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Educare alla News e Information Literacy: dalla teoria alla pratica

Catia Santini docente di lingua, cultura e letteratura inglese nella scuola secondaria di secondo grado, ha condiviso con noi la sua esperienza nel campo dell’educazione alla news e information literacy, raccontandoci gli sviluppi più recenti e significativi della ricerca sul tema.

Metodologie  Grandi insegnanti 
10 giugno di: Catia Santini
copertina

Dal curricolo di cittadinanza digitale ai percorsi di formazione previsti dal Piano Nazionale Scuola Digitale, la Media Literacy è certamente uno dei temi più polarizzanti del momento.

Si tratta di un vero e proprio fil rouge, che incontriamo in saggi sull’etica della comunicazione, editoriali di testate giornalistiche, dibattiti politici che si interrogano sulle cause e gli effetti dell’infodemia e della disinformazione.

L’informazione grazie alle tecnologie digitali e ai social media è diventata fluida, orizzontale, disintermediata e in alcuni casi virale.

Viviamo in ecosistemi informativi complessi, in cui le dinamiche dello storytelling sono in gran parte inedite. Ognuno di noi è esposto quotidianamente a un flusso imponente di dati (overload information) che polarizzano la nostra attenzione attraverso stanze di risonanza (echo chambers) (1) di cui nessuno è in grado di stabilire a priori l’attendibilità, la correttezza, l’autenticità.

Se nel XX Secolo il termine literacy indicava l’alfabetizzazione intesa come il saper comprendere a livello cognitivo le informazioni, nel XXI secolo, lo stesso termine indica l'educazione ai processi dell'informazione online e ai meccanismi di selezione e quindi il costruire e validare conoscenza.

Inoltre Media Literacy (2) è un termine a ‘ombrello’ piuttosto ampio, spesso utilizzato in modo impreciso per definire altre tipologie di literacy, come per esempio la News & Information Literacy (NIL).

La NIL (3) è l’abilità di discernere l’affidabilità delle fonti e la credibilità delle notizie sui media, distinguendo i fatti dalle opinioni, identificando il punto di vista e lo scopo del messaggio.

Indica inoltre la capacità di interagire, valutare, utilizzare e comunicare (competenza informativa), la conoscenza di codici e linguaggi (dalla creazione, alla distribuzione e al consumo dell’informazione), dei fenomeni legati all’ informazione disintermediata, polarizzata e alle notizie decontestualizzate o manipolate (aka ‘fake news’).

Perché educare alla News e Information Literacy

Il Piano d’azione per la democrazia europea, ha identificato nella lotta al contrasto alla disinformazione, uno dei tre pilastri fondamentali per la salvaguardia della democrazia, dal momento che sono la disintermediazione e la diffusione notizie false a disorientare e destabilizzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche.

Alcune informazioni ad alto tasso di tossicità, grazie all’effetto dei social, sono in grado di polarizzare o rafforzare convinzioni, idee condivise dai componenti della stessa stanza di risonanza. La polarizzazione delle echo chambers rafforza pregiudizi e viene spesso utilizzata per alimentare la propaganda politica, influendo in modo significativo sulle scelte e decisioni dei cittadini come nel caso di elezioni e referendum (4).

Allarmanti sono i dati di una ricerca AGCOM (5) secondo la quale il 33% dei giovani italiani di età compresa tra i 14 e i 35 anni è a forte rischio di disinformazione.

Il rischio che questi giovani dispongano di un'autonomia di giudizio molto limitata, fortemente condizionata dalla polarizzazione delle stanze di risonanza dei gruppi sociali che utilizzano è estremamente alto.

Anche i dati riportati dal rapporto PISA dell’OCSE (6) ribadiscono la necessità di introdurre la News and information Literacy nei curricoli nazionali. Secondo i dati PISA solo il 9% degli studenti (età 15 anni) è in grado di distinguere in modo autonomo ed efficace fatti e opinioni. La buona notizia è che gli stessi dati OCSE, dimostrano quanto la scuola e la qualità dell’istruzione possano fare la differenza.

