Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare

Il metodo del Trojan Learning. Intervista con Simonetta Falchi

Simonetta Falchi, docente e ricercatrice di Lingua e Traduzione Inglese presso l’Università degli Studi di Sassari, ci introduce all’approccio didattico del Trojan Learning, basato su attività e tecnologie che coinvolgono gli studenti nel processo di apprendimento

Metodologie  Dire, fare, insegnare TV 
12 luglio di: Simonetta Falchi

Con Simonetta Falchi, ricercatrice all’Università di Sassari ed ex componente dell’Équipe Formativa Territoriale Sardegna, abbiamo parlato di Trojan Learning e di metodi di insegnamento innovativi che, soprattutto dopo il periodo di DAD, aiutano a ripensare la didattica mettendo al centro gli studenti e aiutandoli ad apprendere divertendosi.

Ci ha spiegato che l’approccio del Trojan Learning consiste proprio nel trovare la chiave di lettura per interessare i ragazzi e portarli a studiare attraverso attività che si presentano come giochi o sfide.

Il metodo prevede cinque fasi di organizzazione del lavoro:

  • Informa (Inform): fornire agli studenti le nozioni necessarie per approfondire un tema;
  • Coinvolgi (Cooperate): costruire la lezione con strumenti e attività coinvolgenti e pertinenti;
  • Ordina (Organize): organizzare il materiale creato per le lezioni in repository o bacheche interattive condivise;
  • Narra (Narrate): stimolare l’interesse della classe con percorsi narrativi anche multimediali;
  • Supera (Surpass): andare oltre i percorsi di apprendimento abituali, sfruttando le proprie competenze e le potenzialità di strumenti come la realtà virtuale.

Come “cavallo di Troia”, l’insegnante può quindi proporre di utilizzare tecnologie che chiedono la partecipazione attiva dello studente, creare ambienti digitali a supporto dell’insegnamento, o invitare a lavori di gruppo più tradizionali ma non meno efficaci.

Se vi interessa capire meglio come funziona il Trojan Learning e vedere un esempio pratico di utilizzo del metodo in classe, non perdetevi la seconda parte dell’intervista Simonetta Falchi.