Dire, fare, insegnare
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Cura e diritto alla salute: il programma del Festival dei Diritti Umani

All'evento di presentazione del programma della settima edizione del Festival dei diritti umani, in diretta streaming dal 3 al 6 maggio, si è parlato di diritto alla cura e alla salute, della ferita della guerra e del bisogno dei ragazzi di essere ascoltati.

News ed eventi 
14 aprile di: Redazione
copertina

Al centro della prossima edizione del Festival dei Diritti Umani organizzato dall’associazione non profit di Milano Reset-Diritti Umani, che la Responsabile Rapporti con le Scuole Laura Signori ha raccontato in un’intervista a Dire, fare, insegnare, ci sono i temi della cura e del diritto alla salute. Argomenti attuali e importanti che verranno discussi dagli ospiti e durate gli eventi proposti dal 3 al 6 maggio sulla piattaforma festivaldirittiumani.stream.

Un programma ricco di incontri da seguire in diretta streaming che comprende dibattiti, lezioni, interviste e proposte di cinema e fotografia documentaria. Il Festival dedica come sempre particolare attenzione anche alle scuole: il programma della sezione EDU propone attraverso diversi format approfondimenti sull’ambiente, i diritti e la cura e incontri in cui i ragazzi della secondaria di secondo grado potranno intervenire con domande e osservazioni.

Le scuole sono state coinvolte anche nella fase di pre-Festival, con attività che hanno preparato le classi all’appuntamento di questa settima edizione. Durante l’evento di presentazione di sabato 9 aprile Nella morsa. Salute, disuguaglianze, guerra, organizzato a Milano presso Zona K e che è possibile rivedere qui, i ragazzi delle scuole superioridell’Istituto Porta di Monza e dell’Istituto professionale Domenico Modugno di Conversano (Bari) hanno presentato proprio il lavoro che hanno iniziato a svolgere in vista del Festival, condividendo alcuni estratti del progetto podcast “A scuola di diritti Umani” realizzato insieme a Share Radio e raccontando in prima persona le loro esperienze legate ai disturbi alimentari, le loro fragilità e il bisogno di essere ascoltati.



A partire dalle riflessioni dei ragazzi il dibattito è proseguito quindi attorno al tema Bonus Psicologo con ospiti il parlamentare Filippo Sensi e Anita Pirovano, Presidente del Municipio 9 e promotrice del bonus psicologo per i giovani dai 10 ai 25 anni della zona. Massimo Cirri, giornalista radiofonico e psicologo, ha messo in evidenza come la solitudine sia l’aggravante di qualsiasi malattia, e come dopo la pandemia “abbiamo bisogno di ritrovare i meccanismi, macchine sociali, che ci permettano di ritornare in un circuito di comunicazione. Lo dobbiamo fare noi, la scuola, la società, il servizio pubblico”.

Il direttore del Festival Danilo De Biasio focalizzandosi sui contenuti della settima edizione ha sottolineato: “Ci siamo convinti di fare un intero festival dedicato alla salute l’anno scorso, quando gli studenti ci hanno fatto capire l’urgenza di raccontare di fronte all’enormità del Covid, come abbiano dovuto rivoluzionare la loro vita. Durante il festival si parlerà di cura, di diritto alla salute, ma anche della ferita della guerra”.

È proprio per raccontare l’esperienza in prima persona della guerra che sono intervenuti i fotografi Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni da poco rientrati dal confine polacco-ucraino. A Kiev hanno raccolto la voce dei ragazzi, mentre hanno dedicato il progetto fotografico Journey to Safety alla città di Leopoli, dove hanno seguito l’esodo dei cittadini in fuga dalla guerra cercando di mettere in luce un punto di vista originale. Dice Piccinni: “È una migrazione fotograficamente differente: donne e bambini che arrivano da una nazione non lontana. È una migrazione diversa, perché tutte queste persone vogliono ritornare nel loro paese, vogliono ritornare in Ucraina”.

A concludere l’incontro la testimonianza di Damiano Rizzi, presidente della Fondazione Soleterre, che ha raccontato il lavoro nella cura dei piccoli pazienti oncologici che a Leopoli continua anche in una situazione compromessa dalla guerra. Rizzi ha concluso: “Credo che i diritti umani siano proprio quella rappresentazione mentale che ci permette di continuare a lottare per essi. Questa lotta deve passare attraverso la manutenzione dei diritti, e dove questi non ci sono bisogna pretenderli. È qualcosa che non dobbiamo chiedere mettendoci in ginocchio: deve esser richiesto ad alta voce”.