori: è uno stimolo efficace per cominciare a costruire il concetto di classificazione. Preparare quantitativi adeguati di pasta per fare in modo che il bambino si abitui a portare a termine il compito, quando si ripete il gioco aumentare gradualmente il quantitativo per allenare i tempi di attenzione. Chiudere le bottiglie e giocare a produrre rumori per dare un significato gratificante a quanto eseguito.

Proporre tutorial ai genitori non significa escludere il bambino, ma costruire un circolo virtuoso di fiducia tra scuola e famiglia, perché permette anche ai genitori di “entrare” in modo più attivo nella scuola, conoscere meglio le insegnanti e comprendere il significato di ciò che fanno, in quel tempo spesso misterioso che il loro bimbo passa in classe.

C’è poi da porre attenzione alla quantità di proposte che vengono fatte. Uno o due video a settimana possono essere sufficienti per i bambini più piccoli. Non dimentichiamo, infatti, che gli apprendimenti si realizzano tramite le ripetizioni: più un bambino ripete, più diventa abile, stabilizza quanto appreso, è gratificato da ciò che fa e quindi lo ripete volentieri.

Anche per i bambini più grandi meglio non eccedere, puntare più sulla qualità che sulla quantità, scegliendo attività che rinforzano i prerequisiti per l’ingresso alla scuola primaria e proponendoli in modo accattivante.

Ecco due proposte video dell’autrice disponibili su YouTube, la prima si rivolge ai bambini più piccoli, la seconda ai più grandi.