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Il processo all’Innominato. Un’attività didattica di Italiano per sviluppare competenze trasversali

Gianmarco Cenci e Francesca Fiumara, docenti rispettivamente di Storia e Geografia e Lettere nella scuola secondaria di secondo grado, ci illustrano la loro proposta didattica per riproporre in una chiave nuova e sfaccettata lo studio dei “Promessi sposi”.

Secondaria  Grandi insegnanti 
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“Fare scuola” in tempo di covid ci ha ulteriormente insegnato a rompere le barriere imposte dalle mura scolastiche e a immaginare nuovi spazi e nuovi contenitori entro cui costruire le attività didattiche, con l’obiettivo di rendere le nostre allieve e i nostri allievi sempre più protagonisti della propria formazione. Ed è così che, per un giorno, la classe della seconda liceo scientifico delle scienze applicate presso l’istituto Madre Mazzarello di Torino si è trasformata in un’aula di tribunale, i suoi membri in giudici e testimoni, e al posto dell’ora di italiano sui Promessi sposisi è svolto il “processo all’Innominato”.

Si tratta di un’attività facilmente adattabile, per temi e modalità, a classi di qualsiasi anno e indirizzo. Il suo successo dipende dalla capacità delle persone coinvolte di utilizzare le conoscenze acquisite per costruire argomentazioni convincenti e dalla loro abilità di farne uso nel momento più opportuno. Tuttavia, prima di arrivare al suo momento clou, è necessario assicurarsi che le allieve e gli allievi abbiano gli strumenti contenutistici e concettuali adeguati e siano in possesso delle competenze adatte, senza le quali il “processo” non potrebbe avere luogo.

Prendiamo il nostro caso di riferimento: il “processo all’Innominato”. Oltre a un’approfondita conoscenza del romanzo, alla classe era richiesta la capacità di saper interrogare il testo, ricercare informazioni relative al contesto storico in cui le vicende di Renzo e Lucia sono ambientate, confrontare le diverse fonti consultate e, infine, ricavare da tutto questo i mattoni con cui costruire le argomentazioni da utilizzare in fase di dibattimento, in base al ruolo che il singolo o il gruppo avrebbe dovuto svolgere all’interno del processo.

La fase del dibattimento processuale vero e proprio è il momento in cui diviene evidente quanto buono sia stato il lavoro di ricerca. È qui che entrano in campo gli specifici obiettivi di competenza che ci proponiamo di raggiungere attraverso l’attività didattica del “processo”:

  • public speaking, essere cioè in grado di parlare in pubblico, sapersi accattivare l’uditorio, risultare convincenti ed efficaci, facendo la massima attenzione alla correttezza dei contenuti esposti;
  • problem solving, essere quindi abili a risolvere le difficoltà che potrebbero presentarsi nel corso del dibattito, adattando le strategie processuali alla mutevolezza delle situazioni, senza però tradire il proprio obiettivo;
  • problematizzare, ossia mostrarsi capaci di confrontare le diverse proposizioni, saperle organizzare gerarchicamente e distinguere in base alla loro funzionalità rispetto al messaggio che si vuole far passare.

Dopo aver analizzato le questioni più generali, è il caso ora di passare agli aspetti più propriamente tecnici del “processo”. Quali sono, quindi, le figure coinvolte in questa attività?

Oltre all’Innominato, il nostro imputato, la classe è stata divisa in diversi gruppi:

  • Accusa e difesa: i membri dei due team hanno esposto in maniera analitica e approfondita la propria tesi – citando, ove possibile, il romanzo, ed enunciando i punti a sostegno della propria posizione - e hanno confutato la tesi opposta. Nel nostro caso le tesi da sostenere erano due, l’assoluzione o la condanna dell’Innominato: se le tesi fossero state più di due, avremmo creato più gruppi.
  • Giuria: è l’organo che ha scelto la tesi vincitrice; si è occupato inoltre di redigere gli atti del processo. Una giuria profana di regole tecniche e di dottrina (come nel processo penale americano) è maggiormente impressionata dal fascino della retorica e della dialettica, competenze che hanno dovuto dimostrare.
  • Corte: si è occupata degli aspetti tecnici, ha dettato i tempi, ha respinto o accolto le obiezioni mosse dalla difesa e dall’accusa, ha accettato o rifiutato le prove portate. Ha avuto un ruolo fondamentale perché è stata garante del rispetto della “procedura”, affinché fossero mantenute le varie fasi del nostro processo.
  • Testimoni: i personaggi manzoniani sono stati chiamati per riferire i fatti di cui erano a conoscenza e per rispondere secondo verità – mantenendosi aderenti al testo – alle domande che l’accusa e la difesa rivolgevano loro. Dato che la nostra classe era composta da ventinove persone, abbiamo avuto modo di riprendere vari personaggi, anche secondari, dei Promessi sposi.

