Dire, fare, insegnare
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Insegnare e “fare” imprenditorialità a scuola. Intervista a Daniele Manni

Daniele Manni, professore di informatica all’Istituto Galilei-Cosa-Scarambone di Lecce, è il primo docente italiano a vincere il prestigioso “Global Teacher Award”. In questa intervista ci racconta l’importanza di insegnare imprenditorialità a scuola, un veicolo di competenze trasversali.

Grandi insegnanti 
16 novembre di: Redazione
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La redazione di Dire, fare, insegnare ha intervistato Daniele Manni - professore di informatica dell'Istituto Galilei-Cosa-Scarambone di Lecce, imprenditore e vincitore del premio internazionale Global Teacher Award - per parlare con lui del suo percorso professionale e del suo approccio all'insegnamento dell'imprenditorialità a scuola, mettendo in luce i benefici e i risultati raggiunti fino a ora. 



Lei è docente di informatica nelle scuole superiori. Come è nato il suo interesse verso il tema dell'imprenditorialità e delle start-up?

L’interesse per l’imprenditorialità è nato ben prima di insegnare. Mi sono laureato a Torino in Informatica nel 1984 e ho praticamente “snobbato” le tantissime proposte di assunzione giunte dopo poche ore dalla laurea da parte di grandi compagnie di software e hardware (Ibm, Honeywell, Olivetti, etc.). Sono tornato nel Salento e, insieme ad alcuni amici, abbiamo creato una prima società di professionisti che offriva alle aziende del territorio servizi di consulenza a 360 gradi, eravamo commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e, ovviamente, informatici. Subito dopo, e fino al 1999, ho messo in piedi altre tre imprese, due sono miseramente fallite mentre le altre due sono pienamente operative ancora oggi. Sono invece “incappato” nella scuola nel 1986 quando, su richiesta dall’allora Provveditore agli studi, accettai di effettuare una supplenza di poche ore. Sono entrato in classe per fare un favore, mi sono innamorato all’istante dei ragazzi (allora poco più giovani di me) e non ne sono più uscito!Nel ‘99 decisi di abbandonare l’attività imprenditoriale esterna e portare in classe, dai miei ragazzi, l’esperienza, il know how, la passione e l’amore per le start-up. Da allora, con ogni mia classe, ad inizio anno sprono, incentivo e accompagno i ragazzi nell’ideazione e conduzione di una nuova micro-idea d’impresa, un servizio, un prodotto o un’applicazione innovativa da lanciare sul mercato reale.

Qual è il valore formativo e didattico dell'insegnare imprenditorialità a scuola? Quali sono i benefici dell'apprendimento di questa disciplina per gli studenti?

Più che insegnare imprenditorialità, noi la… “facciamo”. L’espressione “imparare facendo” nella nostra scuola, il Galilei-Costa-Scarambone di Lecce, è una sorta di bibbia. Da questa pratica, oltre al beneficio immediato che si può facilmente immaginare, ossia quello di offrire alle ragazze e ai ragazzi una valida e concreta alternativa al lavoro dipendente, proviene tutta una serie di valori e benefici che chiunque sperimenta l’imprenditoria acquisisce senza neanche accorgersene. Tutti coloro che hanno quello che gli anglosassoni chiamano “Entrepreneurship mindset”, ossia una “mentalità da imprenditore”, si ritrovano ad avere numerose competenze trasversali (le note soft skills) tra le quali l’inclinazione a risolvere problemi (problem solving), la capacità di lavorare in gruppo (teamwork), una maggiore resilienza, l’attitudine a gestire i fallimenti, il saper parlare in pubblico e, soprattutto, una maggiore e più radicata fiducia in sé e nelle proprie capacità. Tutte competenze non strettamente legate solo all’imprenditoria ma utili e valide per qualunque percorso di vita futura.

Come potrebbe essere inserito nel programma didattico l'insegnamento dell'imprenditorialità? È una materia che si presta alla pluridisciplinarietà? Come?

Ripeto spesso che il mio sogno di vedere la Entrepreneurship Education nel sistema scolastico ha tre diversi step. Il primo è quello di vederla come insegnamento obbligatorio in tutti gli Istituti Tecnici Economici italiani, il secondo step è quello di vederla in tutte le scuole superiori (licei, tecnici e professionali), il terzo è quello di vederla introdotta nelle scuole medie. Da circa cinque anni svolgiamo laboratori di imprenditorialità intitolati Startup Garden in undici scuole medie di Lecce e paesi limitrofi, e i risultati e le idee di queste ragazze e di questi ragazzi under 13 sono sorprendenti e, a volte, geniali.

Ci racconta qualche episodio significativo di questa esperienza nelle scuole medie?

Sul sito web (creato dai miei studenti) www.i-startup.it ci sono alcuni esempi delle micro-startup ideate da studenti delle scuole medie di Lecce, Trepuzzi, Surbo, Monteroni, Lizzanello, Melendugno, Cavallino e San Cesario. Ricordo con molta simpatia, ad esempio, “Mollettopoli” (fabbricazione e vendita di oggetti d’arredo realizzati con le mollette), “Tea-shirt” (serie di magliette con diverse grafiche incastonate in una “teiera”), “Emporio Ascanio” (mercatino fisico e online di prodotti artigianali realizzati dagli studenti), “Dovero” (serie di segnalibri con immagini e citazioni degli idoli dei giovanissimi), “Capisutta” (lezioni da parte degli alunni agli adulti sull’uso della tecnologia), “DiscOrario” (orologi da parete realizzati con vecchi dischi in vinile), ecc.

Come ha vissuto la Didattica a Distanza lo scorso anno scolastico e cosa si immagina per l'anno scolastico in corso?

Lo scorso anno, grazie a un eccellente lavoro da parte del nostro animatore digitale, il collega Francesco Manno, il quale in pochissimi giorni è riuscito ad attivare e personalizzare un’unica piattaforma didattica condivisa da 200 docenti e oltre 1300 alunni, le lezioni si sono svolte con una discreta facilità e con una buona partecipazione da parte degli studenti. La scuola ha anche prontamente provveduto a fornire alcuni dispositivi (pc e tablet) ad alcune famiglie. Per l’anno scolastico in corso, prevedendo che sicuramente non sarà facile poter disporre di una didattica totalmente in presenza, stiamo cercando di raffinare e migliorare le prestazioni della didattica connessa, prendendo coscienza che la didattica attraverso il computer non può essere identica a quella svolta in aula ma deve sperimentare strade e metodi capaci di tenere alta l’attenzione e la partecipazione attiva dei ragazzi.