Dire, fare, insegnare
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La biblioteca scolastica: luogo di formazione, inclusione e crescita

Giuliana Disanto, docente di scuola primaria, propone due attività da svolgere nella biblioteca scolastica che puntano a includere in modo efficace anche gli studenti BES.

Inclusione  Primaria 
22 settembre di: Giuliana Disanto
copertina

La scuola italiana è sempre stata particolarmente sensibile al tema dell’inclusione: attraverso leggi, circolari e grazie all’impegno di professionisti e non, da anni si cerca di preparare un’istituzione scolastica preparata il più possibile ad accogliere e includere. La società è tuttavia in continua trasformazione, le esigenze si moltiplicano e si configurano situazioni più complesse e diversificate rispetto al passato.

I flussi migratori, le nuove povertà, il disorientamento dei genitori riguardo al compito educativo delle famiglie, insieme alla sfavorevole congiuntura economica, assegnano una nuova attualità al tema dell’integrazione in ambito educativo. La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e la Circolare Ministeriale 8/13 sul tema dei Bisogni Educativi Speciali rispondono a questa situazione e puntano a completare l’iter verso una piena integrazione in ambito scolastico.

L’utilizzo dell’acronimo BES indica una vasta area di alunni per i quali il principio della personalizzazione dell’insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003, va applicato non solo nei confronti di chi ha una certificazione ma anche per alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per diverse ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. La scuola si è così trovata a fronteggiare urgentemente l’esigenza di ripensare i propri metodi educativi: la Circolare BES diventa in questo senso una sorta di provocazione nei confronti dell’istituzione scuola, ridisegnando ruoli e competenze a partire dal Dirigente scolastico.

La biblioteca scolastica

Le attività che propongo traggono ispirazione da questi principi e si concentrano sulla biblioteca scolastica intesa come luogo di crescita e inclusione dei bambini con Bisogni Educativi Speciali. Perché proprio la biblioteca scolastica? Dalla lettura del Manifesto IFLA UNESCO sulla biblioteca scolastica (consultabile qui) si evincono le ragioni che vedono in questo luogo un vero e proprio palcoscenico di formazione.

Partendo dal presupposto che essa è parte integrante dell’esperienza educativa, attraverso la biblioteca scolastica si offre agli studenti la possibilità di acquisire abilità necessarie per l’apprendimento e valide lungo tutto l’arco della vita, di sviluppare la loro immaginazione e di crescere come cittadini responsabili. In che modo possiamo far diventare la biblioteca un luogo formativo di questo tipo? Di seguito alcuni spunti:

  • sostenendo e valorizzando gli obiettivi delineati nel progetto educativo e nel curricolo della nostra scuola anche durante le attività proposte in biblioteca;
  • offrendo l’opportunità per esperienze dirette di produzione e uso dell’informazioneper la conoscenza, la comprensione, l’immaginazione e il divertimento;
  • sostenendo tutti gli studenti nell’acquisizione e nella messa in pratica delle proprie capacità di valutazione e uso dell’informazione (indipendentemente da forma, formato e mezzo con cui si lavora), in particolare sensibilizzandoli alle diverse modalità di comunicazione nell’ambito della comunità;
  • organizzando attività che incoraggino consapevolezza e sensibilità in ambito culturale e sociale.

Nella pratica didattica è possibile in questo modo partire proprio dalla biblioteca scolastica per attuare una serie di attività che supportino il percorso formativo degli alunni BES, ma che hanno anche una valenza educativa è generale. Si tratta di pratiche didattiche operative note, quali il cooperative learning, il role playing o il semplice disegno, contestualizzate all’interno della biblioteca scolastica. Ogni attività ha specifici obiettivi e si rivolge a una particolare categorie di bisogni educativi speciali.

Uno spot per ogni libro

La modalità di prestazione dei bambini con Bisogni Educativi Speciali sono collegate alla specifica intelligenza che ogni alunno possiede. Si deve perciò optare per un approccio che offra a tutti la possibilità di accrescere il proprio potenziale attraverso un’azione formativa, per esempio chiedendo di provare a raccontare, in modo versatile e secondo le proprie competenze, un libro o un testo che si è letto insieme.

