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"Teachers train teachers": un nuovo metodo per gestire i comportamenti problematici a scuola

Presentiamo la dott.ssa Alessandra Laboranti, orientatrice e formatrice che collabora con il professor Gianluca Daffi alla progettazione di percorsi di formazione sulla gestione dei comportamenti problematici nelle scuole.

Esperienze di insegnamento 
20 giugno 2019 di: Alessandra Laboranti
copertina

Da cosa può dipendere la presenza di un comportamento problematico in un bambino o ragazzo?

Le cause possono essere molteplici, nel nostro lavoro ci occupiamo sia di bambini e ragazzi che non hanno una diagnosi sia di quelli a cui è stato diagnostico un vero e proprio disturbo. I comportamenti problematici possono dipendere infatti dalla presenza di disturbi come ADHD (disturbo da deficit di attenzione iperattività) o DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio) oppure da fattori psico-sociali come l’ambiente in cui è cresciuto il ragazzo, le difficoltà familiari e anche il suo temperamento.

In quale modo un insegnante può gestire un alunno con comportamenti problematici in classe?

Nella nostre formazioni sottolineiamo sempre l’importanza del partire dall’osservazione dei comportamenti: il modello che proponiamo è quello dell’ABC, in cui con A si indicano gli antecedenti, con B si indica il comportamento e con C si indicano le conseguenze. Suggeriamo agli insegnanti di osservare con attenzione il comportamento e scrivere nel modo più oggettivo possibile ciò che succede e come reagisce l’ambiente al comportamento del ragazzo. In questo modo si possono trovare degli antecedenti comuni e cercare così di capire quali siano le condizioni che attivano un dato comportamento e a quel punto modificarle. È anche molto importante osservare come reagisce l’ambiente per capire se le conseguenze permettono al ragazzo di ottenere ciò che vuole; in questo caso è bene lavorare anche su come reagisce l’ambiente intorno a lui.

È importante che tutti gli insegnanti collaborino quando in classe sono presenti alunni con problemi comportamentali?

La collaborazione tra colleghi a scuola è sempre molto importante perché se si lavora insieme si riescono inizialmente a raccogliere più dati e si hanno così poi più opportunità per comprendere ciò che accade. In seguito si può decidere insieme come affrontare la situazione e, se la strategia è comune, si avranno sicuramente più possibilità che sia efficace. A volte non è semplice riuscire a lavorare in modo coordinato perché ci può essere disaccordo tra gli insegnanti; a mio parere è importante anche provare a mettersi nei panni degli alunni che si comportano in modo inadeguato per provare a comprendere il disagio che provano e le loro emozioni. Lo scopo comune è quello di portare benessere nel contesto scolastico.

In cosa consiste il progetto “Teachers train teachers”?

Il progetto parte dall’idea che la formazione degli insegnanti non possa basarsi solo su corsi di aggiornamento tenuti da esperti esterni alla scuola, ma che si possa anche svolgere internamente alla scuola. Alcuni insegnanti sono quindi scelti per diventare “teacher trainer”, quindi formatori: gli insegnanti scelti possono essere nominati dalla famiglia o dai colleghi, le candidature vengono prese in esame e poi si scelgono i candidati più adatti. Ogni teacher trainer è selezionato, formato, aggiornato e supervisionato dal professor Daffi. In questo modo si possono avere all’interno dell’ambito scolastico dei referenti formati per affrontare alcune problematiche specifiche nella gestione degli studenti con ADHD.

Quali sono i progetti che seguite a sostegno di bambini e ragazzi con ADHD e DOP e delle loro famiglie?

Organizziamo un campus della durata di una settimana per bambini con deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e con disturbo oppositivo provocatorio (DOP) e le loro famiglie. Durate il campus genitori e bambini compiono attività differenti: i genitori fanno formazione riguardo a caratteristiche specifiche del disturbo dei propri figli e imparano strategie per gestirne alcuni comportamenti. I bambini fanno attività di tipo diverso sia soli con il loro tutor, sia anche in gruppo con gli altri bambini. 

Nelle nostre varie esperienze, nonostante i bambini siano sempre stati in gruppi abbastanza numerosi e tutti con problemi comportamentali, non si sono verificati episodi di conflitto particolari, al di fuori della normalità. In generale i bambini si sentono accolti perché capiscono che le persone che lavorano al campus sono interessate al loro benessere; nello stesso tempo i genitori imparano come poter gestire i loro figli. Quella del campus è sempre un’esperienza molto positiva, che ripeteremo e che anzi ci piacerebbe estendere.

Come sostegno a bambini e ragazzi con problematiche specifiche e alle loro famiglie il professor Daffi ha anche introdotto la figura dell’Homework Tutor® che è formato per aiutare il bambino nell’apprendimento, conoscendo le caratteristiche di alcune problematiche, le tecniche di progettazione di un percorso didattico e le strategie per portarlo a termine.