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"Una femmina": un film per parlare di mafia, donne e coraggio

Il regista Francesco Costabile ha parlato del suo film "Una femmina" e del rapporto tra le donne e la mafia durante l'evento dedicato alle scuole secondarie di II grado di “La loro storia, la nostra storia. A trent’anni da Capaci e via d’Amelio”, l'iniziativa organizzata dalla Cineteca di Bologna con Libera e Fondazione Euducation.

Secondaria 
21 giugno di: Redazione

Il Dipartimento Educativo della Cineteca di Bologna “Schermi e Lavagne” in collaborazione con Libera Bologna e Fondazione Euducation, tra gli eventi del programma “La loro storia, la nostra storia. A trent’anni da Capaci e via d’Amelio” ha organizzato per le classi del biennio della scuola secondaria di II grado un’incontro con Francesco Costabile, regista del film “Una femmina”.

Il pomeriggio di martedì 24 maggio i ragazzi, dopo la visione del film, hanno potuto così riflettere sul ruolo della donna nelle organizzazioni mafiose, affrontato nel lavoro di Costabile attraverso la chiave della parità di genere. “Una femmina” racconta la storia di Rosa (interpretata da Lina Siciliano), una giovane dal carattere ribelle che vive insieme alla nonna e allo zio in un paesino calabrese. L’approdo alla vita adulta per Rosa significa tradire la sua famiglia e la ’Ndrangheta e cercare la propria vendetta di sangue, con la consapevolezza che ogni passo può essere fatale.

“Una femmina” è un film d’autore che propone diversi livelli di lettura. È estremamente curato nella regia, nelle musiche e nella fotografia, attraverso un uso del linguaggio delle immagini che crea anche suggestioni oniriche. Viene in questo modo narrata una storia di mafia da un punto di vista originale, ma che vuole al contempo essere universale. Dice Costabile: “Il vero tema del film e ciò che lo rende universale è la violenza di genere: la tossica cultura patriarcale, che interessa maschi e femmine, è un argomento con cui ognuno di noi fa i conti, in famiglia e nella società.”

Il film nasce dal libro-inchiesta del giornalista Lirio Abbate Fimmine Ribelli, che parla delle donne calabresi che si sono ribellate alla mafia. “Una femmina”, il cui soggetto è firmato dallo stesso Abbate e da Edoardo De Angelis, è un film di finzione, con la storia di Rosa frutto dell’immaginazione degli autori, ma liberamente ispirato a fatti di cronaca. Il progetto sostenuto da Libera Liberi di scegliere intercetta proprio le donne che fuggono con i loro figli dalle mafie, e accompagna queste persone a reinserirsi gradualmente nella società.

Nella ’Ndrangheta, poiché gli uomini sono spesso in carcere o latitanti oppure vengono uccisi, le donne hanno un ruolo chiaro e molto importante: sono dei gregari, che devono sposarsi e educare i figli alle regole della mafia. Nella famiglia di Rosa non ci sono uomini in grado di portare avanti la famiglia; la mamma di Rosa viene invece costretta a bere acido muriatico perché ha tradito la famiglia, la morte tipica delle donne che non mantengono il segreto della famiglia. Rosa sceglie un futuro diverso per sé e per la figlia che nascerà. Aveva già provato a fuggire e non c’era riuscita, ma sapere di diventare madre le dà una nuova forza.

Il film inizia con una telefonata che si ispira alla storia vera di Maria Concetta Cacciola, una donna che aveva iniziato il percorso di collaborazione con la giustizia ma che, come rivela appunto un’intercettazione telefonica, vuole tornare a casa per vedere la figlia. A differenza della madre, spinta a tornare a casa per ricongiungersi ai suoi figli, Rosa fugge invece direttamente con la figlia in grembo e non tornerà più indietro. Diventerà collaboratrice di giustizia e sarà protetta, seppur consapevole di dover espirare una condanna per omicidio.

La vita delle collaboratrici di giustizia non è delle più semplici e il protocollo di reinserimento sociale è ferreo: spesso i testimoni non sono in alcun modo rintracciabili e vivono in contesti protetti e nascosti. Per la ’Ndrangheta la famiglia è un legame molto forte, le cellule di mafia corrispondono ai nuclei familiari. Avere la consapevolezza che la propria famiglia è “sbagliata” è una elaborazione dolorosa e il processo di allontanamento è molto lungo e difficile.



Il film si conclude con la processione della Madonna addolorata del venerdì santo: immagine simbolica di un dolore che è espiazione del peccato e porta alla resurrezione, con centinaia di donne sfilano con un velo nero e vestite dello stesso colore. Una scena che rappresenta il riscatto della protagonista, la sua autodeterminazione e rinascita. L’immagine può infatti essere analizzata attraverso una lettura realistica, una vera processione a cui Rosa partecipa sfruttando l’anonimato dei veli per poi scappare; oppure attraverso una lettura metaforica, secondo un esercito di donne pronte a ribellarsi cammina guardando in faccia lo spettatore, pronte a diventare libere.

La regola base della pedagogia mafiosa per i maschi è quella di rivendicare i maschi. L’unico uomo della storia, il cugino Natale, non riesce però ad adempiere il suo dovere: è invece Rosa a ottenere vendetta per la madre, uscendo dai ruoli imposti dalla ’Ndrangheta e dando sfogo alla sua natura selvaggia. Rosa non è una vittima ma una ribelle, disposta anche a uccidere a ad attraversare zone d’ombra molto cupe per trovare la sua strada e la sua libertà.

Costabile conclude l’incontro con un messaggio ai ragazzi: “Dovete riscoprire il piacere di andare al cinema, perché solo in una sala cinematografica ci dimentichiamo di noi stessi, dei nostri problemi e viviamo una esperienza ‘altra’ ma che, al tempo stesso, mette in luce elementi del nostro vissuto come in uno specchio”.



Leggi anche l'articolo di Dire, fare, insegnare dedicato all'intervento “Dal Maxiprocesso al processo Aemilia” in cui Francesco Caruso, già Presidente del Tribunale di Bologna, ha raccontato ai ragazzi delle scuole secondarie di II grado come agisce la mafia e quanto è cambiata negli ultimi trent’anni. Guarda il video qui sotto e scopri gli altri eventi, laboratori e proiezioni del programma “La loro storia, la nostra storia. A trent’anni da Capaci e via d’Amelio” tenuti il 23, 24 e 25 maggio 2022.