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Riconoscere i profili degli studenti gifted e i loro bisogni educativi

Vania Bovino, docente e formatrice esperta in Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione, approfondisce il tema della giftedness e degli speciali bisogni cognitivi, emozionali e sociali ad essa connessi.

Inclusione  Problematiche scolastiche 
06 aprile di: Vania Bovino
copertina

I bambini e i ragazzi con alto potenziale cognitivo, plusdotazione e talenti, definiti dalla nota Miur 562 del 13 aprile 2019 gifted children, sono tutti diversi e unici, così come le loro storie e i loro percorsi di vita. I tanti psicologi e pedagogisti che a livello internazionale hanno studiato il fenomeno ci hanno aiutato a capire che qualunque definizione statica non sarà mai esaustiva della complessità di caratteristiche che definiscono la plusdotazione o giftedness. Questo è dovuto anche al fatto che, come sostiene Rena Subotinik, si tratta di un costrutto dinamico, ovvero di una configurazione che varia nel corso della vita dei soggetti seguendo il loro processo di sviluppo. Può avere quindi moltissime variabili che lo influenzano: i contesti di vita, le opportunità, i modelli culturali di riferimento, gli incontri, le amicizie e soprattutto la formazione.

È importante quindi che tutti, genitori e insegnanti in primis, riconoscano e comprendano quali siano i bisogni cognitivi, emozionali e sociali di questa fetta di popolazione non così trascurabile (si stima si intorno al 5% del totale). È necessario andare oltre gli stereotipi, i pregiudizi e le misconcezioni in circolazione e riuscire il più precocemente possibile a vedere il potenziale anche dove non totalmente espresso, riconoscere un talento nelle sue prime manifestazioni in modo da poterlo valorizzare ed accompagnare nel suo sviluppo, assicurando la consapevolezza e il benessere dei soggetti interessati.

Utile in questo senso è il modello teorico elaborato da due importanti ricercatori americani della National Association for Gifted Children(NACG), George Betts e Maureen Neihart, che hanno identificato 6 profili di studenti gifted. In questo studio i due ricercatori tratteggiano le possibili manifestazioni di comportamento a scuola, in famiglia e con gli amici, la configurazione di vissuti ed emozioni che provano questi soggetti, e quali bisogni educativi e formativi è possibile identificare per accompagnarne il percorso di sviluppo anche di quegli aspetti non intellettivi e non riconducibili ai saperi accademici.

Attraverso le immagini suggestive proposte dalla dott.ssa Silvia Pinzauti, possiamo visualizzare questi mondi interiori e riuscire a identificare più facilmente alcuni dei bisogni formativi più comuni. Per esempio l’immagine associata al profilo denominato Allievo modello o di successo descrive quei bambini che riescono bene a scuola, ottenendo buone valutazioni con pochissimo sforzo. Dal punto di vista emotivo questi soggetti preferiscono restare ancorati alla loro comfort zone e accontentarsi delle lodi ricevute per lo svolgimento di compiti che restano però molto al di sotto delle loro reali potenzialità, di cui per altro loro stessi non hanno reale consapevolezza. Il rischio è di creare personalità molto dipendenti dall’approvazione degli adulti e discenti poco motivati che non vanno oltre il compito prescritto.

Come l’omino dell’immagine, questi bambini e ragazzi, anziché percorrere la scala che può condurli verso nuovi orizzonti, preferiscono utilizzarne i pioli per fare un piccolo falò, accontentandosi così di riscaldarsi per breve tempo. Preferiscono cioè un effimero autocompiacimento fatto di lodi e buone valutazioni anziché mettere alla prova i propri limiti e affrontare nuovi campi di sapere. Per questo profilo di studenti il principale bisogno formativo da rilevare è la necessità di mettere alla prova le loro reali capacità, cercando di personalizzare le richieste e ampliare il percorso formativo con attività che intercettino i loro interessi e consentano loro di progredire negli apprendimenti, sostenendo così la loro motivazione allo studio e al sapere.

Alla luce di questo esempio, come degli altri profili proposti dagli autori, possiamo rilevare il ruolo centrale dell'educazione intesa in senso ampio come mobilitazione e strutturazione studiata di attività che stimolano, provocano, mettono in risalto e allenano i differenti modi di apprendere, ragionare, stare con gli altri e anche emozionarsi: il fine è quello di promuovere la consapevolezza di sé, l’adattamento al contesto di vita e l’uso strategico e delle proprie capacità e talenti. L’obiettivo della comunità educante tutta deve essere quindi quella di conoscere, ri-conoscere, ascoltare e promuovere tutti quegli aspetti della personalità degli individui che accompagnano il potenziale e ne consentono la crescita, in vista del benessere e di una realizzazione futura.

Bibliografia

  • Subotnik et al (2011). Rethinking Giftedness and Gifted Education: A Proposed Direction Forward Based on Psychological Science. APS Psychological Science in the Public Interest, 12 (1), www.apa.org
  • Betts G.T., Neihart M. (1988). Profiles of the gifted and talented.Gifted Child Quarterly, 32, 248-253
  • Pinzauti S. (2017) Identificare gli alti potenziali. QI questioni e idee in psicologia, 50, qi.hogrefe.it



Vania Bovino ha partecipato all'evento organizzato lo scorso 23 marzo alla Mediateca di San Lazzaro di Savena Il dono del talento - Riconoscere i bambini ad alto potenziale e rispondere ai loro bisogni: un incontro dedicato a genitori e insegnanti per informare e sensibilizzare sul tema del talento e della plusdotazione di bambini e ragazzi in età scolastica. Scopri su Dire, fare, insegnare gli approfondimenti degli altri formatori ospiti dell'evento, Martina Brazzolotto e Davide Natali.