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"Con-filosofare" grazie alle Romanae Disputationes

Giunti al termine dell’ottava edizione delle Romanae Disputationes, la docente Valentina Cucchiaroni condivide con noi la sua esperienza del concorso.

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30 marzo di: Redazione

Romanae Disputationes è un concorso nazionale di filosofia rivolto agli studenti della secondaria superiore e promosso da ApiS –Amore per il Sapere, associazione nata da un gruppo di docenti e professionisti impegnati nel mondo della formazione e della cultura, con l’intenzione di promuovere progetti per la formazione dei giovani studenti, che li facciano innamorare al sapere.

Nel 2013, proprio dalla volontà di alimentare la fiamma dell’amore per il sapere e creare una sinergia tra attori diversi del tessuto sociale, nascono le Romanae Disputationes, ideate e organizzate dal prof. Marco Ferrari in collaborazione con docenti della secondaria superiore, membri del Comitato Didattico e professori universitari, membri del Comitato Scientifico. All’inizio dell’anno scolastico, in occasione della lezione inaugurale, un accademico tiene una lectio magistralis sul tema prescelto, in seguito alla quale gli studenti e i professori riportano nelle classi la discussione, mettendo a fuoco l’argomento d’indagine. Le videolezioni, tenute da professori universitari e disponibili sulcanale YouTube di Romanae Disputationes, costituiscono un’ulteriore occasione per riflettere e approfondire adeguatamente il tema in classe.

I partecipanti al concorso sono chiamati a realizzare un elaborato scritto o un video che rifletta al meglio tanto il loro pensiero e lavoro di indagine quanto la loro creatività e personalità. I vincitori del concorso vengono premiati in occasione dell’evento finale, la due giorni di attività, workshop, dibattiti filosofici e incontri con pensatori e illustri esponenti del panorama culturale contemporaneo. Romanae Disputationes è inoltre riconosciuto nel “Programma per la valorizzazione delle eccellenze”, ai sensi dell’articolo 3 del decreto ministeriale n. 182 del 19 marzo 2015. Gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che ottengono risultati elevati nel Concorso possono infatti accedere ai riconoscimenti e ai premi previsti dall’articolo 4 del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 262. Il tema su cui hanno lavorato i ragazzi e i professori quest’anno era “Affetti e legami. Forme della comunità”.

Il team del Liceo scientifico statale Nomentano di Roma composto da Gianluca Balossi, Serena Buondestino, Sara Corsi, Marco Delfini e Massimo Mattei, accompagnato dalla prof.ssa Valentina Cucchiaroni, si è aggiudicato il secondo posto nella classifica finale della categoria scritti –Junior, con un elaborato dal titolo “(R)Esistere grazie agli amici. Il legame amicale oltre la comunità di solitudini”. “L’elaborato – si legge – viene premiato per la freschezza e l’agilità dello stile che mette in relazione le varie interpretazioni filosofiche dell’amicizia in rapporto alla solitudine. Seppure a volte alcuni passaggi avrebbero meritato un più attento sviluppo, rimangono apprezzabili gli spunti personali di lettura anche dell’attuale condizione di forzato isolamento in cui ancora ci troviamo”.

“Quando i cinque alunni della classe terza del liceo scientifico Nomentano sono stati premiati al secondo posto degli scritti Junior delle Romanae Disputationes, il loro volto si è rigato di commozione. Come loro tutor ho pensato: ‘ecco, finalmente il filosofare da mero esercizio teorico si è reso corpo’. In quelle lacrime e nei sorrisi esultanti non c’era l’appagamento di chi ha vinto una competizione, ma l’idea di essere stati compresi, capiti e riconosciuti. Interrogandosi sul senso di estraniazione a cui ci ha costretto la pandemia, il team ha indagato con testardo rigore l’unica modalità per riappropriarsi di sé stessi: abbandonarsi e specchiarsi negli occhi dell’amico. Dall’ostinata volontà di sviluppare tale concetto è nato un vivace dibattito tra questi amici, che hanno fatto dialogare le loro esistenze con la lettura di testi non solo filosofici, ma anche letterari, diventando così consapevoli di un legame ‘sentito’ al pari di un bisogno essenziale. La costruzione di una riflessione così intima e attuale è stata possibile grazie al lavoro in team svolto con la prof.ssa Colini, referente del progetto per il Liceo Nomentano: ciò ha permesso che l’esperienza delle Romanae Disputationes si traducesse in un inaggirabile bisogno di con-filosofare, che avvicinasse docenti e studenti superando la distanza, costretta e subita. Il percorso è stato dunque gestito da me e dalla collega referente con queste modalità:

- Incontro introduttivo (su piattaforma) aperto a tutti i partecipanti: esplorazione del tema generale, prime indicazioni metodologiche e bibliografiche, organizzazione del lavoro dei vari team in vista del successivo incontro;

- Secondo incontro (su piattaforma) aperto a tutti i partecipanti: breve relazione di ciascuno gruppo sullo “stato dell’arte” (libri letti, videoconferenze, altri materiali, prime idee e “scaletta” del saggio);

- Apertura di una Classroom dedicata, all’interno della quale ogni singolo team ha avuto poi a disposizione una sottosezione per lavorare in autonomia;

- Terzo incontro (su piattaforma) aperto a tutti i partecipanti: breve relazione di ciascun gruppo sullo “stato dell’arte” (prima stesura), seconda parte divisi in “stanze” per la prosecuzione in autonomia del lavoro di ideazione e redazione;

- Quarto incontro (su piattaforma) per ciascun gruppo: presentazione del saggio, individuazione di eventuali criticità (citazioni, punti dubbi o poco chiari).

Fin dall’inizio e per tutta la durata del percorso, il nostro contributo di tutor è stato quello di accompagnare ‘maieuticamente’ lo sviluppo della linea argomentativa di ciascun saggio, fornendo esclusivamente indicazioni di carattere metodologico e/o eventuali ulteriori spunti bibliografici, ma sempre a partire dalle intuizioni degli studenti e senza “imbeccarli” o – peggio ancora – sostituirsi a loro nella ricerca e nella redazione del loro saggio; ci siamo infatti piacevolmente sorprese nel vedere le diversissime angolazioni dalle quali il tema del concorso è stato colto e reso nei saggi dei vari team partecipanti, che sono stati sviluppati in parte grazie al lavoro svolto durante gli incontri, in parte in autonomia nei periodi tra un incontro e il successivo. Nelle diverse riunioni si è manifestato uno spirito critico e collaborativo non solo tra i membri dello stesso team ma anche tra membri di team diversi, che non si sono sottratti dal porre domande o rispondere ai quesiti posti dai loro compagni di viaggio; gli alunni hanno avuto la capacità di creare una comunità virtuale di cui si sono resi pienamente consapevoli solo alla fine quando, parallelamente al convegno finale e alle premiazioni, con la prof.ssa Colini abbiamo proposto una chiamata su Meet e i sorrisi commossi legavano tutti i partecipanti a questo meraviglioso percorso, dimostrando così che in realtà tutti avevano per noi già vinto”.

Ringraziamo Elisabetta Bulla per l’introduzione e per l’aiuto nella redazione di questo articolo.