Dire, fare, insegnare
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La buona scuola alla prova del Coronavirus. Un esempio dal Liceo Malpighi di Bologna

La sosta imprevista delle scuole causata dal Coronavirus pone non pochi problemi di natura didattica, organizzativa, educativa, giuridica e familiare. Abbiamo intervistato Marco Ferrari, docente e vicepreside del liceo paritario Malpighi di Bologna, che ci racconta come stanno vivendo e affrontando questa situazione.

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07 marzo di: Marco Lepore
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Il Coronavirus che imperversa nel nostro Paese, rischiando di metterlo in ginocchio, sta creando gravi difficoltà anche alle scuole, inizialmente chiuse solo nelle regioni più colpite e ora su tutto il territorio nazionale fino al 15 marzo, ma con dubbie possibilità di riapertura a quella data, dato il procedere inesorabile del contagio.Una sosta imprevista gradita forse a tanti studenti, ma che pone non pochi problemi di natura didattica, organizzativa, educativa, giuridica e familiare. Abbiamo voluto chiedere, perciò, a un importante istituto di Bologna - quindi all'interno di una delle regioni più colpite dall'emergenza sanitaria - come stanno vivendo e affrontando questa situazione. Marco Lepore ha intervistato il professor Marco Ferrari, docente e vicepreside del liceo paritario Malpighi di Bologna.

Prof. Ferrari, come vi siete mossi per far fronte a questa situazione imprevista e imprevedibile?Alle scuole Malpighi di Bologna ci siamo mobilitati immediatamente per fare lezione online, e su invito della nostra preside Elena Ugolini abbiamo lavorato intensamente così già dalla settimana scorsa, cioè quella dal 24 febbraio al 2 marzo.Eravate già pronti?Per prima cosa abbiamo fatto due riunioni del consiglio di presidenza delle scuole Malpighi via Skype e abbiamo ragionato a lungo su come procedere. Lì abbiamo individuato gli strumenti web per la didattica a distanza e cioè il portale Classeviva di Spaggiari che già adottiamo e lo strumento web gratuito per fare lezioni live chiamato Zoom, che permette di collegarsi con un'intera classe e di lavorare a distanza come se si fosse in classe.Avete dovuto, immagino, strutturare anche un nuovo un piano di lavoro per ogni materia.Sì, abbiamo progettato già dalla settimana scorsa un programma, una agenda di lezioni live, che ogni insegnante propone alle sue classi all'interno del proprio quadro orario, per non più di due ore a settimana per ciascuna materia, dalle 9 alle 13 nelle ore già stabilite secondo l'orario curriculare, al fine di non sovraccaricare gli allievi e le allieve.E siete riusciti a rimettere tutti al lavoro?Sì, in questo modo, tutte le classi si sono attivate, stiamo portando avanti i programmi con lezioni live, inviando videolezioni, attività da svolgere con compiti scritti da rimandare indietro che stiamo correggendo. Insomma, direi che al Malpighi già da una settimana buona, la didattica a distanza - senza avere la presunzione o l’illusione di replicare la scuola com'era e come dovrebbe essere, in presenza! - ci sta permettendo di continuare benissimo l’attività didattica e siamo davvero molto felici. Sapete di altre realtà scolastiche che si stanno muovendo in modo analogo?Guardi, ieri io altri quattro colleghi siamo stati ingaggiati dal registro online Classeviva di Spaggiari e collegati con altre seicento scuole d'Italia in 40mila classi virtuali (le classi virtuali sono spazi di didattica condivisa che questo registro mette a disposizione) e abbiamo raccontato a tutti la nostra esperienza. C'è chi sta producendo videolezioni che carica sul proprio canale YouTube che poi diffonde tramite Classeviva; c'è chi, come me, sceglie e propone pagine del manuale, fa lezioni live, invia videolezioni già presenti in rete di studiosi e accademici sui vari temi di storia e filosofia agli allievi da guardare; c'è chi, come i miei colleghi di inglese e della altre lingue straniere, manda dei veri e propri test per prepararsi alle certificazioni linguistiche di maggio, come se fossimo a scuola; infine c'è chi, come la maggior parte di noi docenti del Liceo Malpighi, fa lezione live attraverso Zoom, e la cosa molto interessante è che i ragazzi partecipano con grande protagonismo, possono alzare la mano, chiedere di prendere la parola e si dialoga esattamente come accadeva in classe. Certo, manca però la presenza fisica e l'essere in uno stesso luogo reale. Ecco, il luogo virtuale ha tutti i pro e i contro di essere quello che è, cioè è un'interfaccia che mette in comunicazione luoghi. Però io penso che sia una grande opportunità, una grande sfida, quella di ritrovarsi e ripensarsi anche in questa condizione nuova.  Un po' come quando è stata inventata la stampa a caratteri mobili: sembrava una rivoluzione disumana e distruttiva rispetto alle consuetudini, ma da lì è nata una nuova civiltà. Chissà cosa nascerà con questa… Ma ripeto, dobbiamo essere pronti alle sfide del presente, tenendo sempre presente che la relazione personale allievo-docente è l’aspetto centrale della didattica e dell’insegnamento.