Abbiamo creato i gruppi di lavoro cercando di assecondare i diversi stili di apprendimento e le inclinazioni delle studentesse e degli studenti, assegnando a ciascuno il ruolo più funzionale per il miglior esito della prova.

Dopo aver ricevuto le indicazioni necessarie e il materiale di partenza, ogni gruppo si è poi autogestito nel lavoro di ricerca, salvo rari interventi in caso di difficoltà.

La fase di preparazione del processo, che si è svolta in ore sincrone e asincrone, ha impiegato circa due settimane, al termine delle quali ha avuto luogo la nostra simulazione, di cui andremo ora a descrivere i momenti principali:

  • Dichiarazione di apertura: le parti hanno presentato sinteticamente le proprie tesi e gli argomenti che avrebbero toccato nelle fasi successive del processo. La simulazione ha preso le mosse da questa fase: è stata importante la sinteticità e la pregnanza dei contenuti.
  • Esposizione: riprendendo quanto già detto in breve nella fase precedente, le parti hanno illustrato in maniera analitica e approfondita la propria tesi, enunciando i punti a sostegno della proposizione sostenuta e cercando di confutare la tesi opposta. È stato un momento centrale per la buona riuscita del processo: accusa e difesa hanno dovuto far ricorso a tutta la propria abilità retorica e alle proprie capacità espositive.
  • Dibattimento:accusa e difesa hanno interrogato e controinterrogato l’imputato e le persone chiamate a testimoniare. Nel corso di questa fase, è stato permesso di porre delle obiezioni alla parte non coinvolta dall’interrogatorio. Con ogni probabilità è stato il momento più delicato dell’intera attività, ma un’attenta gestione dei tempi e dell’ordine degli interventi da parte dei giudici ha consentito il corretto proseguimento del processo.
  • Arringa finale: accusa e difesa, tenendo anche in considerazione quanto emerso in corso di dibattimento, hanno cercato di convincere un’ultima volta la giuria della bontà della propria tesi con un accorato appello finale.
  • Sentenza: dopo essersi ritirata per deliberare e aver redatto gli atti del processo, la giuria ha emesso il proprio verdetto, stabilendo in maniera argomentata quale delle due tesi avesse prevalso e chiudendo così formalmente il processo.

La durata consigliata dell’attività è di un’ora per una classe del biennio e due ore per una del triennio – tenendo esclusa la sentenza, che verrà emessa nel corso della lezione successiva, per dare alla giuria il tempo di formularla in modo adeguato.

Stabiliti gli obiettivi, definite le competenze e precisate le metodologie - laboratoriali e cooperative -, possiamo ora parlare delle modalità e degli strumenti per la valutazione. Nella nostra attività si possono valutare sia le conoscenze mobilitate per affrontare la prova, sia le competenzeculturali promosse, sia le competenze chiave per la cittadinanza attiva. Abbiamo quindi previsto una valutazione orale, che avesse il focus sulla performance (tenendo conto delle varie “dimensioni” individuate - cognitiva, affettivo-motivazionale ed evolutiva), e una prova scritta a completamento del percorso. Le varie fasi del “processo” si prestano, infatti, a costruire l’impalcatura del testo argomentativo, una delle tipologie testuali che costituisce la prima prova dell’esame di Stato e nella quale le classi si esercitano tanto nel biennio quanto nel triennio. In conformità con quanto predisposto nelle griglie di valutazione da noi elaborate, abbiamo considerato il voto orale per educazione civica e la media tra le due prove – scritta e orale - per italiano.

Senza indugiare ancora, lasciamo di seguito il video per un estratto del nostro “processo all’Innominato”.