Infatti le nazioni con la percentuale di literacy più elevata sono quelle in cui il curricolo digitale prevede la pratica costante di strategie per interagire in ecosistemi informativi online, per contrastare gli effetti della disintermediazione (riconoscimento dei bias informativi), della polarizzazione e lo sviluppo di abilità metacognitive (Estonia, Hong kong, Korea, Singapore, Taipei).

Il numero di docenti impegnati nella sperimentazione di queste buone prassi è in costante aumento ed è dalla loro esperienza che possiamo trarre qualche valido suggerimento.

Ecco alcune basic skills.

Navigation Behaviour

Nel novembre 2016 con la pubblicazione del report di una ricerca dello Stanford History Education Group (SHEG) le strategie di navigazione e di ricerca hanno subito una profonda rivisitazione. L'obiettivo era quello di verificare se i giovani esperti di social media e con un grado di istruzione superiore, fossero altrettanto esperti nella ricerca e nella verifica delle informazioni online.

Gli esiti del report hanno dimostrato che solo il 25 % del campione era in grado di farlo. Questo dato dimostra quanto sia importante allenare gli studenti a un corretto navigation behaviour ovvero la capacità di selezionare materiale limitando l’attività di browsing solo a ciò che è funzionale allo scopo.

Altro comportamento virtuoso è quello di effettuare ricerche sincrone con motori di ricerca multipli per bypassare i filtri degli algoritmi.

Lateral Reading

Tuttavia è la lettura laterale (lateral reading) utilizzata dai fact checkers professionisti, la strategia più efficace e funzionale per verificare la natura delle informazioni e l’attendibilità delle fonti.

Si procede con l’apertura progressiva di finestre multiple, che consente la verifica veloce e incrociata di dati. Si differenzia profondamente dalla lettura verticale, che utilizziamo per esempio con i testi cartacei, ma è decisamente più complessa e richiede molta pratica sotto la guida esperta di trainer.

Verifica dei Bias percettivi

Un altro elemento fondamentale nella valutazione dei materiali reperibili online è la verifica delle distorsioni di percezione di immagini e video (BIAS).

Tutti i materiali iconografici esercitano un'enorme influenza sulle nostre emozioni e sulla percezione cognitiva; è importante essere consapevoli di come immagini e video condizionino e indeboliscano la nostra capacità di comprendere il reale storytelling. Elementi come il punto di vista, la prospettiva, le inquadrature, i frame che prelevano solo porzioni o singoli elementi della realtà distorcono la nostra percezione.

Esistono poi immagini manipolate con software come le cheapfake e quelle costruite artificialmente con elementi di IA come le deepfake. Per verificare l’autenticità video e immagine o i gradi di manipolazione e decontestualizzazione esistono alcuni strumenti molto efficaci come Tineye.com, un motore di ricerca e plug.in potenziato con intelligenza artificiale e Yandex, un motore di ricerca russo particolarmente efficace nel riconoscere volti, paesaggi e località turistiche.

La piattaforma InVID (in video veritas) + we verify, finanziata da un progetto europeo, offre invece servizi di debunkingper video e frame di immagini. É una risorsa molto ricca di servizi che mette a disposizione di docenti e studenti materiali di formazione e tutorial.

Il design delle attività didattiche

Come sottolinea il prof. Sam Wineburg dell’Università di Stanford, acquisire le competenze necessarie alla verifica e alla valutazione delle informazioni è un processo che richiede tempo e molta pratica.

I percorsi educativi alla News and Information Literacy non possono essere episodici, ma al contrario devono diventare una routine operativa con obiettivi a lungo termine e un design efficace e flessibile.

È importante quindi progettare queste attività utilizzando tecniche di game based learning per coinvolgere attivamente gli studenti in processi di ricerca ed esplorazione, facendo leva sulla percezione del sé, sul senso di autoefficacia (autonomia) e sulla curiosità, al fine di creare i presupposti per la memoria a lungo termine.

Strumenti e app digitali dinamiche (come per esempio genial.ly, thinglink e wordwall, learning paths solo per citarne alcune) consentono l’integrazione di più attività realizzate anche con strumenti diversi, in una sorta di embedding a matrioska (7).

In questo modo è possibile realizzare una struttura modulare di percorso, strutturato a tappe, come per esempio una caccia al tesoro o un gameboard analogo a quello presentato (8) a Didacta 2021 nel Workshop MediaLab: diamo voce all’informazione (9).

