Dire, fare, insegnare
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La nuova valutazione nella scuola primaria

Teresa Iodice, docente della scuola primaria specializzata in sostegno didattico per alunni con disabilità, riflette sulle nuove Linee Guida nella valutazione nella scuola primaria e su quali cambiamenti portano.

Verifiche e valutazioni 
17 febbraio di: Teresa Iodice
copertina

La valutazione nel corso degli ultimi decenni è stata oggetto di “acrobazie”, novità, ritorni, balzi in avanti e talvolta indietro, un continuo susseguirsi di norme e di indicazioni. Talvolta neppure il tempo di soffermarsi, di metabolizzare, di mettere in pratica, che i docenti hanno dovuto già fronteggiare altre novità e nuove sfide. Il focus, tuttavia, al di là di quel che si dica o pensi è sempre stato quello di una valutazione partecipata, trasparente, democratica, concreta.

La valutazione deve consentire, difatti, al soggetto di scoprire e capire ciò che è stato appreso, ciò che bisogna ancora fare, come migliorarsi, rendendolo parte attiva di questo processo così complesso. Si parla, in questo modo, di valutazione al servizio dell’azione, ovvero dell’apprendimento. Essa, essendo parte integrante del processo e mai momento finale e conclusivo avulso dal percorso dell’alunno, riveste una funzione orientativa. In tale prospettiva evidenzia i punti di forza e di debolezza delle situazioni formative permettendo, così, di correggere e migliorare il processo di perseguimento degli obiettivi, proponendo situazioni di recupero e di approfondimento. L’ultima novità che ha investito la valutazione, in special modo nella scuola primaria, è stata apportata con l’Ordinanza n°172 del 4 dicembre 2020 cui sono seguite le Linee Guida e le Indicazioni operative. A partire dall’anno scolastico 2020/2021 la valutazione periodica e finale degli apprendimenti è espressa, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali, compreso l’insegnamento di educazione civica, attraverso un giudizio descrittivo riportato nel Documento di valutazione. Questo impianto valutativo consente di superare il voto numerico su base decimale nella valutazione sia periodica sia finale e permette di esplicitare e raccontare a parole i processi cognitivi e meta-cognitivi, emotivi ma anche sociali attraverso i quali si manifestano gli apprendimenti. L’idea del giudizio ritorna per rappresentare il fenomeno, il percorso che il bambino fa e costruisce nel tempo, preservando quella trasparenza di cui tanto si parla per l’alunno stesso, per la famiglia, per l’osservatore esterno.

È necessario che il corpo docente sia ben informato circa il nuovo impianto valutativo anche perché deve essere pronto ad aggiornare tempestivamente le famiglie di questi cambiamenti in atto, e soprattutto deve approdare a una valutazione che trovi la giusta coerenza tra curricolo di istituto e nuove linee guida.

Gli obiettivi da definire devono essere espliciti e osservabili. Essi devono rifarsi alle Indicazioni Nazionali, ma non riscritti pedissequamente, bensì devono essere rappresentativi delle scelte didattiche e pedagogiche che rispecchiano il docente. Non è necessario selezionare tanti obiettivi, ma ciò che conta è che siano effettivi, autentici, realistici, gli stessi che saranno oggetto di valutazione delle prove.

Agli insegnanti spetta di valutare in che misura questi obiettivi siano stati raggiunti, indicandone il livello: avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione.

Va sottolineato che la definizione dei livelli, adottata dall’istituzione scolastica, dovrà essere presente sul Documento di valutazione.

Per descrivere i livelli degli apprendimenti si fa riferimento a quattro dimensioni: autonomia, continuità, tipologia della situazione (nota e non nota), risorse mobilitate. Altre dimensioni possono essere elaborate eventualmente dal Collegio dei docenti e inserite nei criteri di valutazione del P.T.O.F.

A fronte di un alunno che non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, diventa prioritario per il docente segnalare quali interventi metterà in atto, cosa intenderà fare, come ha pensato di muoversi per condurre l’alunno verso un percorso di miglioramento e di crescita.

Alla luce di tutto, è chiaro che il giudizio descrittivo non è riconducibile alla mera sommatoria degli esiti ottenuti nelle prove di verifica, ma è alimentato dalle osservazioni quotidiane relativamente alla routine, al gioco, a momenti di didattica strutturata o di osservazioni all’interno di situazioni problematiche complesse o ancora l’annotazione di trascrizioni delle conversazioni dei bambini che consentono di raccogliere informazioni su diversi fronti. Questi strumenti di cui l’insegnante può tenere conto per tracciare il profilo descrittivo da inserire nel Documento di valutazione aiutano a far emergere gli apprendimenti dei discenti e in special modo il carattere evolutivo degli apprendimenti stessi. In questo caso è necessario pensare a strumenti diversi per ciascun alunno, per giungere a prove di verifica differenti di volta in volta, facendo così affiorare le soggettività.

La valutazione mediante giudizio funge anche da vera e propria documentazione consentendo una autovalutazione continua da parte dell’alunno oltre che offrire una descrizione che incoraggia e non seleziona o etichetta, guardando in prospettiva futura rispetto a ciò che si può e deve ancora fare.

Le nuove indicazioni vogliono condurre, pertanto, i docenti verso un tipo di valutazione realmente autentica, dando informazioni sui processi e su come le conoscenze acquisite si trasformino in comportamenti efficaci, in competenze personali spendibili sia dentro che fuori la scuola.