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Comunicare la scienza in classe. Intervista con Marco Cattaneo

Abbiamo intervistato Marco Cattaneo, direttore de "Le Scienze", "Mind" e "National Geographic", in occasione del webinar “Il viaggio segreto del virus” che ha tenuto al fianco della virologa Ilaria Capua a Didacta Italia 2021. Marco Cattaneo ci ha parlato della sua visione della didattica della Scienza e ci ha presentato alcuni materiali e risorse digitali da utilizzare in classe.

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13 aprile di: Redazione

Secondo Cattaneo, è opportuno iniziare a raccontare la scienza anche attraverso i suoi fallimenti e far capire ai ragazzi che sono proprio gli errori che permettono di sviluppare nuove soluzioni. Non c’è una progressione lineare della scienza, bensì gli errori portano a idee nuove e queste vanno nuovamente rimesse alla prova.

Per quanto riguarda la comunicazione della scienza, Cattaneo mette in luce le differenze tra mondo anglosassone e Italia: nel mondo anglosassone c’è una fortissima tradizione di comunicazione della Scienza che manca nel nostro paese. All’interno dei quotidiani come il New York Times o il Guardian, ci sono redattori scientifici e sezioni dedicate. In Italia invece i redattori scientifici sono per lo più professionisti free lance, esterni alle redazioni, che spesso hanno un controllo limitato sui contenuti.

Inoltre, nel mondo anglosassone le istituzioni scientifiche danno prioritaria importanza alla comunicazione delle proprie attività verso il pubblico “non addetto ai lavori”, soprattutto verso il mondo dell’insegnamento e i più giovani, anche nell’ottica di giustificare gli investimenti statali ai propri contribuenti. E per questo le sezioni educational di istituzioni inglesi e americane sono incredibilmente ricche di ottime risorse digitali. Ne è un esempio la sezione educational del sito della NASA che descrive in modo interattivo e coinvolgente il Sistema Solare e racconta il cambiamento climatico riuscendo nel difficile obiettivo di catturare l’attenzione dei ragazzi.

Ed è proprio sulla necessità di catturare l’attenzione dei ragazzi che dovrebbe lavorare l’editoria scolastica, mettendo a disposizione contenuti digitali più interattivi.