All’interno di questi percorsi di esplorazione, le singole tappe propongono almeno tre diverse tipologie di attività:

a. attività mirate su competenze specifiche, con diversi formati (testi, video, immagini, audio e altro) per esempio riconoscere la tipologia di informazione, o indizi per la demistificazione di notizie pubblicate sul web;

b. attività di analisi e riflessione che anticipano i passaggi successivi (percorsi a scelta multipla per identificare il messaggio di un video, di un post sui social);

c. attività di costruzione e revisione di oggetti di conoscenza come checklist, video tutorial, presentazioni, che possono essere implementati dal feedback collettivo.

Il vantaggio di strutturare le attività in questi moduli a ‘matrioska’ è che gli studenti possono ripetere le attività più volte anche in modo autonomo, in tempi asincroni e in piccoli gruppi.

I docenti inoltre possono implementarle, in passaggi successivi, modificando i contenuti, la consegna e il grado di complessità.

Gli approcci metodologici più efficaci nel coinvolgere attivamente gli studenti sono quelli identificati dall’apprendimento trialogico (10) ovvero il learning by doing, problem solving eil cooperative learning.

Approcci che supportano gli studenti a rimanere concentrati sugli obiettivi da raggiungere (la mission), a collaborare attivamente con i compagni di team per portare a termine la missione, a gestire con impegno problemi complessi individuando nuove strategie.

Riferimenti bibliografici

(1) The echo chamber effect on social media, Matteo Cinelli, Gianmarco De Francisci Morales, Alessandro Galeazzi, Walter Quattrociocchi, Michele Starnini; Proceedings of the National Academy of Sciences Mar 2021, 118 (9) e2023301118; DOI: 10.1073/pnas.2023301118.

(2) UNESCO 2005 “l’insieme di competenze che utilizzano le capacità di identificare, comprendere, interpretare , creare, comunicare e computare utilizzando materiale scritto derivante da vari contesti’.

(3) https://www.schooljournalism.org/news-literacy-overview/ School Journalism definisce la News Literacy così “News literacy is the acquisition of 21st-century, critical-thinking skills for analyzing and judging the reliability of news and information, differentiating among facts, opinions and assertions in the media weconsume, create and distribute. It can be taught most effectively in cross-curricular, inquiry-based formats at all grade levels. It is a necessary component for literacy in contemporary society”.

(4) Si fa riferimento alle elezioni presidenziali USA del 2016 e al referendum sulla Brexit nel Regno Unito sempre nel 2016.

(5) AGCOM , Percezioni e Disinformazione. Molto “razionali” o troppo pigri? Febbraio 2020.

AGCOM Rapporto tecnico. Le strategie di disinformazione online e la filiera dei contenuti fake, Novembre 2018.

(6) 21st Century readers. Developing Literary Skills ina Digital World PISA, OECD (2021( OECD Publishing Pars.

(7) NDA Questo è un termine che ho coniato io nei corsi di formazione sulla Media Literacy.

(8) News literacy: la mappa degli infonauti https://view.genial.ly/604a3d9fd879d40d9aa525bc.

(9) Attività realizzata da Catia Santini https://view.genial.ly/604a3d9fd879d40d9aa525bc Il workshop a cura del gruppo 9 Media Literacy dell’Equipe Formative Nazionali #PNSD è stato presentato a Fiera Didacta il 19 Marzo 2021. https://docs.google.com/presentation/d/e/2PACX-1vQnTQFQFGeNhSn7as4t0oW8785b6XKBKLsU8v4Xz4fDs_mkgD7qVq9ljHfNH9hcONOUAz2BtYj2Eu4H/pub?start=false&loop=false&delayms=3000.

(10) Hakkarainen Toward Trialogic Learning (2009) https://opikeskkonnad.files.wordpress.com/2015/10/hakkarainen_2009_toward-a-trialogic-approach-to-learning.pdf.Traialogic Learning desing by Paavola https://creativeclassroomproject.wordpress.com/creative-classroom-collection/trialogical-learning/L’apprendimento trialogico è stato inserito nella nota PNSD del 12/05/2021 Misure di attuazione per l’anno 2021 tra gli spunti pedagogico-educativi.