Insomma, mi pare di capire che ci sono risvolti davvero interessanti e persino simpatici, pur in una situazione non facile.Ecco, a proposito, una cosa significativa mi è successa proprio stamattina mentre spiegavo in storia i papati di Celestino V e di Bonifacio VIII. Dato che dicevo "vedete che riusciamo lo stesso a fare lezione, che riusciamo a spiegare, vedete che riusciamo ad andare avanti, non perdiamo tempo...", una ragazza è intervenuta e ha detto: "Prof, comunque sa, la cosa che ci manca di più siete voi. Ci mancate voi, ci manca la vostra presenza fisica e il vostro sguardo reale e non a distanza.."  e anche gli altri chiedevano appunto di rincontrarsi. Purtroppo, però, al momento non è proprio possibile. 

Questo è proprio in controtendenza rispetto a quanto si dice e si immagina della scuola e soprattutto degli studenti.Vede, si sta attivando tutto un meccanismo nuovo nei ragazzi che secondo me è la riscoperta di ciò che è essenziale, il riemergere potente e drammatico della domanda chi siamo e di che cosa ci serve davvero per crescere.E fra i docenti?A livello personale, con alcuni colleghi abbiamo dato vita, tramite l’associazione Amore per il sapere a un gruppo Facebook privato di insegnanti che si chiama Amore per il sapere - Didattica a distanza, in cui stiamo condividendo con decine e decine di insegnanti (siamo già più di 360 nel gruppo) video tutorial, video lezioni, problemi, domande... Si stanno coinvolgendo docenti di tutta Italia, di ogni ordine e grado di scuola, e ognuno mette a disposizione la sua esperienza di didattica a distanza, proposte e progetti di sperimentazione nuove. Veramente si sta aprendo una prateria impensabile prima! Per esempio, un nostro collega musicista che insegna musica alle scuole medie, ha appena pubblicato su YouTubeCountry Road, un video dedicato ai suoi studenti, come a dire che è il luogo cui apparteniamo e che ci manca. Ed è già una cosa stupenda pensare che si stanno smuovendo tutte queste forze, quest'energia, questi sentimenti bellissimi che sono autentici e danno la cifra di cos'è il fare scuola. 

Insomma, una crisi imprevista e per molti aspetti drammatica, può diventare, per chi ha un approccio positivo, fonte di opportunità interessanti.Ovviamente tutti desiderano tornare alla normalità, però oggettivamente questo è un momento di sfida al già noto davvero interessante sia sul fronte didattico-cognitivo, sia sul fronte esistenziale della scoperta di ciò che siamo e di ciò che ci serve per crescere e per essere felici.

Per il futuro immediato cosa prevedete?Nelle scuole Malpighi, che vuol dire in realtà i licei e le due medie di Bologna, le medie e il liceo di Castel San Pietro Terme, la materna, le elementari e  le medie di Cento, ogni collegio docenti e consiglio di classe si sta trovando per decidere a medio-lungo termine poi che tipo di attività e di verifiche svolgere, una volta che torneremo a scuola, quindi stiamo già progettando tutto quello che può accadere da qui a giugno nell'ipotesi che si continui nella didattica a distanza o nella ipotesi - si spera - che si possa tornare a fare scuola in presenza, magari arricchiti da questa particolare congiuntura. L'idea è proprio quella di prevenire il più possibile e quindi di realizzare poi azioni efficaci. 

E con le famiglie?La comunicazione alle famiglie la stiamo curando molto attraverso il registro online. Inviamo loro, ogni due giorni, una comunicazione in modo tale che tutti siano comunque allertati e al corrente di quanto stiamo facendo. Siamo anche preoccupati di tutte le difficoltà che questa situazione comporta per le famiglie, a livello di organizzazione delle attività e a livello dei costi economici che tutto questo comporterà. Dovremo vigilare per trovare le strade più adeguate per tutti, e su questo tema aspettiamo azioni efficaci da chi ci governa.