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Il futuro della Didattica Digitale Integrata e l’e-learning. Il percorso da intraprendere dopo la pandemia

Antonio Artiaco, docente della scuola secondaria di primo grado, formatore MIUR, esperto di tecnologie di apprendimento e animatore digitale, ha condiviso con noi le sue osservazioni sull’impatto della pandemia nella didattica, alla luce delle indicazioni del Piano Nazionale per la Scuola Digitale e delle azioni da intraprendere per conseguire la transizione digitale della scuola.

Metodologie  Grandi insegnanti 
04 maggio di: Antonio Artiaco
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La pandemia di Sars-Covid19 che ha colpito l’Italia e il mondo nel 2020 ha messo in luce il digital divide che ha costantemente contrassegnato l’arretratezza digitale del nostro Paese e, in particolare, delle istituzioni scolastiche, nonostante da anni fossero in vigore norme stringenti a tema informatizzazione e riforma della Pubblica Amministrazione e da tempo nella scuola si discutesse di certificazione delle competenze, in particolare quelle legate al digitale. Nonostante la L.107/2015 (cosiddetta “Buona Scuola”) e la sua colonna portante, il Piano Nazionale per la Scuola Digitale (PNSD - decreto n.851/2015) avessero cercato di fare da volano al cambiamento si è dovuto infatti attendere la comparsa del virus per “scardinare” la resistenza dei docenti alle riforme digitali e per permettere loro di rendersi conto dell’arretratezza dei mezzi e strumenti di comunicazione didattica a disposizione.

Per questo motivo concentrarci sul PNSD ci consente di illustrare chiaramente quali obiettivi devono porsi le scuole per vincere le sfide che il futuro riserva loro. Il PNSD, infatti, distingue 35 punti – definiti #Azioni– che individuano le innovazioni fondamentali che la scuola deve perseguire per ottenere la cosiddetta transizione digitale.

Gli obiettivi di nostro interesse sono i seguenti:

  • attività per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti;
  • potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali per migliorare formazione e processi di innovazione delle istituzioni scolastiche;
  • adozione di strumenti organizzativi e tecnologici per favorire la governance e la condivisione di dati;
  • formazione dei docenti per l'innovazione didattica e sviluppo della cultura digitale;
  • potenziamento delle infrastrutture di rete, con particolare riferimento allaconnettività nelle scuole;
  • valorizzazione delle migliori esperienze delle istituzioni scolastiche;
  • definizione dei criteri e delle finalità per la creazione di learning object didattici in formato digitale, anche prodotti autonomamente dagli istituti scolastici.

È chiaro che il PNSD, con notevole anticipo sui recenti eventi, indicava le strategie e le procedure per raggiungere standard elevati per la didattica online.

Un primo passo di fondamentale importanza scaturisce dall’azione #28 del PNSD che ha consentito ai dirigenti scolastici (DS) di individuare, all’interno di ogni istituzione scolastica, la figura dell’Animatore digitale. Figura nuova con compiti di impulso e stimolo all'innovazione, vera e propria “missione” che viene compiuta di comune accordo con lo stesso DS, con il Direttore deiservizi generali e amministrativi e con il supporto di alcuni colleghi nominati nel team digitale. L’Animatore digitale non è un formatore, né un tecnico dei computer, ma un e-leader in grado di fornire una vision di innovazione all'interno del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF): il suo operato indica quali azioni del PNSD perseguire.

Fondamentale poi l’azione #6 relativa al BYOD (Bring Your Own Device), malvisto in molte istituzioni scolastiche, che fa riferimento all’utilizzo di strumenti digitali personali di docenti e studenti. Se applicata adeguatamente questa azione consente alle scuole di conoscere le disponibilità digitali delle famiglie e quindi provare a “rimuovere gli ostacoli” che impediscono il pieno raggiungimento del successo formativo di tutti gli alunni. Al contempo consente agli alunni di sviluppare competenze digitali grazie al supporto di tutte le discipline.

La richiesta è specifica: favorire l’utilizzo dei dispositivi digitali per la didattica tanto a distanza quanto in presenza. L’azione #17, per esempio, si concentra suinserimento e sviluppo del pensiero computazionale (coding) già dalla scuola primaria e comporta lo sviluppo di competenze per la risoluzione di problematiche attraverso l’individuazione di algoritmi logici, come pure la comprensione del funzionamento di software e hardware.

