Dire, fare, insegnare
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Il metodo Montessori nella scuola odierna

Elefteria Morosini, docente e formatrice, ha condiviso con noi l’incontro con la professoressa Milena Piscozzo, dedicato alla storia della sperimentazione che ha preso le mosse nel 1969 nella scuola primaria e alle prospettive di diffusione del metodo Montessori.

Grandi insegnanti 
10 febbraio di: Elefteria Morosini
copertina

Dal 30 luglio 2021 sono 24 le scuole italiane, tra statali e paritarie, che adottano il metodo Montessori, riunite nella rete nazionale coordinata dalla professoressa Milena Piscozzo, DS dell’IC Riccardo Massa di Milano.A distanza di molti anni dalla sua ideazione, infatti, il percorso montessoriano dimostra una straordinaria modernità, confermata dai più recenti studi della pedagogia, della didattica e delle neuroscienze, e ciò apre interessanti prospettive sull’estensione del metodo anche alla scuola secondaria di 2° grado. Tra le finalità fondamentali della rete nazionale coordinata dalla prof.ssa Piscozzo c’è il riconoscimento, a conclusione del triennio 2021/2024, della scuola secondaria di 1° grado a indirizzo Montessori, con una “riconduzione a ordinamento”, come accaduto con l’istituzione dell’indirizzo musicale della scuola media (SMIM).

Il metodo Montessori nel primo ciclo

EM - Dall’avvio nel 2017 come si è sviluppata la presenza della sezione Montessori nell’ambito statale della secondaria di 1°?

MP - A Milano la media Riccardo Massa è stata la prima e unica statale Montessori, riconosciuta nel 2014. La sperimentazione si è collegata a quella iniziata molti anni prima nella scuola primaria, attiva fin dal 1969. Alla Riccardo Massa sono istituite 2 sezioni per circa 150 allievi, tra le sezioni Montessori e quelle tradizionali c’è collaborazione, così si diffondono la conoscenza del metodo e l’innovazione.Con l’estensione del metodo Montessori dalla primaria alla secondaria si intende dare sviluppo e coerenza al collegamento verticale all’interno del 1° ciclo di istruzione, per superare una frattura che crea difficoltà agli allievi e costringe i docenti a operare in condizioni molto diverse.La sperimentazione ha fin dall’inizio lo scopo di far rientrare il progetto nell’ordinamento, come accade già per la secondaria di 1° grado a indirizzo musicale. Questo obiettivo dovrebbe essere raggiungibile dopo i tre anni di sperimentazione e servirebbe anche a dare un impulso positivo alla riorganizzazione della secondaria di 1° grado in generale, una parte dell’istruzione secondaria che in questi anni ha subito maggiormente la crisi, considerando le difficoltà di integrazione verticale del primo ciclo di istruzione e lo schiacciamento attuato in base alle richieste provenienti dalle scuole secondarie di 2° grado.

Una scuola d’avanguardia in periferia

EM - Che effetti ha prodotto l’istituzione di una scuola d’avanguardia in periferia? Quale riscontro viene dalle famiglie?

MP - I risultati sono molto positivi: in questi anni si è passati dal calo delle iscrizioni all’attrazione di studenti dal centro. Le famiglie apprezzano l’offerta formativa in classi eterogenee, dove le differenze tra gli allievi sono una ricchezza e una risorsa. Inoltre l’innalzamento dei livelli di apprendimento è confermato dai dati INVALSI e dalla buona riuscita degli allievi che proseguono gli studi. Il nostro Istituto si caratterizza in generale per una forte attenzione verso i metodi attivi di insegnamento e l’inclusività: al centro c’è il benessere del discente, che è prerequisito di ogni apprendimento. La scuola è una comunità aperta alla realtà esterna, costruita attorno a principi educativi condivisi con le famiglie, che hanno un ruolo attivo nella vita scolastica. Il territorio, con le sue istituzioni locali e risorse culturali, è parte integrante del progetto educativo.

Gli obiettivi di Agenda 2030

EM - Come si inseriscono nella vostra programmazione gli obiettivi dell’Agenda 2030?

MP - Sono naturalmente integrati con l’indicazione montessoriana di strumenti didattici realizzati con materiali naturali e a misura di bambini. Incoraggiando il discente all’autonomia e i genitori a dargli un ambiente ordinato e rilassante, a fornirgli relativamente pochi giocattoli, scelti in base all’età e alle preferenze, il metodo Montessori si traduce indirettamente in un richiamo al consumo responsabile. I materiali montessoriani sono autoprodotti con materiali di recupero e oggetti di uso quotidiano, privilegiando le materie prime naturali. Molte attività prevedono la scoperta, l’uso e la manipolazione di “oggetti” naturali come semi, conchiglie, fiori e spezie. In questo contesto si colloca anche la tecnologia digitale, che si utilizza dando spazio alla creatività di bambini e bambine secondo l’impostazione Montessori.

La formazione dei docenti

EM - Un aspetto rilevante riguarda la formazione e il reclutamento del personale: come avviene?

MP - La formazione avviene a cura dell’ONM(Opera Nazionale Montessori), con la costituzione della rete nazionale sono stati avviati corsi per circa 260 docenti, ma le richieste sono state oltre il doppio, perciò verranno istituti altri corsi. Per Montessori il docente deve essere osservatore, facilitatore, progettista e sperimentatoredegli apprendimenti, esperto metodologico, relazionale e di comunicazione; non si occupa soltanto di una disciplina ma deve aprire la strada a una conoscenza allargata. Per Montessori bambini e bambine sono i cittadini di domani: gli educatori devono quindi saper costruire lo spazio e i tempi più adatti affinché possano manifestare la loro creatività. La scuola diventa una piccola comunità dove i discenti collaborano e ricevono fiducia. A tutto ciò si collega l’idea di valutazione, concepita già da Montessori come valutazione formativa, con funzione di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo, mettendo da parte un approccio giudicante e di selezione, tutt’altro che inclusivo.

Spazi e tempi innovativi

EM - E dal punto di vista di spazi e tempi? Servono edifici adatti, curricoli flessibili e personalizzati… una vera rivoluzione per la scuola. A che punto siamo? Quali ricadute possiamo immaginare sulle altre scuole?

MP - L’introduzione del metodo Montessori nella secondaria di 1° grado può ispirare tutta la scuola e in questa fase può contribuire a combattere il rischio di un ritorno conservatore a una “normalità tradizionalista”. Oggi si rischia di scoraggiare attività innovative, laboratoriali, uscite didattiche ma questo è un rischio che non possiamo assolutamente correre. Una rilettura del pensiero montessoriano mette in evidenza l’attenzione verso un “terzo piano di sviluppo” di ragazzi e ragazze (fra 10 e 16 anni), un periodo di grande trasformazione fisica, psichica ed emotiva, in cui si deve andare oltre l’apprendimento concreto e sensoriale, potenziando le attività che sviluppano l’ideazione, la costruzione del pensiero astratto e la sua formalizzazione.La verticalizzazione dei curricoli e la sinergia tra i diversi ordini di scuola favorisce l’applicazione del metodo Montessori, concepito non semplicemente come una tecnica di apprendimento-insegnamento, ma come un modo di affrontare la vita e le esperienze scolastiche. Se bambini e bambine sono i cittadini di domani, la principale finalità da perseguire è quella di offrire loro la possibilità di formarsi come portatori “di pace in un mondo di pace”.