Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare

La pedagogia attiva di Bruno Munari

Artista attivo nel campo della pittura, scultura, design e fotografia, Munari ha contribuito allo sviluppo di un metodo didattico basato sull’imparare giocando

Grandi insegnanti 
11 settembre 2019 di: Redazione
copertina

Nel 1960 Bruno Munari pubblicava l’Alfabetiere: “alfabetiere e non abecedario – scriveva l’autore nella prefazione – perché le lettere che contiene non sono disposte secondo il metodo tradizionale: a b c…, ma secondo le difficoltà che presentano per essere imparate dal bambino.”
Questo modo di disporre le lettere, precisava, non era una sua invenzione ma “fa parte di quel metodo attivo che invita il bambino a intervenire con la sua personalità in azioni predestinate a insegnargli qualcosa di utile”.

Artista multiforme, designer, scrittore, Bruno Munari (1907-1998) è stato inventore e autore di giochi didattici, laboratori e libri per l’infanzia che avevano al centro proprio l’idea di un apprendimento basato sulla partecipazione attiva del bambino, sullo sviluppo della sua creatività, sull’imparare giocando. Questo perché “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”, amava dire citando un proverbio cinese.

Questo principio Munari lo applicò ai laboratori nei quali insegnava ai bambini a “giocare all’arte visiva”. Il primo del genere fu quello realizzato nel 1977 alla Pinacoteca di Brera, a Milano, in cui i bambini scoprivano le qualità e le proprietà dei materiali, le caratteristiche degli strumenti e le diverse tecniche artistiche sperimentandole in prima persona, attraverso attività ludiche.

Nel 1979, in occasione della mostra “Le mani guardano”, Munari realizzò al Palazzo Reale di Milano i “Laboratori Tattili”, nei quali sperimentava l’approccio multisensoriale all’apprendimento, in particolare attraverso la sollecitazione del tatto. Sempre nel 1979, questa volta al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, diede vita a un laboratorio in cui i bambini potevano divertirsi a manipolare le argille, a combinare i colori, a sperimentare le tecniche della ceramica attraverso un percorso guidato ma libero, che permettesse loro di sviluppare le capacità soggettive. Seguirono molti altri laboratori, come “Giocare con la natura” (al museo di Storia Naturale, Milano, 1988) e il “Lab-Lib” (laboratorio liberatorio per la combinazione di materiali, al Museo Pecci di Prato, 1992).

Rivolti inizialmente alle scuole elementari, i laboratori furono in seguito realizzati anche per i bambini delle materne, delle scuole medie fino ai ragazzi delle superiori.

Nel 2001 è nata l’Associazione Bruno Munari, che ha sistematizzato il Metodo Bruno Munari per promuoverlo e diffonderlo nelle scuole, nei musei, nelle biblioteche. L’Associazione ha istituito nel 2006 anche un master rivolto a insegnanti, educatori, formatori e operatori culturali e a chiunque sia interessato a un percorso formativo abilitante all’uso del “Metodo Bruno Munari”. Ma insegnanti ed educatori possono trovare spunti didattici interessanti anche nei numerosi libri di Munari, dal citato Alfabetiere a I laboratori tattili, da Disegnare un albero a Immagini della realtà (che stimola l’apprendimento delle differenze tra oggetti reali e le loro rappresentazioni), tutti editi da Corraini.