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Lezioni sostenibili e accoglienti: Paola Lisimberti e Stefano Moriggi presentano “Didattica Nova”

In quest'intervista a quattro mani Paola Lisimberti e Stefano Moriggi parlano del libro “Didattica Nova” e dei nuovi orizzonti dell'apprendimento.

Metodologie  Grandi insegnanti 
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Paola Lisimberti e Stefano Moriggi, autori del volume Didattica Nova (edito dal Gruppo Spaggiari a novembre 2020) hanno raccontato alla redazione di Dire, fare, insegnare com’è nata l’idea di questo progetto, i suoi presupposti e i suoi obiettivi. 

In un contesto in cui l’innovazione, la creatività e lo sfruttamento delle nuove tecnologie e dei servizi multimediali stanno diventando sempre più centrali nel mondo della scuola, Didattica Nova vuole offrire una prospettiva innovativa per ripensare le dinamiche dell’insegnamento, a tutti i livelli. Più teorico di un manuale e più pratico di un saggio, il volume si concentra su una visione moderna dell’apprendimento.

Come nasce l’idea di questo volume, scritto a 4 mani?

Paola – Nasce da un bisogno: un libro come questo non c’era. In questo momento è necessario avere uno strumento metodologico-operativo che possa sostenere docenti e dirigenti scolastici nel riprogettare il processo di insegnamento-apprendimento e, in un’ottica creativa, gestire un inedito spazio-tempo ridisegnato dalla presenza delle tecnologie digitali.

Stefano – Mi sono convinto che fosse giunto il momento di avviare un dialogo concreto e operativo tra scuola e università, tra ricerca e prassi didattica, tra persone che non si rassegnano a ridurre la scuola - e l’esperienza dell’apprendimento - a una routine consolidata e metastorica. Così con Paola abbiamo innescato una prassi dialettica su temi, problemi, scenari e orizzonti possibili. “A distanza”, ovviamente… facendo noi stessi tesoro di non poche metodologie utili a imbastire, con le tecnologie, interazioni e ricerche proficue e creative.

Nel vostro libro parlate di «ripensare le coordinate spazio-temporali» dell’apprendimento. Che cosa significa?

Paola – Bisogna fare una premessa necessaria: Didattica Nova non è un libro sulla didattica al tempo del Covid, e neanche un libro di ricette per “far lezione” in modo accattivante a distanza. Bisogna guardare a questo libro come a un kit di sopravvivenza per tutti coloro i quali hanno capito che le tecnologie digitali impongono un ripensamento del nostro “agire didattico” dal momento che l’accesso alla conoscenza e la condivisione di dati e informazioni sono cambiati.

Stefano – Significa innanzitutto riconoscere l’urgenza di sgombrare il campo dagli equivoci: il concetto di presenza e quello di distanza vanno scardinati. La categoria di spazio-tempo, mutuata dalla fisica, ci aiuta a progettare in termini di diversi gradi di “prossimità” da gestire appunto, ciascuna con le proprie potenzialità e i propri limiti, in una scena aumentata dell’apprendimento. In queste pagine vogliamo appunto accompagnare gli insegnanti nell’acquisire un atteggiamento culturale e un approccio metodologico nuovo per consentire agli studenti un’esperienza cognitiva più ricca ed efficace. L’emergenza pandemica che stiamo vivendo ha (solo!) messo in luce quanto sia urgente mettere in discussione una tradizione didattica da tempo in crisi e scollata dalla realtà. Il mondo fuori dall’aula evolve costantemente. E dunque il contesto educativo non può essere conservato e venerato come una reliquia, per non dire come un feticcio culturale.

Quali sono le potenzialità del digitale nell’apprendimento?

Paola – Il digitale è l’alfabeto del nostro tempo e le competenze alfabetiche, matematiche e digitali sono indicate dal Consiglio d’Europa (Raccomandazioni 2018) come competenze chiave. Per fare un esempio operativo, così come si potrà leggere nel secondo capitolo di Didattica Nova, pensiamo al forum, un luogo virtuale di discussione che viene da lontano: la parola definisce in latino la piazza centrale delle città, il cuore religioso, politico, economico e sociale della città romana. Nello spazio-tempo dei nuovi media, il forum rappresenta il centro della comunità virtuale che sviluppa un dibattito intorno a un determinato argomento. Nella sua declinazione didattica, il forum diventa un ambiente nel quale è possibile sviluppare la metodologia del debate, una metodologia didattica attiva basata sul confronto di opinioni, molto efficace per insegnare a studentesse e studenti a relazionarsi con gli altri, a rispettare le convinzioni altrui, ad ascoltare. Il dibattito, organizzato a squadre, viene disciplinato da una serie di regole che gli interlocutori devono rispettare, impegnandosi nel sostenere una tesi favorevole e una contraria su un determinato tema.

La dimensione della progettazione della lezione è diventata centrale con le nuove modalità di DDI. Potete condividere consigli pratici per progettare una lezione efficace a distanza? 

Paola – Non abbiamo consigli pratici, ma una interpretazione di come ripensare una nuova forma di lezione, compatibile con le condizioni di incertezza e le difficoltà nelle quali ci troviamo a operare. Si sviluppa nel libro l’idea di una lezione che abbiamo definito «sostenibile e accogliente»: non eccede nei contenuti e mantiene un ragionato equilibrio tra fasi sincrone e asincrone.

Quali sono secondo voi i punti chiave per sfruttare davvero le nuove tecnologie nel campo dell’apprendimento? E quali strumenti digitali consigliate?

Stefano – Per venire a capo di problemi esistono solo strumenti (tecnologici – libro incluso! – e metodologici); e nel nostro lavoro li abbiamo selezionati per sostenere e orientare la progettazione di un ecosistema didattico (e culturale) digitalmente aumentato. In quest’ottica, l’insegnante dovrà riuscire a “disegnare” dinamiche e relazioni funzionali a costruire una comunità di apprendimento diffusa e flessibile – ovvero in grado rimodellarsi e distribuirsi nello spazio-tempo della nuova scena dell’apprendimento sperimentando le metodologie selezionate (dai docenti e, perché no, ove possibile concordate anche con gli studenti) per raggiungere diverse tipologie di obiettivi. Come diceva Paola non ci sono “ricette”, ma un orizzonte di possibilità progettuali che possono/devono essere “artigianalmente” plasmate per andare incontro ai bisogni formativi e agli interessi del gruppo-classe con cui ci si trova a lavorare…

Quando sarà finita l'emergenza sanitaria e si tornerà in classe che cosa resterà della Didattica Nova?

Stefano – Spero tutto, temo poco... Come si diceva, Didattica Nova non è un instant-book prodotto nei mesi del lockdown. L’ambizione che ci ha guidato nella scrittura è stata piuttosto quella di aprire un dialogo con i nostri lettori circa la necessità di introdurre una discontinuità radicale nel modo di considerare e vivere la scuola come agenzia culturale. Noi docenti non possiamo più nasconderci dietro alibi o idoli ormai anacronistici; non possiamo fingere di non sapere che la scuola o evolve o si estingue – come tutto, del resto. In quest’ottica, questo libro è una call for action rivolta a chi vorrà provare con noi (perché possiamo solo farlo insieme) a riflettere operativamente su cosa significhi apprendere oggi. E proprio per questo abbiamo deciso di dedicare questo nostro lavoro a tutti quelli che non lo leggeranno. Perché sono quelli che, con ogni probabilità, ne avrebbero più bisogno…