Come attività rivolta specificamente a bambini con DSA, ritardo del linguaggio e disagio socioeconomico, si può quindi proporre la composizione di un volantino pubblicitario da affiggere alla bacheca della biblioteca scolastica e visibile a ogni alunno. Il testo pubblicitario deve contenere solo le informazioni essenziali sul libro scelto, senza entrare nei dettagli: l’alunno potrà contribuire alla composizione con delle illustrazioni che accompagnino i commenti.

Questo tipo di attività, oltre ad essere stimolante e divertente, mette il bambino nella condizione di poter sperimentare le forme di comunicazioni più vicine alle sue possibilità e sviluppare la creatività, elemento essenziale per la crescita formativa. Dover inserire nel testo pubblicitario solo alcune informazioni, inoltre, metterà alla prova la sua capacità di sintesi e di selezione dei dati, lasciando spazio però anche a elementi che in una normale scheda di lettura non sarebbero esposti.

Bibliotecario per un giorno

La figura del bibliotecario scolastico è determinante per un buon funzionamento della struttura in questione. I compiti a lui assegnati sono molteplici e di rilevante importanza soprattutto nel momento in cui ci si rapporta con la classe. Studiare e comprenderne il ruolo è per i bambini un’opportunità di crescita e apprendimento. I bambini con Bisogni Educativi Speciali (in particolare con Adhd e funzionamento cognitivo limite) necessitano infatti di tecniche di insegnamento attive che comportano la partecipazione consapevole dello studente.

Si tratta di tecniche di insegnamento attive che si caratterizzano per:

  1. la partecipazione “vissuta” degli studenti (coinvolgendo tutta la personalità del bambino);
  2. il controllo costante e ricorsivo sull’apprendimento e l’autovalutazione;
  3. la formazione in situazione
  4. la formazione in gruppo.

La nostra attenzione si concentrerà in questa attività sulle tecniche simulative, in modo particolare il role playing (gioco di ruoli) per l’interpretazione e l’analisi dei comportamenti e dei ruoli sociali nelle relazioni interpersonali. Il role playing consiste infatti nella simulazione dei comportamenti e atteggiamenti: non è la ripetizione di un copione ma una vera e propria recita a soggetto. Gli studenti devono assumere i ruoli assegnati dall’insegnante, con l’obiettivo di acquisire le capacità di impersonare un ruolo e di comprendere in profondità ciò che quel ruolo richiede.

L’idea è quella di proporre ai bambini di passare un “giorno da bibliotecario”: uno studente a turno affiancherà il bibliotecario nell’esercizio delle sue funzioni principali. Il gioco di ruolo in questa circostanza ha come obiettivi precipui la consapevolezza del senso di responsabilità, il rispetto e lo spirito di servizio verso tutti gli altri alunni, l’importanza dell’ordine e della precisione; ma anche l’acquisizione della sequenzialità di certe azioni, procedure e regole (registrazione del prestito, restituzione, catalogazione, riordino).

L’attività è pensata anche per offrire al bambino la possibilità di familiarizzare in modo speciale e da “titolare” con l’ambiente della biblioteca scolastica. Svolgere dei ruoli ben determinati, a maggior ragione legati a compiti adulti, affascina il bambino e soprattutto lo mette subito nella condizione di dover ridimensionare gran parte dei suoi comportamenti abituali in funzione della nuova responsabilità acquisita.

Le pratiche operative didattiche proposte sono supportate dall’avalutatività del luogo della biblioteca e dagli stimoli che essa offre come ambiente ricco di conoscenza e socialità. In conclusione, è possibile affermare che bisogna affrontare i temi della diversità e dell’inclusione senza crogiolarsi in polemiche o elenchi di strumenti e occasioni che non si possiedono, ma essendo propositivi e pratici con quello che si ha a disposizione.