Dire, fare, insegnare
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Un Metalaboratorio sull’Educazione affettiva: l'orto delle emozioni

Lunedì 9 maggio si è svolto il secondo “Metalaboratorio per una scuola della cura”, dedicato all’Educazione affettiva, tenuto da Marco Ubbiali e rivolto ai docenti della scuola primaria e dell’infanzia.

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16 maggio di: Redazione
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Quello dell’Educazione affettiva è stato il tema al centro del secondo appuntamento dei “Metalaboratori per una scuola della cura”, un progetto realizzato da Fondazione Euducation in collaborazione con il Centro di ricerca Melete.



La creazione di un percorso ad hoc sull’Educazione della sfera affettiva nasce da una chiamata dal mondo della scuola, come tentativo di contrastare il cosiddetto fenomeno dell’analfabetismo emozionale. L’espressione “analfabetismo emozionale” – ha spiegato Marco Ubbiali, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona e relatore dei vari incontri – indica l’incapacità a riconoscere, esprimere e gestire i vissuti che caratterizzano la propria vita affettiva, considerata in tutta la sua complessità. Con questo intento il Centro di ricerca Melete ha realizzato un percorso pratico di Educazione all’affettività, che trova un solido fondamento nelle elaborazioni teoriche di Luigina Mortari, direttrice scientifica del progetto.

In un’ottica di un’Educazione intesa come cura, l’Educazione affettiva gioca un ruolo fondamentale in quanto insegna ad “aver cura che l’altro abbia cura del proprio cuore”. Le nostre esperienze affettive condizionano inevitabilmente il nostro modo di essere, di vivere e di relazionarci con gli altri, per questo non possono essere semplicemente contenute, ma vanno comprese e analizzate, dunque educate. Tutto questo è possibile perché oggi sappiamo che il mondo interiore non è una scatola nera. Pensare alla sfera emotiva alla luce di una concezione cognitiva significa affermare che i sentimenti, le emozioni e gli stati d’animo possono diventare oggetto di comprensione da parte del soggetto che li vive. I vissuti emotivi – secondo Mortari – hanno sempre un ingrediente cognitivo, vale a dire presentano sempre squarcio attraverso il quale può passare la comprensione.

La proposta di Mortari consiste ne “Il diario della vita affettiva”, uno strumento che vuole coinvolgere i partecipanti in un’attività di riflessione cadenzata sulle proprie esperienze affettive. Sperimentato per la prima volta con gli studenti universitari, il progetto è stato poi adattato alle esigenze della scuola primaria e dell’infanzia.

L’attività richiede ai bambini di raccontare un episodio legato ad un’emozione vissuta durante la giornata per poi di analizzarlo. Per agevolare il processo di analisi è stata pensata la metafora del “l'orto delle emozioni”: innanzi tutto bisogna individuare il “terreno”, cioè il fatto da cui nasce l’emozione; poi vanno colti i “frutti”, ovvero le manifestazioni dell’emozione e infine si deve ricercare la “linfa”, ossia il pensiero che nutre l’emozione.

Prima di incominciare “Il diario dell’affettività”, per introdurre gradualmente i bambini all’analisi del proprio vissuto personale, può essere utile invitarli ad interrogarsi sulle emozioni di alcuni personaggi fittizi, ad esempio: “che cosa sta provando Ron adesso che Harry sembra atteggiarsi da primo della classe?”

Come ogni attività proposta nei Metalaboratori anche “Il diario dell’affettività” non può prescindere da una sperimentazione in prima persona da parte dei docenti: durante l’incontro non solo è stato chiesto ai partecipanti di condividere alcuni episodi di analfabetismo emozionale riscontrati in classe, ma anche di riflettere attivamente sulle proprie emozioni.