Dire, fare, insegnare
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Scoprire teoria e pratica dell’argomentazione con Marco Ferrari

Prosegue con una videolezione di Marco Ferrari dal titolo “Teoria e pratica dell’argomentazione per la scuola secondaria di secondo grado” la serie di webinar di Gruppo Editoriale La Scuola SEI in collaborazione con Dire, fare, insegnare.

Metodologie 
25 settembre di: Redazione
copertina

L’incontro di mercoledì 23 settembre è stato dedicato al discorso argomentativo. Dal punto di vista didattico, infatti, le competenze in quest’ambito sono fondamentali sia per realizzare unabuona argomentazione in prima persona, sia per insegnare ai propri studenti come argomentare in modo efficace.

Questo complesso di conoscenze e competenze è strettamente intrecciato a un mondo della scuola in continua evoluzione, che si confronta con una società dinamica, per la quale la capacità di progredire mettendo in discussione le proprie certezze è centrale. Gli studenti sono immersi in una dimensione prettamente relazionale, all’interno della quale è necessario conoscere e saper discernere.

Come ha affermato Marco Ferrari: «la didattica o è innovativa o non è»: essa deve «introdurre alla realtà totale», e per farlo è necessario pensarla come uno strumento per sviluppare la personalità dei ragazzi. Due punti cardine per lavorare in questo senso sono l’emotivitàe la razionalità, che giocano un ruolo fondamentale in una società in continuo movimento dove “virtuale” e “reale” si sovrappongono. Dunque, secondo Ferrari, per ritrovare e preservare una sana dimensione relazionale è necessario imparare nuovamente a dialogare e conoscere le regole di una corretta argomentazione.

Da queste premesse nasce una panoramica sui contenuti del ragionamento argomentativo e sulle sue categorie di base. Possiamo, infatti, argomentare una tesi secondo diverse tipologie di ragionamenti:

  • quelli dimostrativi, tipici della logica, che arrivano a conclusioni necessarie; 
  • quelli argomentativi, relativi alla dialettica, che non portano a conclusioni universali ma probabili; 
  • quelli persuasivi, legati alla retorica, che si occupano invece di convincere l’avversario della propria posizione;
  • quelli fallaci, ossia falsi anche se apparentemente affidabili.

Dunque, se la dimostrazione è un tipo di ragionamento impersonale, evidente, definitivo e sempre valido, l’argomentazione - che invece è legata alle circostanze - è il tipo di ragionamento necessario in un contesto dinamico e mutevole come quello della società odierna. Questo accade perché argomentare vuol dire ragionare in contesto, non in astratto, e accordare le nostre premesse anche all’interlocutore, affinché possa comprenderci, e quindi la validità di un ragionamento si misura anche sul percorso scelto per giungere alla sua conclusione. 

Disponiamo di tre modi per intraprendere questo percorso. Il primo è l’induzione, ossia un ragionamento in cui si stabilisce una legge o una conclusione dopo aver osservato i singoli casi. Il secondo è la deduzione, vale a dire un ragionamento in cui dalle premesse si arriva a una conclusione considerata necessaria e la si applica ai casi. Il terzo è l’abduzione, un ragionamento che parte da un fatto inaspettato e da una legge generale, ipotizzando una connessione fra i due.

Inoltre possiamo avvalerci di tre tipologie di argomenti diversi su cui costruire il nostro percorso: le idee, ossia gli argomenti a priori, basati sulla preminenza dell’ideale rispetto al reale; i fatti, ossia gli argomenti a posteriori, basati sull’esperienza; le persone, ossia gli argomenti ad hominem, concentrati sul valore di chi sostiene o confuta una tesi e non sul merito della tesi.

In aggiunta a ciò, per costruire un buon ragionamento occorre la massima chiarezza sui termini da cui si parte: per evitare l’ambiguitàbisogna sempre definire con precisione le premesse e ricordare che nessun termine è mai del tutto neutrale. Di conseguenza è necessario saper riconoscere i diversi tipi di ambiguità che possono minare la validità di un discorso argomentativo. I più diffusi sono la definizione circolare, che consiste nell’usare il termine da definire all’interno della definizione; lageneralizzazione, che si verifica quando si trasferisce una proprietà osservata in un campione a un intero gruppo; la correlazione causale, che consiste nello stabilire un nesso causale non valido tra fenomeni accidentali e la fallacia ad personam, che si verifica quando si attacca chi sostiene una tesi e non la tesi stessa.

In aggiunta a tutto ciò, nella costruzione di una buona argomentazione, bisogna sempre considerare anche le premesse condivise dal gruppo di riferimento, considerare l’ambiente e gli interlocutori, il loro vissuto e la loro emotività. La tensione emotiva, infatti, è spesso lo strumento più efficace per perorare una causa. Infine si deve sempre considerare la limitatezza della nostra conoscenza, che non deve rappresentare un appiattimento e un motivo di rinuncia al confronto, bensì uno stimolo.

Per chi volesse mettersi alla prova sugli argomenti trattati nel corso, è disponibile per il download, alla fine di questo articolo, una Proposta di esercitazione creata da Marco Ferrari in occasione del webinar

Per conoscere le date in cui è possibile fruire nuovamente del webinar e per rimanere aggiornati sui nuovi appuntamenti è possibile visitare il sito del Gruppo Editoriale La Scuola SEI.

Il prossimo appuntamento del nostro ciclo di webinar si terrà venerdì 16 ottobre, con la lezione di Valeria Tardivo “Matematica con legomatica per BES e DSA”.