La scuola si pone obiettivi educativi che non cambiano: quello che cambia è l’approccio, oltre che la scelta di contenuti in grado di aiutare a rispondere rapidamente alle sfide di una società in continua e repentina evoluzione. Per queste ragioni l’intervento educativo deve ampliarsi, travalicando l’attività in aula e attivando nuovi “ambienti di apprendimento”. Per fare questo ci viene in aiuto la Didattica Digitale Integrata (DDI).

Scaturita dalle stesse indicazioni della DaD, la sigla DDI utilizza l’aggettivo “integrata” per indicare la necessità che le scuole si attrezzino e pianifichino attività didattiche efficaci sia a distanza che in presenza. I docenti devono quindi risultare professionalmente attrezzati e competenti nell’utilizzo degli strumenti digitali, sfruttando tutte le potenzialità della rete quotidianamente e per qualunque attività ordinaria, in aula e in presenza.

Nel documento della DDI, muovendo dall’analisi dei bisogni e nell’ambito delle autonomie delle istituzioni scolastiche, si rintraccia la necessità di individuare il quadro orario di lezione sia per il docente, sia per l’alunno, che deve risultare presente (registro elettronico) e frequentare le ore di lezione. La necessità della frequenza fa scaturire il monte orario minimo di videolezione sincrona definita per i vari cicli di istruzione. Vanno inoltre dichiarate le caratteristiche degli ambienti digitali da utilizzare, gli accorgimenti legati al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).

Sono inoltre previsti l’indicazione dell’aggiornamento del patto di corresponsabilità scuola-famiglia nonché dei regolamenti scolastici, visto l’utilizzo degli ambienti online. Il Piano per la DDI cita inoltre metodologie, criteri per la revisione delle Unità di Apprendimento, criteri di verifica e di valutazione.

Da questa panoramica, una riflessione finale sorge spontanea. Se si analizza a fondo l’articolata macchina di conversione al digitale finalizzata allo sfruttamento delle risorse online, indicata dalla DDI, si individua il paradosso dell’aver stabilito un monte orario per levideolezioni sincrone senza essere entrati nel dettaglio delle metodologie da utilizzare e senza aver riconosciuto uguale dignità alle attività asincrone, base fondamentale dell’e-learning. Risulta in questo modo confortato il docente che, acquisite le competenze all’utilizzo degli strumenti digitali, nelle attività sincrone riprende la metodologia consueta legata alla didattica tradizionale (lezione frontale) con la quale si spiega un concetto e si attende che lo studente lo ripeta in una formale valutazione orale.

Questo incide fortemente sulla qualità e sull’efficacia della DDI, dal momento che, non essendo stato scardinato il vecchio paradigma educativo, si riducono motivazione e autenticità degli apprendimenti degli alunni. Appaiono evidenti i risultati negativi della DDI, che viene marchiata come insoddisfacente rispetto alla didattica in presenza meglio progettata. Il digitale e il suo utilizzo inesperto, infatti, di per sé non sono forieri di innovazione o di efficienza nei risultati. Ciò che l'e-learning rende disponibile, se correttamente utilizzato, è la possibilità di trarre innumerevoli benefici dalle attività asincrone, che se ben strutturate e congegnate consentono agli studenti di approcciarsi alle attività didattiche potendole seguire nel momento migliore della propria giornata, con la possibilità di rivederle più volte, tornare indietro, focalizzare la propria attenzione su un aspetto piuttosto che su un altro.

Alcuni esempi: una metodologia che potrebbe emancipare l’educazione da questa organizzazione oraria statica è innanzitutto la flessibilità oraria, illustrata dalle Avanguardie Educative. Un’altra metodologia che ben si adatta alla DDI, ai fini di un’apertura concreta all'innovazione, è quella basata sul paradigma della Classe Rovesciata, anche detta Flipped Classroom.

Senza dubbio tutto ciò che è stato fin qui illustrato richiede infine lo sviluppo di maggiore autonomia nello studio da parte di studenti e studentesse, per conseguire la principale finalità delle competenze chiave: “L’apprendimento lungo tutto l’arco della vita”.